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Nel periodo in cui la città viene colorata da maschere e vestiti, ravvivata da musica e spettacoli, c'è un buon motivo per visitare due musei in particolare. E stare al caldo.

Carnevale, si sa, è il periodo dell'anno in cui le persone si riversano per calli e campi, colorando se stessi e la città di un'energia viva e allegra. È il periodo dove Venezia viene vissuta principalmente all'aria aperta, tranne quando si fa viva la voglia di una frìtoła o un gałàn, insieme ad una buona bevanda calda.

Ma c'è un buon motivo anche per cogliere la palla al balzo e visitare due luoghi della cultura, legati alle maschere e ai festeggiamenti di questa particolare settimana veneziana.

Museo del Settecento Veneziano — Ca' Rezzonico

Il Ridotto di palazzo Dandolo a San Moisè, Francesco Guardi, particolare, Museo del Settecento Veneziano di Ca' Rezzonico

Affacciato sul Canal Grande, a due passi da Campo San Barnaba e dalla chiesa omonima, c'è un grande contenitore di fotografie d'epoca — anche se allora esistevano sotto forma di quadri — che ritraggono le tipiche maschere nell'uso quotidiano: la baúta e la moretta.

Così mentre Pietro Longhi ci mostra persone coperte da baúte intente a parlare tra loro, allontanarsi dal ciarlatano di turno oppure osservare un rinoceronte — autentica novità esotica per l'epoca — Francesco Guardi ci racconta altri episodi, come quello all'interno di un Ridotto, dove compaiono sia le baúte, sia le morette, insieme ad un piccolo Arlecchino intento a giocare con un cagnolino.

Ma Ca' Rezzonico è anche il luogo dove è stata riprodotta una parte della villa dei Tiepolo, a Zianigo, dove Giandomenico ha ritratto un'altra maschera famosa, sebbene non veneziana: Pulcinella. Troviamo affreschi che la ritraggono in altalena, in partenza e soprattutto innamorato.

Fondazione Querini Stampalia

Festa del giovedì grasso in Piazzetta, Gabriel Bella, particolare, Museo della Fondazione Querini Stampalia.

Spostandoci "dall'altro lato della Piazza", da Ca' Rezzonico andiamo in Campo Santa Maria Formosa, dove c'è la Fondazione Querini Stampalia.

Al suo interno — anzitutto per restare in tema con l'edizione 2016 del Carnevale — troviamo Gabriel Bella che ci documenta altri importanti spaccati del periodo carnevalesco.

Il suo quadro La nuova fiera della Sensa ci mostra la costruzione da cui ha preso ispirazione la "Fabrica" di Piazza San Marco presente quest'anno, ma anche una quotidianità rappresentata dai ciarlatani e imbonitori che in questo periodo si riversavano in città in cerca di fortuna: il cavadenti, la fattucchiera, il teatro dei burattini e cantanti vari.

Sua anche la "macchina" da cui partivano fuochi d'artificio e musica per la chiusura del Carnevale (il cui giorno, il giovedì, genera anche i due detti Tagiar ła testa al toro e De zioba grasso tutte le boche łica), corredata da altrettanti venditori ambulanti, maschere e macchiette varie.

Sempre dedicati al Carnevale trovi altri quadri di Pietro Longhi, come il suo Casotto del leone o sue rappresentazioni del Ridotto dove, anche qui, si ritrovano le caratteristiche baúte e morette.

Così, oltre a godere di un invitante tepore, puoi vivere il Carnevale con uno spirito e con occhi diversi.

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Prima pubblicazione: Martedì, 26 Gennaio 2016 — Ultimo aggiornamento: Mercoledì, 21 Giugno 2017

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