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Conferenza
Gio 10/07/2014
Biblioteca Nazionale Marciana

Quando le abili mani dell’uomo inventano e costruiscono qualcosa di innovativo, delle vere e proprie scoperte scientifiche. Venezia, ancora una volta, è capofila, già nel Settecento, nella fabbricazione di macchine e strumenti ottici, grazie alle straordinarie doti di Biagio Burlini.

Nelle città di grande passato è la storia dell'arte che viene proposta e ripercorsa con più attenzione: in particolare l'architettura, la pittura, la scultura. Scarsa attenzione è posta invece su quanto la civiltà ha dovuto inventare e gestire per permettere agli artisti di manifestare il loro talento, ai potenti di amministrare, alla gente comune di vivere al meglio

In particolar modo, risulta difficile pensare alla tecnologia che, partendo dalle scoperte scientifiche, ha sviluppato sia gli oggetti d'uso comune che quelli più complessi e raffinati. Facciamo un esempio: parlando di telescopi il nome che viene alla mente subito è quello di Galileo Galilei. Ma quante altre persone li potevano utilizzare, e, soprattutto, chi li costruiva, i telescopi? E chi faceva le lenti? E, dal grande al piccolo: i microscopi che aiutarono i progressi della medicina?.

E fermiamoci al "vedere" perché per ogni campo del sapere si potrebbe fare la medesima osservazione. Quanti sono stati e quanti saranno i collezionisti privati che, per passione, cercano e trovano materiali che spesso le istituzioni importanti posseggono senza saperli riconoscere, a causa della scarse risorse disponibili o per scelta, per dar maggior spazio alle arti "alte" senza pensare ad un artigianato che, anche dal punta di vista estetico, ha delle indubbie qualità estetiche.  

In occasione della mostra “Occhiali da Doge. Gli occhiali da sole nella Venezia del Settecento”, con i suoi straordinari oggetti d'uso, ricchi di fascino quotidiano, ma anche di intuizioni scientifiche che solo dopo anni verranno stabilizzate, si cercherà di capire chi li costruiva, con quali conoscenze, dove lavorava, quanti manufatti sopravvivono della loro attività. Che nel caso di Biagio Burlini, ochialer all'insegna dell'Archimede sopra la fondamenta del Rosmarino si possono identificare anche grazie alla consultazione del Catalogo stampato nel 1758. Mentre in Venezia in quegli anni lavoravano anche Domenico e Lorenzo Selva in Calle larga San Marco affidando anche loro la loro scienza a testi conservati. E un'altra bottega esisteva in Campo San Bortolamio All'insegna dell'Aquila gestita da Zacharia Casanova di origine tedesca. 

L'incontro "Biagio Burlini occhialer, fabbricatore di macchine ed strumenti d'ottica, nella Venezia del '700" indetto per il giorno giovedì 10 luglio, alle ore 16:30, presso le Sale Monumentali della Biblioteca Nazionale Marciana proverà a far luce e a diffondere la conoscenza di questa particolare tipicità artigianale locale. 

Dopo i saluti di Maurizio Messina, direttore della Biblioteca Nazionale Marciana, interverranno: Carlo Montanaro (ideatore de la Fabbrica del Vedere, sta provando a costruire una mappa, riferita a Venezia, della visione e della riproducibilità delle immagini), Roberto Vascellari (ottico e curatore della mostra), Diego Padovan ed Enrico Zanoni, collezionisti e cultori, Pasquale Ventrice.

Ingresso libero, fino ad esaurimento dei posti disponibili, da Piazzetta San Marco 13/a. L'evento sarà registrato e reso disponibile su Venipedia TV.

Galleria immagini

Incisione tratta dal volume Raccolta di macchine ed instrumenti d'ottica che si fabbricano in Venezia da Biagio Burlini, Occhialajo sopra la fondamenta del Rosmarino all'insegna "Archimede".

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