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Ricoprì, fino all'Ottocento, la sede del patriarcato fino a quando, quest'ultimo, venne trasferito, definitavamente, a Piazza San Marco.

Avvicinarsi a questo luogo sacro riempie il cuore di gioia e di serenità, sarà perchè la chiesa è immersa in un campo isolato e solitario, che rigenera. Provare per credere.

Alcune fonti attestano tra il V ed il VI secolo la presenza di una chiesa dedicata ai Santi Sergio e Bacco, sopra la quale verrà edificato l’attuale tempio votivo a San Pietro. La costruzione della cattedrale che avrebbe sostituito la vecchia chiesetta è fissata intorno alla metà del IX secolo (la tradizione vuole che l’anno esatto sia l’841).

L’edificio venne gravemente danneggiato dall’incendio scoppiato nel 1120, episodio che spinse la Repubblica ad adoperarsi per il restauro (forse addirittura per la ricostruzione). Nel 1436 iniziarono i lavori di costruzione del nuovo campanile, ma gli interventi più decisi vennero apportati sotto il patriarcato di Antonio Contarini (dal 1508 al 1524) e riguardarono il soffitto, le volte ed il pavimento, mentre tra il 1512 ed il 1526 vennero rifatte le cappelle minori assieme agli arredi e le decorazioni (a riguardo i documenti citano i nomi di Giorgio da Menaggio e del maestro Filippo da Treviso).

Un altro Patriarca, Antonio Diedo progettava di rinnovare ulteriormente la chiesa; a tal proposito, due anni dopo il suo insediamento (1556) stipulò un contratto di lavoro con Andrea Palladio secondo il quale l’architetto sarebbe stato, oltre che autore dei disegni, direttore dei lavori e giudice di ogni particolare tecnico ed esecutivo. La morte di Diedo nel 1559 impedì al Palladio (che aveva già in mano il progetto della nuova chiesa) la prosecuzione dei lavori. Fu in seguito il successore, Lorenzo Priuli a riprendere in mano l’iniziativa affidando a Francesco Smeraldi l’incarico lasciato in sospeso (sarà poi Giangirolamo Grapiglia ad ultimare la ricostruzione).

La facciata segue la ripartizione in tre navate dell’interno;  Il portale centrale è contornato da tue timpani e da lesene di tipo corinzio, mentre ai lati sono collocati due portali più piccoli che riprendono lo stile di quello maggiore, i cui festoni decorativi coincidono in altezza. La pianta del tempio è a croce latina, ad ogni arcata corrisponde sul fondo della parete un altare, mentre le cappelle laterali si succedono separate da setti murari. L’ampia dimensione della navata centrale, assieme alla cupola posta all’incrocio del transetto ed il profondo presbiterio affiancato dalle due cappelle laterali conferiscono all’interno un senso di vasta spazialità.

Sempre tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento vennero effettuati dei lavori di rifacimento della sede patriarcale che comportarono tra le altre cose il rinnovamento del portico del cortile interno in pietra d’Istria.

All’interno della cappella appartenente alla famiglia Lando, è possibile osservare ai piedi dell’altare alcuni frammenti di un mosaico tardo-romano, elementi che ricordano l’antichità della chiesa.

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Prima pubblicazione: Martedì, 15 Maggio 2012 — Ultimo aggiornamento: Mercoledì, 13 Gennaio 2016

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