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L'intero complesso monumentale rappresentò un ricovero per donne traviate che decisero di pentirsi e di cambiare vita. Oggi, il luogo ha subito un importante intervento di recupero per poter essere utilizzato quale centro servizi per la collettività.

La chiesa si trova nell’estremità nord di Venezia, nel Sestiere di Cannaregio, tra il Rio di Cannaregio (su cui si affaccia) e la laguna, di fronte alla sede universitaria San Giobbe.

Il complesso religioso dedicato alle Penitenti, composto dal convitto e dalla relativa chiesa, venne realizzato a partire dal 1705 con lo scopo di ospitare le giovani ragazze che avessero deciso di lasciare la prostituzione e cercare di redimersi. Originariamente la sede di questo centro di raccolta di giovani anime smarrite si trovava in un’altra zona della città, nel circondario dei Santi Giovanni e Paolo, e solo dopo due anni dalla sua costruzione ci si rese conto che lo stabile che ospitava le fanciulle era insufficiente a raccogliere le innumerevoli donne che chiedevano accoglienza.

Fu così che il 4 aprile 1725 il sacerdote Rinaldo Bellini della Congregazione dell'Oratorio di Venezia, grazie ad una cospicua donazione offerta dalla famiglia De Lezze, in particolare dalla nobile Marina Da Lezze, potè avviare i lavori di costruzione dell’ospizio e del luogo di culto annesso, su progetto dell’architetto Giorgio Massari. Parteciparono alla realizzazione di quest'opera di bene anche l'allora patriarca Gian Alberto Badoer e il prete di famiglia nobile Paolo Contarini. Questi preziosi interventi economici consentirono non solo l'edificazione degli stabili ma garantirono un adeguato sostentamento alle donne ospitate al suo interno.

L'architetto Giorgio Massari propose il modello palladiano ideato per il convento delle Zitelle: una chiesa a pianta quadrata con presbiterio e due sacrestie di ridotte dimensioni ai lati, il tutto posizionato al centro e affiancato da due ali dell'ospizio che correvano uno lungo la fondamenta e l'altro interno si estendeva lungo due chiostri. Di questi due chiostri, in realtà, poi, ne venne terminato solo uno. La facciata, come è evidente anche ai giorni nostri, non venne mai ultimata per mancanza di fondi, anche se da progetto avrebbe dovuto seguire le decorazioni e la struttura della Chiesa di San Marcuola. 

La chiesa venne aperta al pubblico nel 1744 anche se la sua effettiva consacrazione, per mano di Lorenzo da Ponte, avvenne solo quasi vent'anni dopo (1763). Al suo interno si trovano opere di Jacopo Mareschi quali Gloria di San Lorenzo Giustiniani posizionata sopra l'altare maggiore e un tondo con Cherubini ad affrescare il soffitto. Oggi l'oratorio è chiuso al culto.

Nel 1807 si unirono nell'ospizio femminile anche le donne della Casa del Soccorso, allora soppressa e anche successivamente ricevette altre ospiti bisognose di supporto. Il Pio Loco restò aperto fino al 1995 e poi venne abbandonato. Viene successivamente affidato all'IRE — Istituto di Ricovero ed Educazione di Venezia — che nel 2011 ha avviato un intervento di recupero del luogo. Il progetto di restauro e riuso è stato selezionato con un concorso internazionale bandito nel 1998, frutto di un’intesa tra IRE e Comune di Venezia e prevedeva una destinazione pubblica a piano terra con servizi di quartiere (ambulatori, palestra di riabilitazione), centro diurno per attività comuni, centro diurno Alzheimer, con giardino e corte, mentre nei due piani superiori si svilupperà una parte residenziale per anziani non autosufficienti.

I lavori risultano essere ultimati a fine 2015, dopo 5 anni, durante i quali sono stati anche rinvenuti ritrovamenti archeologici, quali la bottega di un fabbro completa di fornetto e crogiolo risalenti al Cinquecento, tini da tintoria della medesima epoca, un ambiente di macellazione di epoca seicentesca, oltre a pavimenti e manufatti precedenti all’edificazione del complesso. Gli interni hanno inoltre rivelato pareti con “scorzoni e cantinelle” e copertura con struttura a carena di nave rovesciata, sale con il solaio in legno alla “Sansovino”, una corte interna e una sala delle Colonne, laterale alla chiesa, dove le donne ospitate assistevano alla messa.

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Prima pubblicazione: Venerdì, 08 Gennaio 2016 — Ultimo aggiornamento: Mercoledì, 13 Gennaio 2016

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