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Luogo di culto consacrato a San Francesco d’Assisi, considerato dai fedeli l'uomo del dialogo.

Nonostante la posizione un pò defilata, questa chiesa è un vero e proprio gioiello con la sua facciata del Palladio, oltre al convento con i suoi meravigliosi chiostri interni. Di particolare ricchezza è l'annessa biblioteca, composta, tra gli altri, da volumi riguardanti le confessioni cristiane e il dialogo tra queste e con le altre religioni.

La zona dove è ubicata la chiesa di San Francesco della Vigna rimase a lungo prevalentemente disabitata e le uniche attività rilevate sembrano essere alcuni magazzini adibiti al legname.

La primitiva chiesa ed il monastero di San Francesco vennero fondati nel 1253 dall’ordine dei frati minori o predicatori. Per volere del Doge Andrea Gritti si optò per la ricostruzione radicale del tempio; lo stesso Doge aveva a cuore la rivalutazione di quest’area del sestiere di Castello, anche perché lui stesso aveva alcune proprietà nella zona (su tutte il palazzo della Nunziatura).

Il progetto fu affidato a Jacopo Sansovino, tuttavia sulla realizzazione influì la “consulenza” del frate minorita Francesco Giorgi . Costui aveva acquisito una certa fama negli ambienti intellettuali grazie alle sue teorie filosofiche relative alla relazione tra i numeri e l’armonia del creato (esposte nel “Harmonia mundi totius” del 1525) e fu lo stesso Gritti a concedergli pieni poteri decisionali in merito al progetto e all’attuazione dei lavori che iniziarono ufficialmente nel 1534. Un esempio su tutti a riguardo è riscontrabile nella copertura del soffitto realizzata a padiglione, ma che nelle intenzioni dell’architetto doveva prevedere una cupola a pianta ottagonale.

Una testimonianza del progetto originale consiste nella cosiddetta medaglia Spinelli: si tratta di una medaglia coniata in concomitanza sia dell’assunzione del dogado da parte di Andrea Gritti che della posa della prima pietra di questa chiesa; essa raffigura quella che doveva essere la facciata originariamente concepita dal Sansonvino, ossia una struttura tripartita a due ordini con il frontone triangolare al centro e raccordato da elementi curvilinei alle navate laterali, quindi ispirato allo stile del rinascimentale fiorentino, tuttavia tale disegno non venne infine approvato.

La pianta della chiesa è a croce latina divisa in 3 navate di cui quella centrale è fiancheggiata da 5 cappelle laterali, mentre in conclusione viene posto il presbiterio sopraelevato di pianta rettangolare. Come già accennato la facciata, anche se prevista in origine non venne eretta e si dovette attendere fino al 1562, quando Andrea Palladio venne incaricato della sua realizzazione.

Il Palladio optò per un rialzo del corpo centrale ponendo in conclusione un frontone triangolare sorretto da quattro colonne corinzie; il portale a sua volta è rialzato, di conseguenza presenta un arco chiuso da una lastra di pietra lavorata a raggi concentrici a rilievo. Circa dieci anni dopo alla conclusione lavori partì un altro lavoro di ricostruzione, stavolta inerente il vecchio campanile gotico su progetto del proto Bernardo Ongarin.

All’interno delle cappelle laterali si concentrano sia le opere di maggior prestigio (composte da diversi autori tra i quali spiccano Paolo Veronese e Giambattista Tiepolo) che i monumenti funebri dedicati ad alcune personalità importanti succedutesi nel tempo (oltre al monumento funebre di Andrea Gritti  sono sepolti il Doge Marcantonio Trevisan, il patriarca di Costantinopoli Ermolao e quello di Aquileia Giovanni Grimani). Al suo interno si trovano anche due statue bronzee di Mosè e di San Paolo eseguite dal Tiziano.

Il suo campanile ricorda quello di San Marco e fu eretto sulle fondamenta di un'antica torre gotica.

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Prima pubblicazione: Martedì, 15 Maggio 2012 — Ultimo aggiornamento: Martedì, 17 Ottobre 2017

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