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Costruzione imponente, fuori dai circuiti usuali. Un tempo custode di opere d'arte di prestigio, oggi sono visibili solo qualche frammento architettonico e la cappella del Volto Santo, adiacente all'antico luogo di culto. 

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L'imponente luogo religioso dedicato ai Servi di Maria, oggi solo in minima parte ancora visibile, mostra la sua maestosità in due delle pochissimi immagini giunte a noi: una particolare Veduta della Chiesa de RR. PP. (Reverendi Padri) della Madonna dei Servi, in "Il Gran Teatro di Venezia" di Domenico Lovisa del 1720 e l'opera di Luca Carlevarijs la Veduta della chiesa di S. Maria dei Servi del 1703. A livello prospettico, invece, abbiamo la classica veduta a volo d'uccello di Jacopo de' Barbari, risalente all'inizio del Cinquecento.

Il complesso religioso risale ai primi decenni del XIV secolo per opera di fra' Francesco da Todi dell'ordine dei Servi di Maria che ebbe la concessione di costruire, inizialmente, un oratorio e successivamente anche un monastero su una terra di proprietà di un certo messer Andrea Tagliapietra; il patrizio veneto Giovanni D'Avanzo fu il benefattore dell'opera. La costruzione dell'oratorio fu velocissima: in meno di sei mesi ci fu l'edificazione e venne celebrata la prima messa il 26 Novembre 1316 da fra Francesco Patrizio da Siena.

Ben presto i frati senesi giunti a Venezia spinsero per poter ottenere l'autorizzazione alla fabbricazione di una chiesa grandiosa equiparabile alle basiliche gotiche dell'epoca e il 24 marzo 1318 venne posta la prima pietra. La basilica era di proporzioni imponenti, si calcola circa 20 metri in larghezza e approssimativamente 75 in lunghezza, una sola navata con tre cappelle absidali e ben 22 altari. I lavori per la sua completa costruzione durarono più di un secolo, pur essendo accessibile ai fedeli già dal 1330, e il 7 novembre 1491 il luogo di culto venne benedetto dall'arcivescovo di Corinto Antonio Saracco; una targa ancora leggibile testimonia la data della consacrazione.

Intanto a Venezia vennero a stabilirsi anche molti Lucchesi esuli toscani, mercanti tessitori dell’industria della seta, e i Servi di Maria li accolsero a braccia aperte; nel 1360 l'ordine religioso concesse ai Lucchesi l'autorizzazione ad erigere una cappella — tutt’ora esistente — detta del "Volto Santo", a diretto contatto con le mura del lato sud del tempio servita.

Nei primi anni del XVII secolo la chiesa aumentò la sua importanza grazie alla presenza di Fra' Paolo Sarpi, incorrutibile consultore in jure della Serenisima, e alla sua morte il suo corpo fu tumulato nelle medesima chiesa.

Al suo interno la chiesa era abbellita da opere dei più autorevoli artisti dell'epoca tra cui ricordiamo Giovanni Bellini, Benedetto Rusconi, Paolo Veronese e Jacopo Tintoretto. Erano numerosi anche i monumenti funebri dedicati a personaggi illustri della storia veneziana: al capitano da Mar Angelo Emo, al doge Francesco Donà, al procuratore Paolo Loredan e al doge Andrea Vendramin, prima che questo venne traslato alla Basilica dei Santi Giovanni e Paolo.

L'incendio del 1769 — che devastò parte del convento e la biblioteca — fu il primo atto del progressivo declino dell'intero complesso monastico: nel 1787 la crisi economica della Repubblica di Venezia incamerò nelle proprie casse i beni dei Servi e poi, sotto il dominio napoleonico, i complessi dei Servi di Maria a Cannaregio e di San Giacomo alla Giudecca vennero soppressi. A partire dal 1808, vennero venduti e smantellati il chiostro e le vere da pozzo, gli altari, le statue, i crocefissi e le numerose lastre tombali, le opere d'arte; vennero rimossi i corpi dei dogi Vendramin e Donà mentre il corpo di Fra' Paolo Sarpi fu trasportato a San Michele in Isola. Le tre campane della chiesa furono vendute alla Marina mentre gli oltre tremila volumi della libreria vennero per la maggior parte dispersi e solo ventisette vennero salvati e conservati presso la Biblioteca Nazionale Marciana.

Il complesso monastico visse una "seconda giovinezza" grazie alla presenza dell'abate Daniele Canal e alla generosa presenza di Anna Maria Marovich e insieme collaborarono per creare un luogo in grado di accogliere le donne che uscivano dal carcere. Venne scelto l'area dei Servi per far sorgere l'Istituto che, inaugurato nel 1864, prenderà nome di Canal-Marovich per poi diventare Casa della Sacra Famiglia.

Nel 1980 il centro di rieducazione degradò e l'anno successivo il Patriarca di Venezia Marco Cè chiese alle Suore della Riparazione di poter utilizzare alcuni spazi dell’Istituto Canal-Marovich per l’accogliere studenti universitari. Il progetto venne affidato a don Fausto Bonini e nel 1981 venne istituita la Casa studentesca di Santa Fosca, che attualmente ospita 110 studenti, dove ha sede anche il Centro di Pastorale Universitaria e dal 2000 è stato costituito anche l'ostello permanente Santa Fosca.

Galleria immagini

(Archivio Venipedia/Bazzmann)
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Pubblicato: Sabato, 06 Luglio 2019 — Aggiornato: Lunedì, 15 Luglio 2019