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Come dice Giuseppe Mazzotti nel suo libro dedicato a questi luoghi, la Villa Veneta rappresenta "l'espressione di una forma di vita altamente raffinata".

Sparse in tutte le provincie del Veneto, costituiscono un patrimonio culturale senza eguali.

Le Ville Venete, dislocate tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, vennero costruire al tempo della Serenissima Repubblica di Venezia come luoghi importanti per le attività economiche e culturali nella terraferma, per i commerci e gli scambi ma anche semplicemente per il desiderio di avvicinarsi alla campagna e alla pianura. Sono luoghi a forte impatto emozionale in quanto rievocano i modi di vivere di coloro che li fecero realizzare e che vi abitarono, spesso utilizzati come posti per trascorrere la villeggiatura estiva, per le feste ma anche per convegni umanistici e per affari.

Il momento di maggior splendore ci fu nel Cinquecento (dopo il primo decennio, successivamente alla guerra di Cambrai), quando ci fu un boom di costruzioni di ville venete per un'irrefrenabile nostalgia dei patrizi lagunari di trasferirisi, per brevi periodi, in terraferma. Inizialmente, le ville venete furono dei semplici adeguamenti a castelli preesistenti ma presto questi vennero sostituiti da costruzioni nuove, soprattutto lungo il Brenta e il Sile; questi due fiumi, rappresentavano infatti le vie naturali più utilizzate per spostarsi dalla laguna alla campagna, fino ad arrivare alle colline del trevigiano, padovano e vicentino.

Nei tre secoli successivi, le famiglie nobili veneziane incrementarono sempre più questa loro smania di espansione in pianura al punto che ad ogni nuovo palazzo veneziano corrispondeva almeno un palazzo in terraferma. Si spinsero ai Colli Euganei e Berici, a quelli di Conegliano, alle colline veronesi e alle rive del Garda; l'edificazione di questi enormi e sontuosi edifici, significarono un segno distintivo di dominio sulla terra, precedentemente ridotta a semplice coltura. Molti nobili contribuirono anche a risanare e dissodare zone incolte e inutilizzate; in particolare, si ricorda Alvise Cornaro che bonificò i colli padovani.

I saggi e capaci mercanti veneziani svilupparono la residenza con un occhio di riguardo sempre all'economia, realizzando la zona barchessa dedicata all'uso rurale con uno sviluppo equiparabile a quello dell'edificio principale adibito ad abitazione. Come ricorda il Palladio, le ville venete venivano costruite sempre prevedendo, di lato alla dimora principale, le scuderie, i granai, le abitazioni del fattore e dei servi. I bagni spesso erano inesistenti e le cucine posizionate al piano terra, sotto le sfarzose sale da ballo e di rappresentanza.

Una cosa non dimenticavano mai i ricchi veneziani: la loro esistenza dipendeva dai frutti della campagna, non a caso, con la caduta della Repubblica e la cessione delle terre da parte dei proprietari, anche le loro dimore subirono un progressivo deperimento.

Attualmente, alcune ville sono curate dai nipoti innamorati della residenza voluta dai propri avi, altre sono decadute ma la maggior parte, sono abbandonate e crollanti; grazie all'attività di recupero e restauro dell'Istituto Regionale per le Ville Veneto (in precedenza Ente), si sta cercando di tutelare questo patrimonio culturale che rischia altrimenti di perdersi per sempre.

Pubblicato: Lunedì, 01 Settembre 2014 — Aggiornato: Lunedì, 15 Settembre 2014