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Santa Lucia, patrona della vista e di coloro che ne soffrono, ha trovato riposo in questa chiesa. Dal Canal Grande si può ammirare l'altra facciata, in bianca pietra d'Istria. Il suo campanile è uno dei più antichi di Venezia.

La chiesa subì una serie di trasformazioni: venne abbattuta, riedificata ed ampliata una prima volta nel 1200 per volere del doge Sebastiano Ziani e, successivamente, venne nuovamente demolita e ricostruita nel XVIII secolo dall'architetto lombardo Carlo Corbellino.

I lavori di seconda ricostruzione della chiesa furono molto lunghi e portarono ad un progetto con pianta a croce greca (probabilmente ispirato al modello della chiesa della Salute) e con due bracci che terminano con un'abside circolare e al loro incrocio si innalza una cupola a forma ovale. L'opera potrà considerarsi conclusa solo nel 1861, anno in cui le due facciate della chiesa (una su Campo Geremia, l'altra, più ampia, sul rio di Cannaregio), grazie ad un lascito, vennero rivestite di marmo.

All'interno, è da notare l'altare maggiore capeggiato da due statue, San Pietro e il Profeta Geremia, scolpite nel 1798 da Giovanni Ferrari detto il Torretto e l'opera di Jacopo Palma il Giovane La Vergine che assiste all'incoronazione di Venezia.

La torre campanaria in mattoni "a vista" rappresenta una delle più antiche della città e risale al XII secolo.

Fino al 1615, di fronte all'altare della Beata Vergine del Popolo si raccoglieva la confraternita del Suffragio dei Morti, nota come la confraternita di Santa Veneranda.

Nel campo davanti alla chiesa avvenivano delle vere e proprie corride che rappresentavano un'attrazione per le maggiori autorità della città; si ritiene che queste cacce ai tori fossero state introdotte dall'ambasciatore di Spagna che aveva la propria residenza proprio nel Campo San Geremia.

Dal 1206, presso la Chiesa di San Geremia, vennero collocate le spoglie mortali di San Magno, vescovo di Oderzo ed Eraclea – città da lui fondata –, morto nel 670 e che qui trovò rifugio dagli assalti Longobardi. Sempre qui è conservato il corpo quasi intatto di Santa Lucia, martire di Siracusa. Originariamente conservato nella Chiesa di Santa Lucia, venne trasferito qui a causa dell'abbattimento della chiesa omonima (ora occupata dalla stazione ferroviaria).

Dal Canal Grande, sulla curva absidale, si può leggere l'iscrizione Lucia vergine di Siracusa in questo tempio riposa. All'Italia ed al mondo ispiri luce e pace a testimonianza delle spoglie custodite all'interno della chiesa, accompagnate dalla corona e dalla veste della santa, in un'urna di cristallo nella cappella a lei dedicata.

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Pubblicato: Lunedì, 14 Maggio 2012 — Aggiornato: Mercoledì, 29 Agosto 2018