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È un tono forte, quello dell'UNESCO che invita tutti i poteri organizzativi e decisionali che governano la città, locali e non, ad intervenire su alcuni aspetti chiave per la salvaguardia di Venezia e la sua laguna. Pena l'iscrizione alla lista nera, quella che metterebbe Venezia nei patrimoni a rischio.

UNESCO e WHC-World Heritage Convention

L'UNESCO (United Nations Organization for Education, Science and Culture) è un'organizzazione fondata nel novembre del 1945 al fine di salvaguardare tutto ciò che possa permettere la costruzione della pace, dell'eliminazione della povertà, del supporto ad uno sviluppo sostenibile e il dialogo interculturale attraverso l'educazione, le scienze, la cultura, la comunicazione e l'informazione.

Dell'UNESCO fa parte la World Heritage Convention (WHC), nata nel 1972 per identificare, proteggere e preservare quel patrimonio culturale e naturale di tutto il mondo che viene considerato un valore straordinario per l'intera umanità.

Dall'UNESCO-WHC derivano quei criteri per cui un patrimonio può essere valutato e conseguentemente inserito nella lista dei patrimoni da salvaguardare. Sono dieci in tutto. Venezia e la sua laguna ne copre ben sette, ed è l'unica al mondo nel suo genere.

L'ultimatum a Venezia

Venezia e la sua laguna si è meritata un posto di prim'ordine nelle attenzioni dei governanti durante la Serenissima, un po' per lungimiranza, un po' per necessità. Si è meritata un posto di prim'ordine anche nelle attenzioni dell'UNESCO, e lo merita ancora nel recente documento che è stato stilato proprio da quest'ultima. Tuttavia questo delicato ecosistema che porta il nome di Venezia non è più stato così al centro delle dovute attenzioni e di una buona dose di lungimiranza, in questi ultimi decenni.

Certo non è una novità, ma è interessante che sia proprio l'UNESCO a fissare un punto fermo su una questione annosa come le grandi navi e la pressione turistica: se non altro significa che è stato raggiunto un livello preoccupante, a livello ancora più ufficiale.

Nel documento "WHC-14/38.COM/7B.Add" si trova infatti un "ultimatum" che invita a provvedere verso due fronti principali: le grandi navi (turistiche e mercantili) e la pressione turistica non più sostenibile, come si può leggere da questi estrapolati del documento:

[...] in order to prevent any irreversible transformations and potential threat to the property’s OUV and to enhance the protection of the property in relation to sustaining its OUV [...] about the negative environmental impacts triggered by medium motor boats to high tonnage ships that have progressively caused erosion of the lagoon beds, mud banks and salt marshes, and which could represent potential threat to the property’s OUV and also requests the State Party to enforce speed limits and regulate the number and type of boats [...] Urges the State Party to prohibit the largest ships and tankers to enter the Lagoon and further requests the State Party to adopt, as a matter of urgency, a legal document introducing such a process [...] Requests moreover the State Party to submit to the World Heritage Centre, by 1 February 2015, a progress report on the state of conservation of the property, and by 1 February 2016 a state of conservation report on the implementation of the above, both reports including a 1-page executive summary, for examination by the World Heritage Committee at its 40th session in 2016, with a view to considering, in the case of confirmation of the ascertained or potential danger to the Outstanding Universal Value, the possible inscription of the property on the List of World Heritage in Danger.

Da questo estratto, integralmente consultabile sul sito UNESCO, si capisce come il senso di urgenza sia molto forte e come alcune soluzioni siano state identificate, utili per la salvaguardia di questo ecosistema e patrimonio.

Le parti salienti sono:

  • evitare l'accesso a navi motorizzate oltre una certa stazza (sia navi turistiche, private che petroliere), causa della progressiva erosione dei fondali della laguna;
  • attuare limiti di velocità e regolamentare il numero e il tipo di imbarcazioni;
  • attuare, con motivo di urgenza, una regolamentazione legiferata e attuata di questi processi;
  • rispettare i termini del 1 Febbraio 2015 per il primo report di rendicontazione sullo stato dei lavori, e del 1 Febbraio 2016 come termine ultimo per rendicontare l'attuazione di quanto succitato.

In caso contrario sarà possibile l'iscrizione di Venezia e la sua laguna nella lista dei patrimoni mondiali a rischio.

Cos'è la lista dei patrimoni mondiali a rischio?

Quando qualcosa, iscritto come Patrimonio dell'Umanità, comincia ad essere minato in modo grave nelle caratteristiche per cui si è meritato la definizione di Patrimonio dell'Umanità, se non interviene tempestivamente con una azione correttiva per ripristinarne lo stato ottimale, viene iscritto nella lista dei patrimoni a rischio.

Va detto che le cause possono essere molteplici, compresi danni causati da calamità naturali, come i terremoti, o calamità provocate dall'uomo, come le guerre. Tuttavia capita anche che una delle cause maggiori sia un turismo incontrollato e, molto spesso, poco educato al rispetto del patrimonio che visita.

La lista dei patrimoni a rischio non produce, e non è, una sanzione, neppure produce azioni legali o qualcosa di simile verso il soggetto interessato. Per questo motivo la percezione degli interessati può essere varia, a seconda delle parti coinvolte. Qualcuno può richiedere l'aiuto di esperti per trovare una soluzione correttiva, mentre qualcun'altro potrebbe percepirlo come un disonore.

Nel caso estremo in cui il patrimonio perda definitivamente le caratteristiche meritevoli, si potrebbe arrivare anche alla rimozione definitiva.

Quindi?

Sapendo che non si attuano sanzioni o di azioni legali né tantomeno di azioni dirette, si potrebbe quindi pensare ad una partita persa.

Non necessariamente.

Un segnale forte come questo, a livello internazionale, non è ciò che si dice una passeggiata: inevitabilmente la percezione internazionale verso tale patrimonio in qualche modo cambierà, e non in meglio. Una percezione che nemmeno le migliori strategie di marketing possono scalfire profondamente.

Pensiamoci un attimo: frequentiamo il nostro locale, o luogo preferito. Ad un certo punto inizia a riempirsi di folla, il servizio scarseggia, dobbiamo sgomitare laddove prima era la nostra isola di relax e magari è diventato anche più costoso: quanto durerà la nostra percezione di locale preferito?

Su questa percezione e sulla reputazione che da essa deriva, il conseguente influsso non propriamente costruttivo e positivo può propagarsi su più livelli, non ultimo quello economico. Questo potrebbe verificarsi, e forse in realtà si sta già verificando se consideriamo come si è modificato il turismo degli ultimi decenni, anche con quella gemma preziosa che è riuscita a sopravvivere a mille cambiamenti: Venezia.

Il monito dell'UNESCO — che accogliamo positivamente — può e deve essere necessariamente un momento di riflessione, profonda e soprattutto lungimirante.

Può e deve essere il momento in cui ripensare la città e il suo territorio per un futuro più evoluto, consapevole e maturo.

Abbiamo una storia millenaria a cui attingere, abbiamo un presente concreto che ci chiede un cambiamento reale e consapevole: possiamo avere anche un futuro prezioso di cui andare orgogliosi.

Iniziamo da qui: Venezia non è un museo, non è solo una città: è un vero e delicato ecosistema.

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