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Una delle chiese più datate di Venezia posizionata quasi di fronte all'Arsenale.

Ancora oggi, alla figura del Santo è legata una festa religiosa e tradizionale apprezzata in particolare dai bambini, che ricorda molto la festività americana di Halloween.

Ancora oggi non si conosce, con precisione, in quale epoca la chiesa venne fondata, alcuni ritengono — vista anche la dedicazione a San Martino — risalente all'VIII secolo per mano di colonie longobarde o di famiglie ferraresi scappate dal paese natio. Secondo la tradizione, invece, pare che le origini siano ancora più antiche e legate ai VI e VII secolo, periodo storico in cui il governo veneziano non era ancora stato trasferito da Malamocco a Rialto. Si ritiene, inoltre, che le sorti della chiesa siano legata a due famiglie nobili, Vallaressa e Saloniga, che si impegnarono economicamente della sua costruzione.

Nonostante questo, le prime fonti ufficiali risalgono ai secoli XIII-XIV e dimostrano un’organizzazione parrocchiale composta dal pievano e da un certo numero di religiosi: tre preti, un diacono, un suddiacono e due o quattro chierici. Successivamente, la somministrazione dei sacramenti venne affidata al solo pievano o parroco il quale, a partire dal 1807, veniva eretto dalla Curia patriarcale di Venezia. La chiesa ebbe la fortuna, a contrario di molti altri templi, di sopravvivere nonostante i decreti napoleonici di soppressione dei luoghi di culto veneziani.

Come si ignorano le origini del luogo, lo stesso vale per la struttura architettonica della prima fabbrica che fu completamente rimaneggiata fra il IX e il X secolo assumendo lo stile veneto-bizantino, anche se la costruzione attualmente visibile risale al XVI secolo. Le abili mani di Jacopo Sansovino rivoluzionarono completamente l’assetto della chiesa, ruotandola di 90 gradi e cambiando completamente il suo disegno: pianta quadrata, due cappelle per ogni lato e presbiterio con soffitto a volta, piacevolmente affrescato da Domenico Bruni.

Numerosi e di gran fama gli artisti che lavorarono all’interno della chiesa, tra gli altri: Jacopo Guarana con la Gloria di San Martino, Giovanni Segala con la pala raffigurante Santa Cecilia e San Lorenzo Giustiniani, Giovanni Laudis con Sacra Famiglia con San Marco e il vescovo Foca, Antonio Zanchi con La vergine in gloria e i Santi Giuseppe e Antonio da Padova, Fabio Canal con Sacrificio di Abramo e Sacrificio di Melchisedec adornano il presbiterio, di Jacopo Palma il Giovane la Madonna Addolorata affiancata da Tre angeli che recano i simboli della passione e Deposizione di Cristo. Sebastiano Messenali è il creatore del pulpito mentre Tullio Lombardo è il realizzatore del piccolo altare, ottima imitazione di quello costruito per la chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme e oggi utilizzato come battistero.

Si segnala, inoltre, il parapetto dell'organo realizzato da Pietro Nacchini e restaurato da Gaetano Callido, ornato da Gerolamo Santacroce con la Cena di Cristo e, al centro della parete di destra, il monumento funebre dedicato al doge Francesco Erizzo e progettato da Mattia Carnero.

A fianco della chiesa, si trova l’Oratorio della Scuola di San Martino sulla cui porta è presente un bassorilievo del XV secolo che raffigura il santo nell’atto di donare il mantello a un povero, sopra del quale è visibile una grande croce. Questo struggente momento di vita del Santo viene ricordato con una festa — l'11 novembre — per tutta la famiglia, un momento per gustare tutti insieme un dolce di pasta frolla arricchito di cioccolato e di confetti o di cotognata — il cui disegno ricorda il bassorilievo posizionato a fianco della chiesa —, durante la quale i bambini, raccontando filastrocche, percorrono allegramente e rumorosamente le calli di Venezia per chiedere alle case e ai negozianti dei dolcetti in dono:

San Martin xe 'ndà in sofita​
a trovar ea so' novissa
so' novissa no ghe gera
San Martin col cuło par tera
E col nostro sachetìn
cari signori xe San Martin.

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Pubblicato: Mercoledì, 29 Luglio 2015 — Aggiornato: Martedì, 07 Novembre 2017

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