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Sacralità e commemorazione: questi i due sentimenti più profondi che si possono vivere e respirare varcando il portone di questa chiesa.

Il giorno delle festa della Madonna della Salute (21 novembre), la città e i suoi cittadini diventano un tutt'uno per partecipare all'atto sacro e senza tempo di gratitudine dinanzi a questo luogo.

Uno dei luoghi sacri di Venezia nel quale, nel giorno delle festa della Madonna della Salute (21 novembre), i veneziani si ricollegano alla loro città e partecipano all'atto sacro e senza tempo di ringraziamento per esser sopravvissuti all'epidemia di peste del 1630 - 1631.

L'edificio venne eretto all'imbocco del Canal Grande, vicino alla punta della dogana, in un posto estremamente suggestivo, sacrificando un complesso religioso della Santissima Trinità composto da chiesa, convento e scuola; l'incarico per la sua progettazione è stato attribuito a Baldassare Longhena vincitore di un bando di concorso a cui parteciparono 11 architetti e vinse il progetto più innovativo che potesse ridare fiducia, coraggio e speranza alla popolazione e a tutta la Serenissima stremata dalla pestilenza.

Per il Longhena, questo rappresentò il primo lavoro a Venezia e lui stesso aveva ben chiara la portata di rinnovamento che il suo progetto avrebbe avuto in tutta Italia e si dedicó alla sua "invenzione" per tutta la vita; purtroppo, non poté vederne il risultato finale (i lavori iniziarono il 25 marzo 1631), in quanto morì nel 1682, 5 anni prima della consacrazione della chiesa e i lavori furono conclusi dal suo successore Antonio Gaspari.

Nel settembre del 1631 si cominciarono a gettare le fondamenta e furono piantati più di un milione di pali e costò alla Repubblica di Venezia 400.000 ducati.

Il corpo centrale, a forma ottagonale, è sovrastato da una enorme cupola che si poggia su 8 grandi pilastri ed è circondato da sei cappelle. Sulla lanterna con la quale si conclude la cupola, si innalza la statua della Madonna Immacolata mentre detiene il bastone da capitana da mar.

La chiesa si prolunga verso sud e il presbiterio, con absidi laterali, è sormontato a sua volta da una cupola di minori dimensioni; a fianco, sono presenti due campanili alti 46,40 metri. L'edificio, in base al punto di osservazione (dal Canal Grande, dal Campo della Salute, dal Bacino di San Marco, dal Canale della Giudecca o dal Rio Terà dei Carmelitani), mostra prospettive diverse; l'ingresso principale è preceduto da una sontuosa e importante scalinata che si sviluppa in parte anche ai lati vicini.

Le diverse facciate sono tutte estremamente ricche di nervature, contrafforti, cornici ed altri motivi architettonici e decorativi.

L'altare maggiore, così come il presbiterio, è stato disegnato dal Longhena (era stato contattato anche il Bernini ma questo, per motivi ignoti, non accettò) il quale decide di dedicargli ampio respiro prevedendo un transetto tipicamente in stile palladiano racchiuso tra due absidi; l'altare stesso, è arricchito dalle opere di Giusto Le Court.

Sempre sull'altare, una teca chiusa, protegge un’icona bizantina, la Vergine Nicopeia, che proviene da Candia e fu portata in laguna da Francesco Morosini nel 1670. Dietro all'altare, il giorno della Madonna della Salute, viene esibita una Madonna con Bambino del XVI secolo realizzata da Gentile Bellini.

Altro elemento di particolare bellezza della chiesa, è la sacrestia maggiore in cui è presente un'opera giovanile di Tiziano Vecellio San Marco in trono, con i santi Cosma, Damiano, Sebastiano e Rocco degli anni 1511 - 1512 ed altre più tarde sul soffitto; tra le altre opere, spicca la grande tela Le nozze di Cana del Tintoretto.

Oltre a quelli già citati, la chiesa contiene numerosi capolavori di artisti del calibro di: Luca Giordano, Antonio Triva, Giovanni Maria Morlaiter, Giuseppe Porta detto il Salviati, Alessandro Varotari detto il Padovanino, Pietro Liberi, Giovanni Battista Salvi detto il Sassoferrato, Palma il Giovane e tanti altri.

Infine, nel tempio, è presente la salma di San Girolami Miani, un uomo religioso che dedicò la sua vita ai poveri e ai sofferenti e che morì di peste, nel 1537, mentre assisteva gli ammalati.

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Prima pubblicazione: Venerdì, 18 Maggio 2012 — Ultimo aggiornamento: Giovedì, 31 Agosto 2017

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