Venipedia®

La necessità di scrivere una lettera aperta nasce soprattutto dall'amore per questa città e la sua laguna, che più di ogni altra città al mondo è capace — come lo dimostrano i confronti accesi di questi giorni — di scatenare le emozioni più intense nelle persone, e dall'urgenza di guardare al presente e al futuro con una visione più consapevole.

La tematica delle Grandi Navi, che su una scala maggiore riprende anche altre problematiche "minori" (ma solo su ordine di scala), non racconta niente di nuovo: è l'annoso rapporto tra uomo e ambiente, tra l'uomo e la sua posizione su questo pianeta. Da qui, da questo nodo cruciale, si diramano tutte le questioni più importanti oggi trattate e soprattutto quelle che riguarderanno l'immediato futuro. Da qui, da questo asse portante, si scatenano sempre i confronti più accesi e le argomentazioni talvolta più disparate, tra interessi e passioni.

Da questo punto di vista è sempre difficile trovare un accordo, ma è vitale per ogni futuro prospettabile agire nel verso giusto perché — sono molteplici i segnali nel mondo che lo dicono — non c'è più spazio per le scelte sbagliate.

Questa lettera aperta è un invito a non liquidare la questione come "non è un sito naturale da tutelare", poiché la salvaguardia e la tutela della nostra laguna trova fondamento nella legge 5 marzo 1963, n. 366 "Nuove norme relative alle lagune di Venezia e di Marano-Grado", il cui articolo 1 dichiara esplicitamente: "...il territorio lagunare nel quale debbono essere osservate le norme e prescrizioni contenute nella presente legge a salvaguardia della laguna". Salvaguardia ripresa anche nella Legge Speciale per Venezia che risale al 1973 e in varie altre leggi.

È un invito a onorare con giustizia la memoria di grandi opere eseguite nel passato per tutelare l'intero equilibrio della città e della laguna, il cui amore per le stesse è decantato proprio dall'artefice di quell'opera che ha permesso a Venezia di arrivare così fino ai giorni nostri, Cristoforo Sabbadino, in un suo celebre sonetto che con passione l'allertava:

[...]
Gli fiumi, ’l mar egl’homeni tu hai
Per inimici, ’l provi e non lo credi.
Non tardar, apri gl’occhi, e mov’ i piedi:
Che quando ’l vorrai far poi non potrai.
Rimovi i fiumi: et alle voglie ingorde
Degli homin poni ’l fren: che voglia ’l mare,
[...]

Soprattutto è un invito a renderle ancor più giustizia non riducendo la Serenissima ad un solo porto commerciale, ma ad una culla di molteplici ragioni d'orgoglio e di riferimento per i giorni odierni. Una culla che nella sua miscela di consapevolezza, innovazione, creatività, coraggio e chiara lungimiranza ha saputo cambiare il mondo. Una culla dove è nato il corsivo, che oggi tutti usiamo. Una culla che ha dato vita all'editoria. Una culla che ha saputo mescolare sapientemente arte e industria, consapevolmente attenta a gestirle in maniera equilibrata con l'ambiente circostante.

È un invito ad andare oltre il PIL, perché già nel marzo del 1968, Robert Kennedy illustrava con lucidità il suo punto debole più evidente:

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow Jones né i successi del Paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende l'inquinamento dell'aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana... Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione e della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia e la solidità dei valori familiari. Non tiene conto della giustizia dei nostri tribunali, né dell'equità dei rapporti fra noi. Non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio né la nostra saggezza né la nostra conoscenza né la nostra compassione. Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta.

Un invito ad ispirarsi ai nuovi indici attorno i quali si sta improntando il presente e il futuro dell'umanità e del pianeta: il nostrano BES (Benessere Equo e Sostenibile) creato da una iniziativa congiunta tra il CNEL e l'ISTAT, il GNH (Gross national happiness / Felicità Interna Lorda), il GPI (Genuine progress indicator / Indicatore del progresso autentico), il PILV (PIL Verde), l'HDI (l'indice affiancato dal 1993 al PIL, dall'ONU), l'ISEW (Index of Sustainable Economic Welfare, nato dai due economisti William Nordhous e James Tobin, quello della "Tobin Tax") e l'Indicatore di impronta ecologica.

