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Siamo stati per te alla presentazione della mostra fotografica Lost+Found di David LaChapelle, artista poliedrico, famoso per le sue opere dissacranti e iconiche. David si è raccontato come solo lui sa fare — in modo diretto e coinvolgente — con il supporto dei suoi mezzi comunicativi preferiti: le foto, i video e la musica.

Il racconto inizia dalla sua infanzia con dei dolci ricordi relativi alla bellissima madre, di origini lituane, che gli hanno trasmesso non solo l’amore profondo nei confronti della natura che si ritrova in modo ricorrente nelle sue opere ma anche un approccio profondamente artistico nel modo di vivere ogni aspetto della vita quotidiana. Questa sensibilità che LaChapelle ha ereditato in toto lo ha poi portato, nel periodo adolescenziale, a dover abbandonare la scuola — poiché vittima di atti di bullismo — per rifugiarsi nel suo colorato mondo post-pop strabordante di disegni e colori.

Già all’età di diciassette anni iniziò con lo sperimentare differenti tecniche artistiche finché rimase letteralmente folgorato dalla fotografia. Racconta al pubblico, con un’espressione ancora ricolma di meraviglia, che all’inizio pensava fosse solamente un’arte tecnica invece — appena presa la macchina in mano — si rese istantaneamente conto che l’aspetto fondamentale era l’occhio del fotografo. Da quel momento non riuscirà più a concludere alcun disegno.

Con la proiezione dei suoi primi scatti — preparati in modo rudimentale nella sua piccola stanza nell’East Village — alle sue giovanissime compagne di corso — è lapalissiano il suo enorme talento artistico: le luci che avvolgono il corpo nudo, il posizionamento dei soggetti come statue greche, il colore dipinto direttamente sui negativi per rendere viva l’opera e il suo personalissimo punto di vista

A metà degli anni '90 iniziò una nuova fase della sua vita e, di conseguenza, della sua carriera artistica. Inizia ad interrogarsi su aspetti più metafisici della vita: esiste qualcosa dopo la morte? Perché abbiamo paura della morte se non abbiamo avuto timore di nascere? Esiste l’anima e come si può rappresentare?  Questa profonda crisis esistenziale nasceva dalla realtà che lo circondava, originando — nel senso pieno del significato greco del termine — dalla separazione dai suoi affetti più cari. A questo punto del racconto il suo sguardo diventa cupo e spiega che la sua vita stava completamente cambiando, il suo amato East Village da paradiso si stava trasformando in un vero e proprio inferno a causa delle morti di tanti suoi amici dovute al virus dell’HIV.

Questa straziante esperienza e la convinzione che la morte avrebbe rapito precocemente anche lui, lo spinsero a cercare di più, a voler lasciare qualcosa ai posteri, disinteressandosi di fama e denaro. Iniziò così a produrre opere che rappresentano soggetti angelici poiché, nella mente dell'artista, queste figure non erano altro che le anime dei suoi amici che continuavano a vivere dopo la morte. Tra le molte variazioni sul tema, non si può non ricordare la prima opera di questa serie: Emmanuel as Angel.


Lightness of Being, 2017 ©David LaChapelle

Dopo le prime mostre allestite nell’appartamento di un suo caro amico — diventato successivamente un famoso gallerista — si fece velocemente notare da Andy Warhol che lo introdusse nello sfavillante mondo della moda, della pubblicità, delle riviste e dello star system. Afferma che è molto grato a questo genere di lavori poiché gli ha permesso di finanziarsi altri progetti — con dei messaggi completamente contrastanti rispetto ai primi — ai quali davvero credeva.

"È unicamente quando ci si raccoglie nell’isolamento che si può cogliere quale sia la propria direzione profonda e la propria ispirazione».

David LaChapelle

Una decina di anni fa decide di scendere dalla giostra dorata del successo per trasferirsi a Maui — un’isola Hawaiiana — per ritrovare se stesso nella tranquillità e nei ritmi della natura. Dopo poco tempo, con suo grande stupore, alcune delle più note gallerie al mondo lo ricontattano per proporgli dei lavori in cui avrebbe potuto davvero esprimere sé stesso e i suoi ideali — che non voleva più tradire con progetti puramente commerciali — attraverso tematiche di denuncia verso il consumismo inarrestabile della società moderna. Da questo momento accetterà soltanto i lavori in cui i messaggi dell’azienda committente coincidono interamente con i suoi, come nel caso della famosa pubblicità di Diesel make love not walls


News of Joy, 2017 ©David LaChapelle

Con l’ultimo lavoro — New World — presentato in anteprima mondiale a Venezia — torna alle sue origini utilizzando la fotografia analogica e dipingendo, nella fase di rielaborazione, direttamente sui negativi. Durante la presentazione ha voluto sottolineare più volte che in quest’ultimo progetto non c’è nulla di digitalizzato. Proprio per dare risalto a questa tecnica in Lightness of Being lascia incollato al negativo un pezzetto di scotch che aveva utilizzato per la trasformazione della foto. Il titolo di questo progetto vuole indicare la sua individuale visione e rappresentazione del Nuovo Mondo, ovvero una realtà in cui l’ultima cena si trasforma in prima, in cui Maria non deve piangere il suo unigenito figlio e in cui Gesù si ritrova a parlarle con Buddha sotto un albero.

Nei ringraziamenti finali alla Casa dei Tre Oci, ai curatori della mostra — Reiner Opoku e Denis Curti — e all’università I.U.A.V. di Venezia, racconta il suo forte legame con la città lagunare, visitata più volte, quale continua fonte d’ispirazione. Invita tutto il pubblico — dopo averlo ringraziato per il calore dimostratogli — a visitare la mostra Lost+Found poiché ritiene che la sua opera sia davvero completa solo nel momento in cui le persone, guardando le sue immagini, comprendono il messaggio intrinseco senza il bisogno di alcuna spiegazione verbale.

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Prima pubblicazione: Giovedì, 13 Aprile 2017 — Ultimo aggiornamento: Mercoledì, 19 Aprile 2017

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