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Una delle chiese più antiche di Venezia, risalente al 699.

Attualmente chiusa al culto, ospita un interessante museo della musica e numerosi eventi culturali, ma le sue mura hanno testimoniato secoli di preghiera e persino un omicidio.

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Le origini della chiesa risultano essere molto antiche: venne fabbricata nel 699 per volontà della famiglia Candiana detta Sanudo e titolata ai Santi Maurizio, Lazzaro e Adriano.

Nel 1105 la costruzione subì un esteso rogo che la distrusse completamente; venne pertanto ricostruita e durò fino al 1590, anno in cui venne riedificata e consacrata. Vennero apportati nuovi lavori di restauro all'edificio nel 1795 su decisione del nobile Pietro Zaguri ed eseguiti su progetto degli architetti Antonio Diedo e Giovanni Antonio Selva, alcuni bassi rilievi vennero realizzati da Bartolomeo Ferrari e altri da Luigi Zandomeneghi

La chiesa è in stile neoclassico, la cui facciata, molto lineare, è decorata con bassorilievi e statue; al suo interno, opera di rilievo, è un dipinto intitolato Martirio di San Maurizio di un artista anonimo e un crocefisso ligneo del XVII secolo progettato dal Selva.

Con i decreti napoleonici 'eversivi' del 1810 la parrocchia di San Maurizio venne soppressa e divenne oratorio della parrocchia di Santo Stefano. 

Curiosa è la storia del parroco Giacomo Tanto che con il suo gesto deplorevole, avvenuto nel 1319, infangò il buon nome della chiesa: egli assassinò, per rapina, un altro sacerdote e per questo gesto venne condannato e subì la pena della cheba (vennè cioè rinchiuso in una gabbia sospesa al campanile di San Marco, a pane ed acqua, fino alla sua morte).

Attualmente, la chiesa accoglie mostre e vari eventi di natura culturale e ospita il Museo della Musica dove sono esposti più di 150 strumenti musicali e opere del barocco musicale.

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