Venipedia®

Ho visto le Ville Hériot da piccolo, le ho riviste pochi mesi fa. Ho capito che devono rimanere un bene pubblico: me l'ha detto una fiaccola verde, anzi, un vaso che lo sembra. Ed era piuttosto convincente.

A Villa Hériot ci sono stato da piccolo. Più volte. Ci andavo a prendere le mie cugine, quando al tempo — parliamo degli anni ’80 — c’erano ancora le scuole e un gran numero di marmocchi che rendevano quella zona della Giudecca particolarmente vivace e allegra.

Partire da Campo Marte, percorrere e costeggiare tutto il muro di cinta per poi entrare da un cancello relativamente piccolo, quasi di servizio, e sbucare in un autentico angolo di paradiso significava vivere un’autentica esperienza.

Mi sarebbe piaciuto molto studiare lì.

Quando studi in un luogo così, sei immerso ogni minuto nella bellezza ed è una cosa che ti resta dentro. È una cosa che ti porti dietro, per tutta la vita e vedi il mondo con occhi diversi anche quando, forse, non te ne rendi completamente conto.

A pensarci bene tutti dovrebbero poter studiare in luoghi come questo.

Ad Agosto ci sono tornato per intervistare Giovanni Sbordone, membro del consiglio direttivo dell’IVESER (Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea). Giovanni lo conosceremo abbastanza a breve, quando pubblicheremo la sua intervista video.

In questa occasione ho scoperto delle Ville Hériot diverse, ma al tempo stesso uguali.

La bellezza, l’incanto, l’armonia che si vive in questo angolo di paradiso è rimasto inalterato. Un piacere per gli occhi, un’autentica emozione per l’anima.

Oggi i giovani virgulti vivaci e urlanti sono molti meno, ma è rimasto lo spirito degli Hériot: quello educativo.

Oggi si fa ricerca, si sfornano pubblicazioni, si creano figure professionali di qualità. Si fanno anche eventi culturali, di condivisione e di dialogo aperti a tutti. C’è anche una scuola dell’infanzia.

Oltre ad IVESER c’è la Casa della Memoria, il Centro Studi Silvio Trentin, associazioni dedicate alla storia del novecento, olocausto compreso, c’è l’UIA (Università Internazionale dell’Arte) che è composta da altrettante istituzioni di pregio come la Fondazione Giorgio Cini, la Fondazione Levi, l’Ateneo Veneto.

Istituzioni che all’attivo vantano collaborazioni di alto livello.

È rimasta la bellezza intima. Quella che si può ottenere solo miscelando ciò che ti accarezza i sensi unito a ciò che ti tocca l’anima, nel profondo.

Sono luoghi che mantengono la memoria e stimolano il futuro di uno spirito, una lungimiranza, un senso del valore, duraturo e profondo. Tutte cose che stiamo stemperando e perdendo sempre più nel tempo, causa di una crisi che tutti stiamo vivendo, la cui radice non è economica o finanziaria: è una crisi di valori.

Per uscirne abbiamo bisogno di bellezza. Di valori. Di lungimiranza. Di cose buone. Di eccellenze. Di dialogo. Di cose che funzionano davvero. Di andare oltre il PIL.

Senza nostalgie paludose, ma anche senza basare tutto su zeri e virgole mobili.

All’ingresso acqueo delle Ville Hériot c’è un vaso, sorretto da una colonnetta. Dentro questo vaso c’è un’erbetta piuttosto rigogliosa: mossa dal vento assomiglia al fuoco in una fiaccola.

Sembra li a difesa dello spirito che ancora abita le ville.

In effetti, sembra proprio dire: le Ville Hériot sono un bene pubblico, guai a chi le tocca.

(mt)

Ti potrebbe interessare anche... (beta)

Pubblicato: Giovedì, 27 Novembre 2014 — Aggiornato: Martedì, 03 Marzo 2015