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Esposizione
da Ven 30/05/2014 a Dom 15/02/2015
Punta della Dogana

La parola d'ordine di questa mostra è "dialogo", intesa nella sua globalità e vastità di genere. Un semplice vocabolo per mettere in comunicazione tante cose e tante persone, modi di pensare e di approcciarsi. Uno spirito di fiducia, impegno e sfida incessante che ha sempre contrassegnato la François Pinault Foundation e le sue attività.

Le quattro forme di espressione artistica fondamentali (pittura, scultura, installazione, performance) diventano un tutt'uno con la prima materia dei media intendendo con questo termine non solo la sostanza dei film o dei video o di Internet ma il mezzo di diffusione e discussione globale.

Nonostante oggi, confronto agli anni Sessanta, l'innovazione scientifica e tecnologica ci offrono la possibilità di connetterci globalmente attraverso i social network e di godere di una prospettiva e aspettativa di vita più lunga, ci ritroviamo comunque a vivere in un clima di ansia spesso generata da avversari invisibili e astratti, come il riscaldamento globale o il terrorismo tecnologico. 

In questa epoca di pluralismo globale, l'arte non ha più lo scopo di rappresentare la verità attraverso la bellezza e l’equilibrio come accadeva nell'Ottocento ma tende a mostrare la cruda realtà descrivendo e declinando la prima materia in centinaia di maniere: intesa come sostanza che distingue e insieme costituisce terra, aria, fuoco e acqua; come substrato informe di ogni materia, comprendente anima e corpo, sole e luna; come amore e luce, immaginazione e coscienza; ma anche come urina, sangue e sporcizia.

E se il dialogo viene considerata la parola chiave dell’esposizione Prima Materia, anche questa è da intendersi nelle sue varie sfaccettature a partire dalle scelte dei curatori Michael Govan e Caroline Bourgeois. Una conversazione tra diversi punti di vista, scelte e prospettive complementari: da una parte l’Europa, dall’altro la California; da un lato un coinvolgimento di lunga data nell’avventura della collezione Pinault, dall’altro uno sguardo nuovo su questo corpus di opere.

Un dialogo che riguarda il rapporto instaurato tra i curatori e gli artisti provenienti da orizzonti geografici e culturali diversi, che rende l'autore parte della mostra, chiamato a realizzare lui stesso l'allestimento, portando a volte a ripensare completamente il progetto in funzione del luogo. La centralità dell'autore comporta spesso la predisposizione di opere realizzate espressamente per l'occasione, con i contributi, tra gli altri, di Philippe Parreno, Zeng Fanzhi, Mark Grotjahn, Marlene Dumas

Prima materia diventa, quindi, anche un'occasione per prendere in causa il luogo che ospita l'esposizione artistica, Punta della Dogana, diventanto un momento di discussione tra le opere e il loro contesto; questo accade, per esempio, nella prima grande sala dove si mescolano, in maniera quasi irriverente, costruzioni, mobili, installazioni e proiezioni ma anche nella seconda sala che in precedenza era suddivisa in tre parti distinte.

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