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Luogo di riflessione e dibattito cittadino fin dal 1812 e che — da sempre — cura le esigenze e gli interessi di Venezia e dell'area veneta.

L’Ateneo Veneto annovera fra i propri soci personalità di spicco come Alessandro Manzoni, Giosuè Carducci, Gabriele d’Annunzio e Edmondo de Amicis.

L'Ateneo Veneto — come da Statuto — è:

un'istituzione che, nell'esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale, ha per scopo di cooperare al processo ed alla divulgazione delle scienze, delle lettere, delle arti e della cultura, in ogni loro manifestazione. Nell'ambito delle sue finalità promuove lo studio di quanto abbia relazione in particolare con le condizioni, le esigenze e gli interessi di Venezia e dell'area veneta. Cura le sue tre maggiori strutture storiche: Archivio, Biblioteca e Collezioni d'arte.

Le origini

Le origini dell’Ateneo Veneto possono essere riconducibili a due momenti diversi in quanto sono differenti i periodi storici in cui avvenne la sua istituzione e la sua costituzione.


Il momento istitutivo corrisponde al periodo immediatamente successivo all’emanazione del decreto napoleonico del 25 dicembre 1810. In esso si prevedeva la chiusura delle antiche accademie e l’apertura di un unico Ateneo in ogni città, così come un solo Istituto nazionale, che dovevano strutturarsi sulla tripartizione del sapere nelle classi di Scienze, Lettere ed Arti, ripresa dalla cultura illuminista dell’enciclopedia.


Il momento costitutivo, invece, si colloca nel 1812: il 12 gennaio di tale anno la prefettura dell’Adriatico ordinava che si unissero le tre accademie di Scienze, Belle Lettere ed Arti nella sede dell’ex-confraternita dei Picài, in campo San Fantin.

La Società di medicina nata nel 1789 era l’unica già presente nell’edificio della ex Scuola dei Picài, poi sede dell’Ateneo. Era stata loro concessa dal governo italico nel 1808: in quest’anno la Società venne infatti ripristinata dopo lo scioglimento voluto dagli austriaci a causa del suo carattere marcatamente illuminista (il suo spettro di intervento spaziava dalla medicina alla meteorologia). Nella nuova sede i Medici poterono così collocare sia i volumi scientifici che i busti dei grandi protomedici del passato, raccolti nel frattempo dai conventi soppressi. 

L'importanza data all'ambito medico è stata di primaria importanza fin dall'inizio, come testimoniano le conferenze e le riunioni trattanti argomenti scientifici ancora poco noti. 
L’invito di Leopoldo Cicognara, primo presidente, ai soci dell’Ateneo era quello di divulgare — in un contesto laico — il metodo scientifico, artistico e letterario attraverso un linguaggio semplice e chiaro unendo pensiero, parola e prassi. E così fu.

L'importanza dell'Ateneo Veneto nella storia

La funzione dell’Ateneo emerse chiaramente in particolare durante i moti del 1848, quando Daniele Manin e Niccolò Tommaseo guidarono un’opposizione legale creando proprio in questa sede una progressiva opinione pubblica sui temi dell’identità nazionale e democratica di Venezia. Il culmine di ciò fu il discorso di Tommaseo del 30 dicembre 1847 che si tenne nella sala dell’Ateneo a lui oggi dedicata. 


Dopo il Quarantotto l’Ateneo si radicò nel ceto borghese cittadino; tale processo fu interrotto durante alcuni periodi, in particolare in quello della Terza dominazione austriaca (1848-1869) e dal 1915 al 1945: in questi momenti subì restrizioni e censure, ad esempio, i presidenti furono scelti fra gli scienziati perché si pensava, erroneamente, che avessero una posizione più moderata degli umanisti.

La Terza guerra d’indipendenza, però, impresse una nuova energia e un nuovo spirito all’Ateneo, che — dopo l’annessione del Veneto al Regno d’Italia (1867) — iniziò a ricevere frequenti istanze dalla prefettura e dal municipio per quanto riguarda questioni di pubblico interesse. In quel periodo, inoltre, ebbero inizio i corsi di storia veneta, che sono attivi anche oggi.


In seguito, con la Seconda Guerra Mondiale, l’Ateneo modificò il proprio statuto diventando istituto culturale, dopo essere stato Accademia dal 1812, Società dal 1864 e Associazione dal 1877. Tale modifica rispecchiava gli intenti centralistici del fascismo, che riconobbe all’Ateneo un ruolo poco più che locale (infatti assunse il nome di “Ateneo di Venezia” e non “Veneto”). 


Nonostante le guerre, i soci dell’Ateneo cercarono di garantire una pur minima attività culturale; inoltre, nel 1936, riuscirono a farsi riconoscere proprietari dell’immobile e di tutte le opere d’arte presenti in esso. La caratteristica principale, ossia quella di ospitare corsi e dibattiti per avvicinare la popolazione non solo alla cultura ma soprattutto a riflessioni interne alla città, non è mai andata perduta.

L'Ateneo Veneto oggi

Attualmente all’Ateneo — Onlus dal 1977 — hanno luogo moltissimi appuntamenti annui, fra conferenze, dibattiti, convegni e presentazioni di libri: è l’istituzione privata con il maggior numero di attività in tutto il Veneto. Sono numerose anche le attività informative e formative, tenute spesso dai soci stessi, che consentono — a chi non conosce l'istituzione — di comprenderne la funzione e la cura della sua produzione culturale. 

Si annoverano in particolare corsi di storia veneta (tenuti da Giuseppe Gullino, Giuseppe Del Torre e Dorit Raines), di storia dell’arte (realizzati da Ileana Chiappini di Sorio), di storia della sanità (curati da Nelli-Elena Vanzan Marchini), di storia dell’architettura (a cura di Paolo Morachiello) e cicli meno frequenti sulle religioni (organizzati da Massimo Ravier) e su musica e filosofia (coordinati da Letizia Michielon e Lucio Cortella).

Sono inoltre ospitate altre realtà culturali, ad esempio la Biennale tramite mostre d’arte contemporanea legate ad essa. Frequenti sono anche le attività musicali, in particolare concerti serali di musica contemporanea o recital di giovani pianisti.
 Dal 1827 l’istituzione ha un periodico ufficiale, inizialmente chiamato Esercitazioni Scientifiche e Letterarie, poi diventato Atti nel 1855 e infine Ateneo Veneto nel 1881. 
Nel 2002 l’istituzione è stata fregiata, per i suoi impulsi e gli impegni assunti, del Premio Venezia alla Comunicazione promosso dal Salone per i Beni e le Attività culturali.

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Prima pubblicazione: Martedì, 04 Luglio 2017 — Ultimo aggiornamento: Lunedì, 18 Settembre 2017

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