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Luogo di culto le cui origini, secondo la tradizione, sono ancora avvolte nel mistero. Certamente la posizione è privilegiata, essendo una delle poche chiese che si specchiano sul Canal Grande.

Uscendo su Campo San Marcuola, come non farsi affascinare dal panorama su due dei pochi Fonteghi rimasti, quello dei Turchi e quello del Megio?

La credenza popolare ritiene che la chiesa dei Santi Ermagora e Fortunato, trasformata in "San Marcuola" in dialetto veneziano, sia stata costruita su un'isola denominata Lemeneo fra il IX secolo e il X secolo da alcuni profughi che fuggirono dalla terraferma in laguna per salvarsi dall'invasione longobarda.

La chiesa fu rasa al suolo da un forte terremoto e successivo incendio e ricostruita dall'intervento economico delle famiglie Memmo e Lupanizza.

Le notizie sulla chiesa sono sconosciute e complicate ma si ritiene che sia stata data in affidamento a delle suore ma che le precarie condizioni del luogo obbligarono le stesse a spostarsi in Campo San Trovaso dove venne eretto il convento delle Eremitane.

Nel 1663 Antonio Gaspari (1670ca- dopo 1730) presentò dei progetti per la ristrutturazione dell'edificio ma i lavori interni finirono solo nel 1736 con la supervisione di Giorgio Massari (1686-1766) che subentrò al Gaspari dopo la sua morte; la facciata della chiesa è rimasta tuttora incompiuta.

La chiesa è composta di un un'unica navata quadrata coperta da una volta strutturata con grandi finestre semicircolari e nel presbiterio si possono notare 8 altari ricchi di opere d'arte; tra queste, spicca "l'Ultima cena" del Tintoretto (1519-1594).

La facciata dell'edificio, progettata da Giorgio Massari, è ancora incompiuta.

Andrea Calmo (1510-1571), poeta dialettale e della letteratura cinquecentesca veneziana, vissè e morì proprio in questa zona di Venezia.

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Prima pubblicazione: Venerdì, 28 Dicembre 2012 — Ultimo aggiornamento: Mercoledì, 13 Gennaio 2016

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