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Di origini antichissime, questo luogo religioso determinò la denominazione del sestiere Santa Croce.

Per lasciare spazio ai Giardini Papadopoli, la chiesa e il monastero vennero rasi al suolo nei primi anni dell'Ottocento e oggi restano a noi visibili una colonna in marmo, frammenti delle mura esterne e due toponimi che testimoniano la presenza dei due edifici.

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La chiesa di Santa Croce si affacciava sul Canal Grande mentre l'abside dava sul Rio dei Tolentini. La facciata era severa ed austera, composta di tre notevoli portali il cui maggiore, in particolare, venne ricordato dalla stampa dell'epoca per la sua straordinaria bellezza. Anche l'interno non fu da meno, se si pensa che furono realizzati ben nove altari e vennero incaricati numerosi artisti rilevanti, tra i quali Jacopo Palma il GiovaneJacopo Tintoretto, Andrea Vicentino, Leandro Bassano, Girolamo Pilotti. Fu anche luogo di sepoltura di due dogi, Domenico Morosini e Orio Mastropiero, i cui monumenti sepolcrali furono distrutti insieme al complesso religioso.

La tradizione narra che le origini della chiesa siano antichissime, anno 568, mentre sono diverse le versioni sul possibile fondatore. Alcuni ritengono che sia stata costruita da un gruppo di fuggiaschi provenienti da fuori Venezia che scappavano dall'invasione longobarda, altri attribuiscono la paternità alla famiglia Malipiero mentre l'opinione più plausibile stabilisce che sia stata eretta per mano della famiglia Badoaro, la quale ne conservò lo Jus Patronatus — giuspatronato, o più semplicemente conosciuto come il diritto di patronato, descritto nel Codice Benedettino del 27 maggio 1917 come "l’insieme dei privilegi che uniti a determinati oneri, competono per concessione della Chiesa a cattolici fondatori di una chiesa, di una cappella o di un beneficio, o anche a coloro che ne sono gli aventi causa", tra cui il privilegio di avere lo stemma di famiglia e un posto d’onore nella cappella — fino ai primi anni del XII secolo.

Si presume che nel 774, il primo vescovo d'Olivolo (oggi conosciuto come San Pietro di Castello) Obelalto Massimo, la consacrò e nel 1109 ai Badoaro subentrò la Congregazione di Cluny, la cui regola si ispirava all'ordine religioso di San Benedetto. I cluniacensi fabbricarono un monastero di fianco alla chiesa e vi si stabilirono per due secoli; verso la metà del XIV secolo, lo stile di vita dei monaci venne considerato troppo rilassato e scandaloso dagli abitanti, così vennero allontanati. 

Il collegio capitolare dei preti si occupò di gestire il complesso religioso e la chiesa venne riedificata; fu consacrata il 28 settembre 1342. Nella metà del XV secolo, Eugenio Memmo, autorizzò Sofia Veneziana ed Agnese Ungara, due eremite, alla costruzione di due minuscole celle presso la chiesa della Croce, dentro le quali si formò una nuova comunità religiosa. Con la morte del religioso Memmo, le monache ottennero da Sisto IV la gestione della chiesa e dell'annesso monastero.

Le condizioni precarie della chiesa portarono alla sua nuova costruzione alla fine del XVI secolo: venne incaricato l'architetto Antonio Da Ponte. La chiesa venne nuovamente consacrata, sotto il dogado di Nicolò Da Ponte, il 10 luglio 1600 da Ottavio Abioso, vescovo di Pistoia.

Nel 1807 il monastero di Santa Croce si popolò delle monache provenienti da Santa Chiara ma neppure tre anni dopo l'intero complesso monumentale fu prima soppresso, convertito a magazzino e infine demolito. 

Oggi tutta l'area è coperta quasi interamente da verde pubblico — i Giardini Papadopoli — nella cui cinta esterna persiste un'antica colonna di granito orientale sovrastata da un capitello di fattezze tipicamente greche. Sul marmo del capitello, infatti, sono incise delle iniziali che verosimilmente potrebbero provenire da Tolemaide, come è accaduto per le stipiti della porta del battistero della basilica di San Marco, che mostrano una certa somiglianza.

Oltre a questo, il Cicogna ritiene che la colonna possa essere un elemento del monumento funebre di Domenico Morosini che morì nel 1155 e che nella chiesa di Santa Croce venne sepolto, oppure possa riguardare le spoglie del doge Orio Mastropiero che, in età avanzata, abdicò al ruolo e optò per la vita monastica a Santa Croce, dove passò gli ultimi mesi di vita e venne poi sotterrato. 

Alcuni ritengono che questo pilastro fosse utilizzato dalla Serenissima per tormentare pubblicamente i colpevoli di reati gravi e di delitti, col taglio della mano o con altri modi, prima dell'estremo supplizio.

La colonna e le mura di cinta risultano oggi ancora in buono stato — anche se la colonna porta notevoli segni di "vecchiaia" — offrendo una visione piuttosto oggettiva dell'estensione dell'area originaria. L'area che risulta più "integra" e che è anche più interessante da osservare è la facciata che parte dalla colonna lungo tutta la Fondamenta del Monastero, osservabile con maggiore ampiezza dalla Fondamenta dei Tolentini.

Galleria immagini

La Fondamenta di Santa Croce dove il nizioleto ci ricorda che ha inizio la Fondamenta del Monastero.
La colonna greca, nella sua figura intera.
Un particolare della colonna con le decorazioni.
Altro particolare della colonna dove sono incise le iniziali che dovrebbero indicare Tolemaide.
Una prospettiva delle colonna dalla Fondamenta del Monastero verso il palazzo Grandi Stazioni e sul ponte che porta verso il Ponte degli Scalzi.
Percorrendo la Fondamenta del Monastero.
Una vista panoramica di quanto rimane dell'antico complesso religioso.
Un particolare della facciata sulla Fondamenta del Monastero.
Altro particolare della facciata.
Il complesso visto dalla Fondamenta dei Tolentini.
Il complesso religioso di Santa Croce visto dalla Fondamenta di Santa Lucia.

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