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Conferenza
da Gio 28/05/2015 a Ven 29/05/2015
Fondazione Giorgio Cini

Due giornate di studio dedicate all'età giovanile del pittore veneziano Jacopo Robusti, soprannominato il Tintoretto e al manierismo a Venezia intorno alla metà del Cinquecento.

L'Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia, l’École Pratique des Hautes Études (EPHE), l’Université Charles-de-Gaulle – Lille 3 e l’Université Lumière Lyon 2 organizza un convegno internazionale per parlare della giovinezza di Tintoretto, riprendendo le prime ricerche sul periodo di formazione dei Robusti avviate da Rodolfo Pallucchini e convogliate in una pubblicazione (anno 1950) il cui titolo viene ripreso negli incontri di studio.

Dalle ricerche effettuate, risultano esserci numerosi lati oscuri in merito agli studi che vennero approntati da Jacopo Tintoretto e che l'hanno portato a diventare il grande artista che tutti conosciamo. La prima parte del convegno punterà proprio a far luce su questi interrogativi, cercherà di individuare lo stile pittorico del giovane Tintoretto e quali influenze artistiche possono aver contribuito a farlo diventare uno dei maggiori pittori veneziani. Si andrà ad indagare le opere giovanili dell'autore e, in particolare, quei capolavori che sono stati oggetto di attribuzione, il tutto in un contesto di analisi artistico veneziano degli anni 1530-1540.

La seconda giornata, invece, entrerà maggiormente nel vivo andando ad analizzare specifiche opere e tratterà elementi di natura iconografica e storiografica. Per cercare di realizzare un quadro il più possibile dettagliato dell'educazione intellettuale di Tintoretto, saranno trattati diversi riferimenti percettivi, da quelli culturali a quelli filosofici fino ad arrivare all'ambito poetico. 

L'ultimo pomeriggio delle due giornate di studi consentirà di riportare alla luce il “caso” del manierismo a Venezia (o manierismo veneziano) che interessò non solo Jacopo Tintoretto ma anche artisti quali Giovanni Antonio de' Sacchis detto il Pordenone, Jacopo da Ponte detto il Bassano, Paolo Caliari, detto il Veronese e Jacopo Tatti detto il Sansovino, tutti pittori cresciuti con un'educazione tosco-romana che nella metà del Cinquecento non veniva vista di buon occhio a Venezia.

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Pubblicato: Lunedì, 25 Maggio 2015 — Aggiornato: Lunedì, 25 Maggio 2015