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Denominata Chiesa dei Zanipolo dai veneziani, viene considerata il Pantheon dei Dogi in quanto questo luogo è stato scelto da molti capi della Repubblica di Venezia per la loro sepoltura: primo fra tutti Jacopo Tiepolo a cui è stato indicato in sogno il luogo specifico dove doveva essere eretta questa chiesa.

All'interno del tempio, oltre alle tombe di numerosi uomini di politica e potere, ogni singolo monumento racconta una piccola particella della gloriosa e antica storia di Venezia, ricca delle vittorie di uomini che hanno dato la vita per la patria.

L'iscrizione visibile sulla testata della navata sinistra recita «1386 tempore prioratiis fratris Jacobi Rubei Venecuis Factum fuit hoc opus». La data di inizio dei lavori non è certa, anche se l'ipotesi più accreditata la attesta verso la seconda metà del XIII secolo.

Non è noto l'autore del progetto allora commissionato dai frati domenicani, tuttavia si sa che i lavori iniziarono dalla parte absidale e terminarono con la facciata, secondo uno schema planimetrico tracciato con la posa in opera delle fondazioni. La costruzione dell'edificio terminò nel 1430, stesso anno in cui venne consacrato, ma i lavori di decorazione ed arredo degli interni invece proseguirono oltre.

Il portale venne realizzato dopo il 1458 grazie ad una donazione testamentaria: anche in questo caso l'attribuzione è incerta in quanto c'è chi sostiene sia opera di Antonio Gambello e chi sostiene sia opera di Bartolomeo Bono in collaborazione con i maestri Domenico e Luca; le colonne singole e doppie erano state prese da altri edifici antichi, mentre ai fianchi dei pilastri sono collocati due bassorilievi bizantini risalenti al Duecento raffiguranti rispettivamente l’Arcangelo Gabriele e la Madonna Annunciata (quest’ultima a seguito di un violento temporale si staccò dalla parete ed in seguito alla rottura venne parzialmente recuperata).

La facciata è in cotto e presenta una struttura detta conventuale tripartita da lesene concluse da edicole in marmo,  un frontone centrale e due occhi laterali. Le arcate cieche sono di stampo trecentesco e al loro interno sono state collocate alcune urne funerarie tra le quali figurano quelle dei Dogi Jacopo e Lorenzo Tiepolo; costoro non sono gli unici Dogi commemorati all’interno della chiesa, poiché nel 1400 essa divenne la sede ufficiale dei funerali dogali, compresi quelli tumulati altrove. Oltre ai Dogi era costume seppellire al suo interno quelle che erano le personalità più in vista o coloro che avevano contribuito ai successi della Serenissima; sono 37 i monumenti funebri presenti, mentre sono all’incirca 150 le tombe pavimentali ed esterne.

La pianta dell’edificio è a croce egizia disposta su tre navate di cui quella centrale ha una larghezza doppia rispetto a quelle laterali; sia il transetto che le cinque cappelle sono di forma absidale e la loro larghezza  corrisponde a quella delle navate. La copertura a volte a crociera viene definita e le arcate ogivali poggiano sulle robuste colonne centrali legate tra loro da tiranti in legno trasversali e longitudinali. L’incendio del 1867 distrusse completamente il soffitto allora decorato con intagli e dorature all’interno del quale erano alloggiati alcuni dipinti di artisti del calibro del Tintoretto, il giovane Palma e del Bassano.

L’altare maggiore risalente al 1663, viene attribuito a Baldassarre Longhena, il quale pare che vi avesse lavorato in collaborazione con Matteo Carnero nel 1638 (l’altare è stato poi rinnovato agli inizi del XVII secolo).

Nella parete in fondo alla crociera destra, nel grandioso finestrone gotico è incastonata una preziosa gemma multicolore: la vetrata Vivarini.

Probabilmente l'opera più distintiva uscita nei secoli passati dalle fornaci di Murano, realizzata con grande probabilità dal grande maestro vetraio Gian Antonio Licinoda Lodi, su cartoni attribuiti a Bartolomeo Vivarini per San Paolo e per la parte più alta, a Cima da Conegliano quelli per la Madonna, San Giovanni Battista e San Pietro, e a Girolamo Mocetto quelli per la parte inferiore.

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Pubblicato: Martedì, 15 Maggio 2012 — Aggiornato: Lunedì, 06 Novembre 2017

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