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Esposizione
da Sab 25/02/2017 a Dom 18/06/2017
Palazzo Sarcinelli
Ingresso a pagamento
Read time: 4 mins

Fino al 18 Giugno 2017 Palazzo Sarcinelli ospita la mostra Bellini e Belliniani dedicata a Giovanni Bellini - da tutti considerato il vero fondatore della moderna pittura veneziana - ed ai suoi collaboratori definiti per l’occasione pittori belliniani. Una passeggiata suggestiva tra stili artistici e periodi temporali differenti.

Dal 25 Febbraio al 18 Giugno 2017 il palazzo del Cinquecento appartenuto alla famiglia Sarcinelli accoglie tra le sue raffinate sale capolavori di Giovanni Bellini, Tiziano, Tintoretto e Jacopo Palma il Vecchio accompagnati da opere di alcuni illustri interpreti dello stile belliniano come Andrea Previtali, Marco Bello, i Santacroce, Bartolomeo Veneto ed altri ancora.

Palazzo Sarcinelli, situato in una una zona semi-pedonale in via XX Settembre 132 a Conegliano (TV), accoglie gli ospiti in un’entrata con porticato e corte interna tipica dei palazzi rinascimentali. Ben restaurato, al suo interno si possono intravvedere — nella penombra delle sale — le decorazioni e gli stucchi originali del palazzo ma che passano in secondo piano vista la voluta concentrazione sui concetti e sullo scopo della mostra.

La mostra Bellini e i Belliniani vuole analizzare la bottega belliniana dividendo le sezioni in base allo stile e al periodo temporale tracciando un percorso espositivo che si sviluppa secondo una sequenza tematica. Tutte le opere sono una rilettura della collezione formatasi tra la fine del Settecento e i primi dell’Ottocento a Rovigo dal conte Giovanni Francesco Casilini e conservata presso l’antica Accademia dei Concordi.

L’esposizione si apre al primo piano con una prefazione sulla scelta espositiva ed il suo significato narrativo, posta di fronte ad una planimetria che illustra il lascito di Bellini e la sua cerchia tra la provincia nord di Treviso, Belluno e poco all’interno dei confini di Pordenone. Salendo le scale padronali si intravedono le datate decorazioni che compongono la residenza, l’unico momento in cui si possono scorgere chiaramente in quanto zona di passaggio, prima del vero inizio dell’esposizione.

Al secondo piano del palazzo, l’allestimento focalizza l’attenzione al solo testo prevedendo una porta scorrevole di vetro quale inizio di un’esposizione ottimamente curata ed essenziale; una piacevole illuminazione consente di avvolgere il visitatore in una magica atmosfera e permette di valorizzare i testi descrittivi e i dettagli delle opere esibite. La luce stessa che rivela ciò che è significativo guida lo spettatore attraverso le varie stanze senza mai abbandonarne la curiosità.

Le prime opere pittoriche, risalenti alla metà del Quattrocento, si concentrano sulla bottega di Jacopo Bellini, padre di Giovanni e Gentile, a cui spetterà il ruolo di passaggio da un linguaggio tardogotico ad uno più propriamente rinascimentale.

Già dalla seconda sala si può ammirare l’apice delle immagini per la devozione privata, caratterizzata da dipinti di piccole e medie dimensioni, genere di particolare rilevanza nelle pittura veneta tra la metà del Quattrocento e la metà del Cinquecento. Questa tipologia pittorica, che nasce proprio nella bottega belliniana, offre rappresentazioni come la Madonna con il Bambino dello stesso Bellini e altre dei suoi seguaci, emuli e scolari. Il percorso prosegue con le sacre conversazioni definite dal curatore con la descrizione più adatta di “devote meditazioni”, rappresentazioni dei santi che circondano la Madonna con il Bambino caratterizzate da un quasi assente dialogo tra le figure, punto focale dell’opera pittorica della bottega dei Bellini e che si perfeziona in molte varianti con Lorenzo Lotto, Tiziano e Palma il Vecchio.


Giovanni Luteri detto Dosso Dossi (Ferrara, 1489 circa-1542) Battista Dossi (Ferrara, 1497 circa-1548) Madonna con il Bambino e Santi quarto decennio del xvi secolo Olio su tela, cm. 293x214 Rovigo, Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi, inv. 222

Viene dato spazio anche alla componente nordica — nello specifico sono visibili quadri di Albrecht Dürer e del fiammingo Jean Gossaert detto il Mabuse — la cui influenza pittorica è stata particolarmente apprezzata dai collezionisti veneziani. Non mancano le esposizioni sui temi mitologici e pagani — ritenuti pericolosi e poco consoni dai direttori spirituali del Quattrocento — ma i cui artisti del tempo continuarono ad ispirarsi per rispondere alla richiesta di colti committenti.

L’ultima sala, che nasconde l’uscita con una tenda rossa, si sposta temporalmente al secondo Rinascimento, con quattro ritratti di sguardi; si denota il lascito di una via tracciata dallo stesso Giovanni Bellini un secolo innanzi, dimostrando come la sua bottega sia stata il fulcro fondamentale nell’evoluzione della pittura rinascimentale veneziana.


Domenico Capriolo (Venezia (?), 1494-Treviso 1528) Ritratto di studioso 1501-1502 circa Olio su tela, cm. 105,5x83,5 Rovigo, Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi, inv. 51

L’esposizione risulta molto scorrevole e concisa, con una scelta di esempi facili da interpretare in quanto ben descritti dai testi accompagnatori. Gli appassionati dell’affascinante rinascimento veneziano sono accontentati e alcuni dei capolavori scelti evincono — nelle colorazioni tipicamente di scuola veneta e nelle espressioni facciali — l’ineguagliabile stile belliniano.

La mostra, promossa dal Comune di Conegliano e da Civita Tre Venezie, è a cura di Giandomenico Romanelli. E’ visitabile, a pagamento, dalle 10:00 alla 18:00 al martedì, mercoledì e giovedì, dalle 10:00 alle 21:00 il venerdì e dalle 10:00 alle 20:00 il sabato e la domenica. Chiuso il lunedì.

nb

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Prima pubblicazione: Martedì, 18 Aprile 2017 — Ultimo aggiornamento: Martedì, 18 Aprile 2017

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