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Incendi, degrado e ricostruzioni hanno segnato la struttura architettonica dell'edificio piacevolmente affacciato sul Canal Grande.

Il suo passato popolato di personaggi e aneddoti curiosi, la vede una tappa imperdibile per chi visita Venezia. 

La chiesa venne costruita, una prima volta, intorno all'anno 1000 su iniziativa della famiglia Bondù e venne intitolata a San Matteo Apostolo. Venne distrutta da ben due incendi uno nel 1005 e uno nel 1007 e ricostruita. Sei secoli dopo, causa un forte degrado strutturale dell'edificio, essa venne rifabbricata quasi di sana pianta nel 1683. Dalla precedente versione alla nuova vennero mantenuti solo l'abiside gotica del 400, l'impostazione a tre navate e l'antico porticato. Infine, sotto il dominio napoleonico, la chiesa venne destinata ad oratorio di Santo Stefano.

Al suo interno sono presenti opere di Paolo Veneziano come il crocefisso sull'altare maggiore, i dipinti di Girolamo Pilotti Crocifissione e Cristo deposto, di Nicolò Bambini San Cristoforo, San Francesco e il re David in atto di compiere un sacrificio. Si ritiene che all'interno di questo luogo di culto sia presente la tavola della nota Vergine Ortocosta, portata a Venezia nel 1541 e particolarmente importante e adorata dagli imperatori bizantini d'Oriente.

Curioso il legame tra la chiesa e uno dei suoi parroci, Francesco Carello: alla fine del Trecento venne condannato dalla Serenissima a pene detentive per aver commesso adulterio con due donne sposate veneziane. 

La parrocchia di San Samuele è nota anche per i numerosi artisti che vi hanno abitato e soggiornato, tra cui i pittori Tiziano Vecellio, Paolo Caliari detto il Veronese con alcuni suoi figli, Girolamo Campagna e gli scultori Giulio, Tullio ed Antonio Lombardo. Pare, inoltre, che nella zona ci sia passato anche il noto Giacomo Casanova.

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Prima pubblicazione: Domenica, 07 Settembre 2014 — Ultimo aggiornamento: Mercoledì, 13 Gennaio 2016

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