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Frutto dell'indiscusso genio dell'architetto veneto Andrea Palladio, che portò nel progetto di questa chiesa una distinguibile impronta romanica. 

Questo luogo di culto porta con sè un'atmosfera di maestosità ed imponenza e la stessa aria viene respirata anche da chi si avvicina, dal mare, all'Isola di San Giorgio Maggiore. Un luogo magico, senza tempo. 

L'antica chiesa fu eretta in legno nel IX secolo e fu dedicata a San Giorgio Maggiore; temine "maggiore" per distinguerla dalla chiesa omonima sita nell'isola di San Giorgio in Alga.

Nel 1566 si avviò, su volere del doge Gerolamo Priuli, la ridefinizione di questo luogo ad opera del celebre architetto veneto; Andrea Palladio che curò anche il refettorio dell'annesso monastero benedettino. Ne uscì una costruzione completamente diversa, più ampia e architettonicamente riformata.

Gli vennero date precise e rigide indicazioni perchè la chiesa fosse strutturata secondo i dettami liturgici stabilite nel Concilio di Trento del 1564 (come, per esempio, il posizionamento del coro dietro all'altare maggiore) e secondo le tradizioni dell’epoca vennero determinate la struttura a croce latina a tre navate, pianta rettangolare, un transetto, due absiti alle estremità e cupola, nel centro, che va verso l'alto. Fu pensata dal Palladio come una solenne basilica che riprende alcuni concetti dello stile romanico.

Nel presbiterio si trovano, due opere di Jacopo Tintoretto di enorme valore: L’Ultima Cena e Il Cader della Manna ma tra gli altri, sono presenti capolavori anche di Jacopo Palma il Giovane, Vittore Carpaccio, Jacopo Bassano, Sebastiano Ricci.

La facciata (1601 - 1611) fa pensare ad un tempio classico: colonne e timpano e — in corrispondenza della navata centrale — inserite quattro enormi mezzi pilastri appoggiati su alti piedistalli mentre, in relazione alle navate laterali, presenti colonne senza base. Sembra, quasi, che ci siano due facciate, una dietro a quella principale. Sulla cupola è presente una statua raffigurante San Giorgio, alta 3,85 metri e rivestita da circa 563 lastre di rame; costituisce il primo caso in assoluto a Venezia di installazione di una scultura sulla sommità di una cupola, al posto della tradizionale croce.

Attualmente la Basilica è gestita da una piccola comunità di monaci benedettini che continuano a vivere in una parte dell'antico complesso abbaziale; presso la biglietteria del campanile, è possibile anche richiedere una visita dell'attuale monastero.

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Prima pubblicazione: Venerdì, 04 Gennaio 2013 — Ultimo aggiornamento: Giovedì, 31 Agosto 2017

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