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E' una delle manifestazioni più recenti, iniziata come un atto di protesta contro il degrado di Venezia e contro il moto ondoso.

Dal 1975, ogni anno tra maggio e giugno, si rinnova questo impegno e la tradizione è diventata un importante appuntamento per moltissimi partecipanti, anche da fuori regione, con tantissime imbarcazioni tipiche.

Un appuntamento che ha permesso il rifiorire di un senso del luogo e dell'artigianato che risultava quasi scomparso.

La storia della Vogalonga è una storia recente, una conferma che la storia di Venezia non si ferma al 1797.

Il tutto nasce da una regata amichevole su mascarete il giorno di San Martino del 1974. In quegli anni gli appassionati della voga alla veneta erano pochi e isolati, e la tendenza era sempre più verso imbarcazioni a motore. Tra i partecipanti all'iniziativa ci furono anche altri personaggi di spicco dell'epoca, non regatanti, come l'allora direttore de Il Gazzettino — il quotidiano per eccellenza della città —, Lauro Bergamo, uno dei riferimenti attivi nel mondo delle regate, Toni Rosa Salva, e infine Giuseppe Rosa Salva, sempre impegnato nella difesa di Venezia.

Da qui si avviò l'idea di indire una vogata non competitiva, invitando al contempo tutti coloro i quali avevano "posato i remi" da troppo tempo ad unirsi per reagire al degrado della città, al moto ondoso e per il ripristino delle tradizioni veneziane.

E' così che il 26 gennaio 1975 nasce ufficialmente la Vogalonga, così chiamata per il lungo percorso che non solo si muove nella città di Venezia, ma si estende fino ai margini della Laguna Nord, raggiungendo così circa 30 km.

Bellissima la definizione del giornalista Sandro Meccoli sulle pagine del Corriere della Sera che li definirà "Un gruppo sparuto di veneziani che, stanchi di ciacolar  e di sentir ciacolar sulle sorti della città e della laguna, hanno richiamato i cittadini alle armi, ovvero all'arma di sempre, il remo".

Fondamentale per la riuscita sarà il supporto degli organi di stampa e la collaborazione con le istituzioni cittadine.

E così, per l'8 maggio 1975, in occasione della Festa della Sensa, il raduno viene fissato nel Bacino di San Marco, di fronte al Palazzo Ducale.

Sarà una giornata emozionante: ben 500 imbarcazioni con i suoi 1.500 partecipanti arriveranno silenziose e sinuose, nell'acqua calma del Bacino, dove ad attenderle ci sarà il colpo di cannone della partenza ufficiale e il fruscio dei numerosi remi in movimento.

La città si risveglia quindi nel colore e nelle forme di numerose imbarcazioni tipiche: c'erano le gondole, il sandolo, la mascareta, la caorlina, la topa, la peata, la vipera, lo s'ciopon e altre tra le più prestigiose delle società sportive veneziane e dei campioni del remo con le loro famiglie. E tutta Venezia era già accompagnata da numerosi equipaggi dell'estuario e del litorale, anche da fuori Veneto.

Delfo Utimpergher, su Il Gazzettino, scriveva: "una rivincita del remo sul motore una riscoperta del suggestivo ambiente lagunare, un raduno popolare non per contestare qualcosa o qualcuno, ma unicamente per solidarizzare con Venezia. Tante mani protese verso la città per difenderla da uno dei suoi tarli più insidiosi, il moto ondoso".

Nel tempo, si è passati dalle 1.500 imbarcazioni iniziali alle 5.800 del 2007, che ancora oggi crescono.

Grazie a questo entusiasmo e larghissima partecipazione, sorsero in pochi anni oltre cinquanta società remiere, munite sempre più di imbarcazioni di rappresentanza a dieci, dodici e diciotto remi.

Tutto questo facendo rifiorire un senso del luogo e un artigianato che era ormai in estinzione.

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Prima pubblicazione: Venerdì, 17 Maggio 2013 — Ultimo aggiornamento: Sabato, 14 Maggio 2016

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