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Aperto al pubblico per la prima volta il 19 novembre 1819 e costruito inizialmente per ospitare il Gabinetto di Storia Naturale, è oggi uno dei musei più visitati al mondo e fortemente orientato all'innovazione, grazie anche alla recente implementazione di soluzioni innovative, web semantico e intelligenza artificiale.

L'edificio che oggi ospita il Museo Nazionale del Prado fu progettato dall'architetto Juan de Villanueva nel 1785 e inizialmente costruito per ospitare il Gabinetto di Storia Naturale, per ordine di re Carlo III. Sarà grazie alla decisione di re Ferdinando VII, incoraggiato dalla moglie, la regina Maria Isabel de Braganza, a farlo diventare il nuovo Museo Reale di Dipinti e Sculture, presto ribattezzato Museo Nazionale di Dipinti e Sculture e infine in Museo Nazionale del Prado.

L'apertura al pubblico avviene il 19 novembre 1819, con un catalogo di 311 dipinti — sebbene a quel tempo la sua collezione comprendeva già più di 1.510 opere provenienti dalle varie Reales Sitios (Residenze Reali).

Più di 2.300 dipinti sono stati successivamente incorporati nel Museo del Prado, nonché un gran numero di sculture, stampe, disegni e opere d'arte attraverso lasciti, donazioni e acquisti, che rappresentano la maggior parte delle nuove acquisizioni e che gli permettono di poter ospitare importanti autori di veri capolavori come, tra gli altri: Bosch, El Greco, Mantegna, Raffaello, Tiziano, Tintoretto, Dürer, Velázquez, Rubens e Goya.

Una collezione che è cresciuta anche grazie all'esproprio dei monasteri del paese — e delle opere d'arte in essi contenuti, nel 1830, per ripagare il debito pubblico della Spagna. Alcune di queste opere, infatti, in seguito si fecero strada nella collezione del Prado dopo che fu dichiarato museo nazionale nel 1870.

Come altri luoghi simili, anche il Prado ha conosciuto momenti difficili, minacciato spesso dalle agitazioni e dai tumulti nazionali, soprattutto durante la guerra civile del 1930 in cui i dipinti sono stati rimossi dal museo e trasferiti in un luogo sicuro della Svizzera, per poi tornare in tempi più pacifici. Un racconto storico che Javier Portús ha voluto ripercorrere con l'esposizione "Museo del Prado 1819-2019: A Place of Recollection".

Museo del Prado (Foto di donfalcone da Pixabay)

Ma il Museo del Prado è anche innovazione: grazie all'utilizzo dell'intelligenza artificiale, il museo offre oggi anche uno strumento di lettura estesa — come viene chiamata — che aggiunge un contesto storico alle opere e agli artisti presenti nella sua collezione, dal XII al XIX secolo, arricchendo così il Museo con altre fonti online come Wikidata e Wikipedia. Un percorso di web semantico (ovvero fare in modo che i contenuti siano collegati e ricercabili per significati e contesti, più che per semplice ricerca delle parole contenute in un testo o "semplici" link) iniziato nel 2015 con il progetto The Prado online, che gli è valso vari risconoscimenti e premi.

Lo scopo è quello di far conoscere meglio le opere e gli artisti inserendoli nel contesto storico, politico, filosofico, artistico e scientifico in cui sono stati creati. Questo significa, ad esempio, integrare un artista o un dipinto di altri fatti storici o informazioni aggiuntive che sono avvenuti in quel particolare momento, grazie al Knowledge Graph, utilizzato dal motore tecnologico Gnoss-Sherlock.

Gran parte delle informazioni richieste per comprendere un'opera d'arte, infatti, si trova oggi in una descrizione che spesso richiede un livello insolito di conoscenza da parte del lettore non esperto. La lettura estesa del Prado offre quindi uno "sfondo" che facilita la comprensione delle descrizioni delle opere e quindi delle opere stesse, in modo automatico ma con tutta la necessaria supervisione e garanzie di accuratezza.

Per la sua commemorazione Google gli ha dedicato un Doodle.

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