Tutti questi indici, ognuno a loro modo, espandono il concetto di benessere ad altri pilastri utili per fornire un quadro più accurato. Il nostrano BES include:

  • salute
  • istruzione e formazione
  • rapporto tra lavoro e tempo libero
  • relazioni sociali
  • benessere soggettivo
  • ricerca e innovazione
  • qualità dei servizi
  • ambiente.

È un invito a pensare alle nuove possibili soluzioni con creatività e apertura mentale, attingendo anche alle nostre radici storiche e ai principî ispiratori tramandati nel nostro DNA, che producano davvero un reale e genuino benessere, che siano di ispirazione al resto del mondo, che cambino in meglio il nostro patrimonio, il nostro ambiente, il nostro futuro e quello dei nostri eredi.

La mente, affermava un certo Einstein, funziona come un paracadute: solo se aperta.

È un invito a riprendere un dialogo ormai perduto — cui sicuramente la Serenissima teneva da conto — con chi la laguna la abita ogni giorno, siano essi pescatori oppure professionisti e appassionati della voga, profondi conoscitori del respiro della laguna e delle sue evoluzioni.

Non sarebbe meraviglioso un futuro non troppo lontano in cui la laguna si riappropria del suo respiro, rilanciando attività ed eccellenze artigianali, industriali e di ricerca, delegando al tempo stesso la gestione della crocieristica e del commerciale ad una stazione offshore innovativa, che sappia andare oltre e possa diventare un riferimento di eccellenza nel resto del mondo?

Una stazione magari composta anche da campi solari, grazie alla possibilità di sfruttare il mare aperto, strumenti di analisi e monitoraggio meteo, dell'acqua, dell'aria. Strumenti innovativi di depurazione delle acque e di contenimento di eventuali versamenti di sostanze dannose.

Siamo davvero certi che un turista voglia ammirare la città unicamente dall'alto di una nave alta più della città stessa e non si lascerebbe piuttosto volentieri avvolgere ed incantare da una città viva che ha saputo attingere nel cuore della propria storia, reagendo alle problematiche contemporanee con soluzioni realmente win-win? Davvero un qualunque passeggero di queste navi non si lascerebbe condurre volentieri nella laguna e in città per mezzo di imbarcazioni tipiche, storiche, sostenibili e affascinanti sospinte dal vento — e da motori elettrici nel caso di sua mancanza —?

Una riqualificazione adeguata, che naturalmente non si occupi solo di grandi navi, sarebbe un primo passo anche per l'attenuazione dell'annoso problema del moto ondoso e dell'inquinamento derivante da tutti i mezzi a motore che attualmente circolano in laguna. Inquinamento che inesorabilmente danneggia opere e monumenti, che necessitano di cura e attenzioni per mantenerle in buono stato (uno degli esempi in cui per il PIL questo è un bene, ma non per il benessere).

Sarebbe un'occasione interessante: la salvaguardia della laguna, della crocieristica e del traffico commerciale, la creazione di eccellenze, una nuova ed interessante identità cittadina e il rilancio di attività produttive e sostenibili locali.

Ne godrebbero lo stesso PIL e tutti gli indici più aggiornati citati poco sopra.

Sarebbe perfino un progetto in perfetta linea con il tema dell'EXPO 2015: "Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita".

Perché no, facciamoci ispirare anche alla stessa legge di Murphy che viene citata, poiché è proprio la sua Costante a dichiarare: "le cose vengono danneggiate in proporzione al loro valore".

E il valore di Venezia e della sua laguna, sopra e sotto il filo d'acqua, nonché del nostro futuro e di quello delle nuove generazioni è francamente inestimabile.

(mt)

Ti potrebbe interessare anche... (beta)

Pubblicato: Mercoledì, 10 Settembre 2014 — Aggiornato: Mercoledì, 10 Settembre 2014