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Per raggiungere la chiesa, non lontana dalla stazione ferriovaria, si deve attraversare il ponte degli Scalzi e proseguire sulla direttrice che porta a San Giacomo dell'Orio. E' delimitata non solo dal campo omonimo ma anche da un altro che in passato custodì un piccolo cimitero e che ora è soprannominato per questo "Santo".

La denominazione "Grande" venne attribuito per distinguerla dalla vicina chiesa di San Simeon Apostolo la quale, prima della sua completa ricostruzione, aveva dimensioni più ridotte.

Il luogo di culto intitolato a San Simeone Profeta, di antica fondazione, pare risale alla fine del X secolo. Del suo passato poco si conosce (forse aveva una pianta basicale), purtroppo, ma sicuramente, considerando che venne ricostruita da zero tra il XII e il XIII secolo, era in stato decadente; nel Settecento, subì un'altra riedificazione per mano dell'architetto Domenica Margutti che rivoluzionò completamente l'aspetto ma cercò anche di riutilizzare gli elementi architettonici antichi (ad esempio, vennero salvate le colonne delle navate). Venne realizzata una chiesa a tre navate con tre cappelle absidali e pianta di tipo basicale. 

Margutti morì nel 1721 prima che la chiesa venne ultimata e fu Giorgio Massari a occuparsi dei lavori finali: realizzò la facciata (oggi possiamo dire quasi inesistente a causa dei lavori di ristrutturazione del 1861) e l'altare del Rosario (1755). Nella facciata attuale sono presenti, di lato alla porta d'entrata, due targhe commemorativa in memoria dei caduti italiani durante la guerra.

I materiali utilizzati non furono di qualità molto elevata considerando che, nel 1795, la patrizia Lucrezia Cappello venne gravemente ferita da un pezzo di soffitto che le cadde addosso.

Al suo interno si trovano oggi dipinti di Jacopo Tintoretto e Jacopo Palma il Giovane. Il luogo fu anche la sede della Scuola dei Garzoti (cardatori di lana) essendo la fondamenta di rio Marin pullulante di tali laboratori; essi si incontravano, oltre che per pregare, per discutere sotto la pala di Horance Blanc raffigurante l'Annunciazione. Flaminio Corner ci segnala che nella chiesa, nel passato, erano conservate, oltre alle spoglie di San Simeone, anche altre preziose reliquie: una spina della corona di spine di Gesù e una goccia del suo sangue sgorgata dalla ferita del suo costato (quest'ultima venne donata dalla famiglia del doge Raniero Zen). 

Una curiosità: la Magistratura della Salute di Veneziasi scoprì che il pievano sotterrò nella chiesa un appestato che si ammalò durante la pestilenza che colpì Venezia nel 1630; per questo, il sacerdote venne condannato a ricostruire una nuova pavimentazione. 

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Prima pubblicazione: Mercoledì, 20 Agosto 2014 — Ultimo aggiornamento: Mercoledì, 13 Gennaio 2016

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