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La Biennale Architettura nasce nel 1980 e diventa, nel giro di pochi anni, emblema dell’attenzione all’arte del progettare e del costruire nel nostro Paese.

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Istituita ufficialmente dalla Fondazione della Biennale di Venezia, fece la sua comparsa cinque anni prima della sua ufficiale istituzione: nel 1975 infatti venne realizzata la prima esposizione relativa alla materia architettonica, intitolata “A proposito del Mulino Stucky” presso i Magazzini del Sale. Responsabile fu il noto architetto e designer piemontese Vittorio Gregoretti, il quale ricevette l’incarico di allestire le successive mostre incentrate sulle Arti Visive, nello specifico del 1976 e del 1978, dall’allora presidente Carlo Ripa di Meana

Ma è negli anni ’80 che l’architettura diventa una materia di analisi e definizione autonoma all’interno della Biennale veneziana: durante il primo anno dell’ultimo ventennio del Novecento la neonata sezione venne affidata a Paolo Portoghesi, che curò così la prima Mostra Internazionale di Architettura intitolata “La presenza del passato”. 

Alla base della prima esposizione vi fu l’analisi del Postmoderno e della sua conseguente visione della storia come sorta di serbatoio infinito di immagini utili per essere reinterpretate in modo libero e indipendente dagli architetti contemporanei. All’Arsenale protagonista fu l’esposizione “Strada Novissima” costituita da 20 facciate realizzate dai grandi nomi dell’architettura mondiale e ideate come sorta di emblema delle strutture postmoderne. Tra i protagonisti di tale progetto Frank O. Gehry, Robert Venturi, Franco Purini e tante altre stelle del panorama contemporaneo. Oltre a ciò l’esposizione del 1980 venne ricordata anche per gli omaggi a Mario Ridolfi, Ignazio Gardella e Philip Johnson.

La seconda esposizione di Architettura (Novembre – Gennaio 1982) venne ricordata per l’interesse sviluppato nei confronti dell’architettura dei Paesi Islamici all’interno del Padiglione Italia: secondo Portoghesi, infatti, essa aveva influenzato fortemente grandi nomi dell’architettura occidentale come Antoni Gaudì, Le Corbusier e Frank Lloyd Wright. Oltre a ciò, all’interno della presente Biennale venne data grande importanza all’innovazione tecnologica, come dimostra l’operato dell’egiziano Hassan Fathy, e alle grandi personalità che negli anni si sono confrontate con la materia orientale in termini costruttivi.

La Mostra Internazionale di Architettura seguente fu segnata dalla direzione di Aldo Rossi, dopo che Portoghesi era diventato il Presidente della Biennale. Protagonista assoluto della kermesse artistica fu Venezia, in particolar modo la capacità degli architetti contemporanei, famosi e non, di ricreare o riqualificare zone specifiche del territorio veneziano e della sua laguna: dal titolo “Progetto Venezia”, la Biennale di Architettura del 1985 ebbe circa 1.500 partecipanti provenienti da ogni parte del Mondo. Tema maggiormente affrontato fu il celebre ponte dell’Accademia, uno dei simboli della meravigliosa città veneta, oggetto di particolari rielaborazioni capaci di spaziare da un’aderenza al contesto storico e stilistico all’ultimissima innovazione tecnologica conosciuta.

Tra Luglio e Settembre 1986 venne realizzata la quarta Biennale di Architettura, totalmente dedicata all’architetto Hendrik Petrus Berlage, alla sua volontà di creare una vera e propria opera d’arte totale in tutti i suoi aspetti (come dimostrano alcune sue costruzioni, come la celebre Borsa di Amsterdam) al leitmotiv della sua carriera:Guardare all’edificio e alla storia dell’edificio. Per omaggiare il celebre olandese venne realizzata una mostra a Villa Farsetti a Santa Maria di Sala, totalmente incentrata sui disegni dell’architetto celebrato. La presente esposizione tuttavia non si fermò agli spazi veneziani, ma i mesi seguenti fece il giro d’Europa passando per Berlino, Parigi e Amsterdam.

