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Conferenza
Ven 11/12/2015
Museo dell'Occhiale di Pieve di Cadore

Sperimentare con disegni, stampe, incisioni stereoscopie, fotografie e quant'altro. Un viaggio affascinante alla scoperta delle evoluzioni nel processo di riproduzione delle immagini che portarono alla definizione dell'effetto notte, l'espediente utilizzato al cinema per simulare un'ambientazione notturna. 

Venerdì 11 dicembre 2015, alle ore 18:00, presso il Museo dell'Occhiale di Pieve di Cadore — Via Arsenale, 15 a Pieve di Cadore, Belluno — il Comitato Venezia, in collaborazione con l'Associazione Culturale "Archivio Carlo Montanaro" di Venezia, propone un appuntamento fuori dai confini veneziani per diffondere la conoscenza dei processi di riproduzione delle immagini nel tempo che portarono al cinema, l'arte basata sull'illusione ottica di un'immagine in movimento

Il relatore, Carlo Montanaro, classe 1946 e veneziano doc, studia e diffonde da sempre la conoscenza dell’immagine riprodotta attraverso i sistemi tecnologici. Già professore e direttore dell’Accademia di Belle Arti e dell’Università di Ca’ Foscari, con la sua Associazione Culturale “Archivio Carlo Montanaro” riconosciuta dalla Regione del Veneto, dal 2014 gestisce “La Fabbrica del Vedere”, dove si sono stabilizzate le collezioni di film, libri, fotografie, macchinari, oggetti e memorabilia. E dove si tengono esposizioni, incontri e workshop. Professionista dell’audiovisivo, ha trasferito la sua esperienza alla scrittura collaborando a testate giornalistiche e licenziando pubblicazioni come Potevano essere Film, Il cinema di Elio Bartolini (1998); la biografia di Francesco Pasinetti nei Profili veneziani del Novecento(1999); Dall’argento al pixel: storia della tecnica del cinema (2005/9).

La conferenza ci racconterà i primi passi verso la riproduzione delle immagini, partendo dalle tecniche della xilografia e dell'acquaforte, attraverso le quali la base della riproduzione era il tratto, inciso in una matrice trasferito su di un foglio di carta. In una possibile fase successiva e con i metodi più diversi era poi possibile applicare tinte coprenti o trasparenti.

Solo in un secondo tempo si pensò che la carta poteva arricchirsi di ulteriori cromatismi applicando i colori posteriormente alla facciata stampata e affidandosi alla trasparenza del supporto per ottenere suggestioni anche magiche. Le incisioni, incollate su cartone più pesante, potevano ancora essere traforate su aperture realistiche o suggerite, creando così un gradevolissimo passaggio dalla visione consueta ad un "effetto notte".

Sono le vue d'optique ad affascinare tramite la loro gestione in strumenti un po’ sommari ma efficaci, i pantascopi o mondi novi celebrati, tra l’altro, negli affreschi di Tiepolo. Il giorno e la notte, quindi, come sinonimo di evento, che dalla metà del '700 si replica costantemente in altri strumenti di spettacolarizzazione della "visione", iniziando dalle proiezioni di lanterna magica che all'inizio del 1800 non a caso presero genericamente il nome di "fantasmagorie" dato che, complice il buio, apparizioni, sparizioni e trasformazioni più di qualche volta risultavano del tutto inspiegabili.

E dalle lastre dipinte a mano e dissolte l'una nell'altra, a tecnologie simili ma legate alla fotografia il passo fu breve e quasi automatico. Ecco così apparire serie intere di "giorno-notte" dedicate ai posti più diversi e suggestivi. Come si replicava nei polyorami di diversa grandezza ma sempre frequentabili passando dalla luce frontale a quella posteriore, e, straordinariamente grazie al grande formato, nel megaletoscopio dello svizzero-veneziano Carlo Ponti, che confermava la struttura costruttiva del mondo novo. Ma anche negli stereoscopi era possibile osservare, grazie alla trasparenza delle stampe all'albumina, paesaggi naturali o urbani, nel passaggio dal giorno alla notte.

Un effetto che non solo ha accompagnato l'immaginario di quanti, dal XVI secolo in poi, hanno voluto viaggiare tra le immagini, ma che con l'avvento del cinematografo ha ulteriormente immaginato dato che nel racconto delle immagini in movimento si è voluto accettare la convenzione che, al cinema, si deve chiaramente vedere quello che avviene anche in assenza di luna. Lo si chiama day for night (tradotto da noi effetto notte) l'espediente che ci permette partecipare alle avventure più diverse e che, oggi, ci aiuta a celebrare la conquista di una parte importante dell'immaginario collettivo.

Galleria immagini

 Il Megaletoscopio Privilegiato di Carlo Ponti (1860 ca.) conservato presso la sede dell'Associazione Culturale "Archivio Carlo Montanaro".
Particolare del Megaletoscopio di Carlo Ponti.
Il retro di un'immagine del ponte di Rialto.
Il ponte di Rialto di giorno.
Il ponte di Rialto di notte.
Piazza San Marco di giorno.
Suggestiva immagine di piazza San Marco di notte.

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