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Nei secoli precedenti l’istituzione del ghetto, gli ebrei vivevano, in prevalenza, nei paesi della terraferma veneta: poche le famiglie residenti in Venezia.

Nella toponomastica di Mestre esistono ancor oggi ricordi di una presenza ebraica; in contrasto con una lunga tradizione, invece, la maggior parte degli studiosi tende oggi a escludere una presenza ebraica nell’isola della Giudecca, il cui nome deriverebbe piuttosto dal veneziano zudegà (famiglie giudicate e relegate nell’isola).

Esclusi da ogni corporazione e dal possesso di beni immobili, costretti a portare sugli abiti in un primo tempo, come segno distintivo, un cerchio giallo (simàn) e, in seguito, una beretta zala da ebrei, i prestatori e i mercanti mestrini avevano il permesso di soggiornare in città solo per un breve periodo che non superasse i quindici giorni consecutivi, durante il quale potevano praticare i loro commerci presso il mercato di Rialto; alcuni ebrei potevano esercitare l’arte medica, ma fino agli inizi del XVI secolo non fu ammessa una residenza stabile in città, tranne che nel breve periodo tra il 1382 e il 1397, quando, in una situazione di emergenza, fu stipulata una condotta temporanea, durante la quale gli ebrei poterono ottenere, dal 1386, un terreno al lido di Venezia per uso cimiteriale.

(uf)

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