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Abbagliante facciata in bianca pietra d'Istria, facilmente riconoscibile anche da lontano e unica nel suo genere per il tempo in cui venne costruita.

Affiancata alla chiesa, è presente la Cappella Emiliani, un capolavoro architetturale, l'unico edificio poligonale del Rinascimento nella città lagunare. 

Il luogo di culto, localizzato all'interno dell'Isola di San Michele, venne costruita una prima volta nel 1221 dopo che i vescovi di Torcello e San Pietro di Castello destinarono l'area insulare ai monaci benedettini camaldolesi. L'edificio, consacrato da Ugolino di Segni, presentava tre navate della cui fabbrica oggi rimane solamente il portale gotico.

La struttura architettonica — di cui oggi possiamo ancora godere — è opera di un giovane Mauro Codussi, da alcuni soprannominato Moro o Moretto, e può essere considerata la sua prima realizzazione importante che lo fece apprezzare e lo lanciò nel panorama veneziano e nazionale. Risalente alla seconda metà del XV secolo, il cantiere iniziò nel 1468 per terminare nel 1479; durante tutto il periodo di lavoro il tempio venne comunque utilizzato dai monaci in quanto gli interventi consentivano ai religiosi di celebrare le loro sacre funzioni. La vecchia chiesa venne rasa al suolo il 29 settembre 1477, giorno di San Michele, quando la nuova costruzione, pur priva delle rifiniture artistiche, fu completa degli elementi di base.

Il colpo d'occhio della sua brillante facciata non la fece sicuramente passare inosservata a Venezia, che ancora non era abituata alle originali curve del coronamento ripartito in tre parti, ai lunghi finestroni ai lati e al decorato portale d'accesso. Il progetto dell'architetto Codussi portò una ventata di freschezza e novità nel panorama artistico: fu il primo ad utilizzare una pietra luminosa sulla facciata di un luogo di culto veneziano e la ripartizione verticale in tre sezioni verticali, comunemente utilizzata, venne sostituita dall'inusuale tripartizione orizzontale. La croce dorata donata dalla famiglia Morosini venne sostituita dal'immagine del Redentore e sono tantissimi gli elementi innovativi che sono introdotti in questa costruzione. Un'immagine di San Michele Arcangelo, posizionata sopra al portale d'ingresso, conduce all'interno del chiostro piccolo; si presume che tale figura sia stata recuperata dalla costruzione duecentesca della chiesa.

All'interno sono visibili tre navate, che terminano con un'abside trilobo, separate l'una dall'altra da colonne affusolate con in cima capitelli in stile corinzio. Di particolare bellezza il soffitto a cassettoni con al centro, su sfondo azzurro, una bella rosa intagliata e dorata. Numerose le decorazioni pittoriche di motivi floreali, cartigli e disegni; nel 1889, durante un intervento di restauro, il decoratore Eugenio de Luigi trovò una ciotola smaltata datata a chiari numeri 31 luglio 1499 che oggi è conservata all'interno del Museo Correr. Un maestoso septo marmoreo, il barco, venne innalzato per dividere la zona di culto riservata ai frati dai fedeli e dai visitatori, riccamente adornato nella parte pubblica ma molto più sobrio nella facciata rivolta all'interno.

Sul barco poggia il pregevole coro ligneo del 1534, intagliato e intarsiato da Alessandro Bigno a raffigurare San Michele, San Marco e San Romualdo. Le statue in legno che raffigurano il Corcifisso, la Vergine addolorata e San Giovanni Evangelista provengono dal soppresso convento di San Bonaventura. La porta d'ingresso è abbellita dal monumento funebre del Cardinale Giovanni Delfino il cui busto e le altre due statue sono opere di Pietro Bernini

La pavimentazione è stata composta con magnifici marmi veronesi verso la fine del XV secolo e i monaci non concessero alcuna tomba ad eccezione di coloro che hanno contribuito alla realizzazione del capolavoro, Domenico e Pietro Priuli, Benedetto e Nicolò Delfino e Domenico Gradenigo. Andrea Loredan, che morì nel 1513 durante la guerra di Combrai, finanziò il presbiterio noto anche come cappella Loredan sul cui pavimento sono posizionate le tombe del patrizio e della moglie Maria Badoer. Oltre ai Loredan, hanno trovato sepoltura gli Zorzi nella cui omonima cappella sono sotterrati Marco Zorzi e la consorte Contarina e Pietro Donà, familiare del primo costruttore della chiesa l'Abate Pietro Donà. Il pavimento è impreziosito con tessere marmoree di Andrea Cavaliere mentre le statue in pietra raffiguranti la "Fede" e la "Prudenza" sono di Giacomo Piazzetta. Nella cappella intitolata alla Santa Croce si narra che abbia custodita, oltre alla statua dedicata a Sant'Elena, l'insigne reliquia della Croce proveniente da Costantinopoli. In questa cappella hanno trovato sepoltura i corpi di Pietro Priuli, sovvenzionatore dell'area, e i suoi eredi importanti Sebastiano, Lorenzo, Luigi, Giovanni e Costantino.

Un vero gioiello architettonico è la Cappella Emiliani, accessibile anche dall'esterno della chiesa, essendo essa affiancata al luogo di culto; la cappella venne eretta per disposizioni testamentarie del 1427 secondo le quale la nobildonna Margherita Vitturi lasciò una cospicua somma di denaro ai Procuratori di San Marco perché fosse costruito un tempio in memoria del marito Giovanni Battista Emiliani. Il progetto venne realizzato solo tra il 1530 e il 1543 dall'architetto Guglielmo dei Grigi e risulta che dopo un ventennio venne restaurata da Jacopo Sansovino nel 1560-62. L'interno è a pianta esagonale e ogni lato è decorato da due raffinate colonne scanalate; il tutto sostiene una cupola bianca in pietra d'Istria. All'interno si trovano tre altari di Giovanni Antonio da Carona, così come la pavimentazione, mentre le tre pale in marmo (Annunciazione, Adorazione dei Magi, Adorazione dei Pastori) sono scolpite da Giovanni Battista da Carona. Quest'ultimo è anche l'autore delle due monumentali statue in pietra d'Istria raffiguranti Santa Margherita e San Giovanni Battista, i santi protettori dei due committenti, visibili all'esterno della cappella. 

La sagrestia venne costruita grazie al contributo dell'Abate Pietro Boldù, già monaco a San Michele che vi trovò poi onorevole sepoltura. Il disegno rispecchia molto lo stile di Cadussi e il soffitto affrescato è riconducibile a Romualdo Mauri, XVIII secolo; particolarmente raffinato il lavabo in stile lombardesco del 1516.

L'edificio venne periodicamente rimaneggiato durante i secoli, in particolare la cupola in piombo venne seriamente compromessa da un incendio nel 1671 e in parte demolita. Il campanile alto 40 mt. edificato dall'Abate Gerardo Maffeo risale al 1456 - 1460 e mostra delle notevoli rifiniture in stile gotico-moresco; i primi anni del Novecento venne sistemato dall'Ufficio Tecnico del Comune.

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Prima pubblicazione: Giovedì, 11 Agosto 2016 — Ultimo aggiornamento: Giovedì, 15 Settembre 2016

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