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Collocata in un luogo alquanto pittoresco e suggestivo che, con il suo campo antistante in erba e la vera da pozzo in centro, richiama gli antichi campi veneziani.

La chiesa e l'annesso monastero furono costruti a partire dal 1188, anno in cui la nobile Ginevra Gradenigo donò all’abadessa Giacomina Boncio un terreno con “adiacenti acque” per farlo diventare un luogo di culto; Ginevra fu obbligata dal padre, il patrizio Marino Gradenigo, a diventare monaca.

Nel XVI secolo, il complesso religioso venne demolito per poi essere ricostruito e la chiesa venne nuovamente consacrata nel 1529, grazie ad una Bolla Papale che ne stabilì l’unione con la succursale di Santa Maria di Piave di Lovadina, in provincia di Treviso; questa unione attribuì prestigio alle due costruzioni, anche a livello europeo. Nel 1574 la chiesa venne visitata da un personaggio celebre, Enrico III, re di Polonia e al tempo anche re di Francia il quale restò esterrefatto del meraviglioso luogo e dell'accoglienza impeccabile ricevuta. I muranesi, infatti, organizzarono l’evento a regola d'arte: il sovrano venne accompagnato in isola con un’imbarcazione a forma di drago appositamente costruita con all'interno i più dotati maestri vetrai che modellavano la pasta vitrea.

Il convento femminile ospitò numerose giovani donne appartenenti alle più nobili famiglie veneziane e questo contribuì enormemente all'arricchimento progressivo della Chiesa. Quando il monastero venne soppresso (1810), dopo quasi quarant'anni (1848), anche il tempio subì la stessa sorte e venne spogliato di buona parte dei suoi numerosi decori e opere d'arte. Più di dieci anni dopo, vennero effettuati degli interventi di ristrutturazione (1861) e la chiesa potè riaprire al culto nel 1863. Verso la fine del XIX secolo, una parte del luogo sacro fu adibito a lazzaretto e ospitò le famiglie meno abbienti di Murano. Oggi è visitabile solo su appuntamento.

Per quanto riguarda l'interno della chiesa, il soffitto è coperto da quaranta tondi dipinti (alcuni li attribuiscono a Nicolò Rondinelli, altri a Pier Maria Pennacchi) che rappresentano gli Apostoli, sette Profeti, i Simboli degli Evangelisti, i quattro Padri della Chiesa e gli Angeli che circondano la Vergine Incoronata posta al centro.

Nella parete interna della facciata sono presenti, ai lati della porta d'entrata, due dipinti di Francesco Zugno, la Piscina Probatica e la Vocazione di Levi oltre alla maestosa tela di Antonio Molinari, Morte di Uzzà fulminato da Dio per aver toccato l’Arca Santa, si presume risalente al XVI secolo. Passando all’altare maggiore, gli intrecci scultorei in marmo di Carrara sono opera del Marinali o del Bonazza e risalgono alla fine del Seicento, così come le tre sculture raffiguranti le virtù teologali: Fede, Speranza, Carità mentre, al di sopra dell'altare, è visibile l'enorme pala, l'Annunciazione, realizzata da Pordenone e datata 1537 circa.

Si trovano, inoltre, opere di Giuseppe Porta detto il Salviati (il Noli me tangere e il Cristo deposto sulla Croce), di Jacopo Palma il Giovane (Madonna in gloria e Santi) e di Pietro Damini (la Vergine e i Santi Prosdocimo e Benedetto).

Infine, da non pedere, gli eleganti monumenti sepolcrali, in particolare quello del Doge Sebastiano Venier eroe di Lepanto, quello di Lorenzo Contarini morto nel 1566 e quello di Jacopo Soranzo morto a Murano nel 1590. 

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Prima pubblicazione: Giovedì, 07 Agosto 2014 — Ultimo aggiornamento: Sabato, 14 Ottobre 2017

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