La V° Mostra Internazionale di Architettura venne realizzata nel 1991, sotto la direzione di Francesco Dal Co. Questi  introdusse una grande innovazione nell’ambito dell’impianto costruttivo dell’esposizione: modellò l’edizione sul formato dell’Esposizione d’arte invitando i Padiglioni nazionali a partecipare attivamente all’evento in questione. Per quanto riguarda l’ambito italiano, tra i partecipanti vi furono Gae Aulenti, Massimiliano Fuksas, Renzo Piano, Ettore Sottsass e altri famosissimi nomi del panorama architettonico del Belpaese.

L’edizione successiva venne realizzata nel 1996, ed ebbe come direttore artistico l’architetto austriaco Hans Hollein. Il titolo dell’esposizione fu “Sensori del futuro. Architetto come sismografo”, e volle analizzare l’abilità dell'architetto di entrare in contatto con le esigenze della realtà a lui contemporanea, riuscendo a portarla verso progetti legati al mondo futuro. Secondo Hollein infatti, l’architetto moderno non apparteneva più a scuole o movimenti, ma era una figura indipendente da qualsiasi tipo di identificazione e classificazione. Tra gli architetti facenti parte del progetto Frank O.Gehry, Tadao Ando, Zaha Hadid, Norman Foster e Toyo Ito. Per quanto riguarda il padiglione italiano, venne realizzata la retrospettiva “Radicals”, incentrata sulle massime esperienze architettoniche tra gli anni ’50 e ’70 del secolo. Di grande rilievo la costituzione del Leone d’oro alla carriera in ambito architettonico,che venne nello specifico dato a Ignazio Gardella, Philip Johnson e Osca Niemeyer

Less Aesthetics, More Ethics” fu il titolo della VII° Biennale di Architettura, diretta da Massimiliano Fuksas. Egli non volle più portare avanti la concezione tradizionale di esposizione, spostando questa a un livello di indagine a 360 gradi sulla società contemporanea, con un occhio di riguardo verso le immense metropoli contemporanee. Tre i gruppi tematici affrontati durante la presente mostra, in particolare furono toccate le tematiche dell'ambiente, del sociale e del settore tecnologico. Particolarmente interessanti furono le dodici videoproiezioni di Bogotà, Buenos Aires, Bucarest, Budapest, Città del Messico, Nuova Delhi, Parigi, San Paolo, Quito, Il Cairo, Atene e Montreal presenti negli spazi delle Corderie: queste appaiono come un vero e proprio vortice di caos e degrado sociale. 

La Biennale di Architettura successiva venne intitolata “Next”. Sotto la direzione di Deyan Sudjic, essa si incentrò sulla capacità, attraverso le innovazioni tecnologiche ma anche grazie a modellini, schizzi e quant’altro, di progettare un’architettura incentrata sul futuro. Per il direttore, in particolar modo, l’area geografica cinese sarebbe stata la più idonea a questa nuova architettura. Durante l’esposizione vennero affrontate nuove idee sulle maggiori tipologie costruttive dell’architettura, cioè abitazione, musei, interscambio, formazione, città delle torri, lavoro, negozi, spettacolo, chiesa e stato, piani urbanistici e infine l’Italia. È la tipologia dedicata alle Città delle torri a destare maggior interesse: venne richiesto ad alcuni grandi architetti di presentare il modellino di un grattacielo di 100 metri in scala 1:100. In riferimento a ciò il Padiglione americano presentò le fotografie più emblematiche dell’attentato alle Torri Gemelle, e alcune proposte di ricostruzione del territorio in questione. 

Nel 2004 ci fu la nona Mostra Internazionale di Architettura. Direttore fu Kurt Foster, il quale propose una visione dell’architettura contemporanea capace di unire elementi completamente differenti tra di loro. Venne dato il titolo “Metamorph”, e la mostra presente negli spazi dell’Arsenale fu suddivisa in sette sezioni specifiche: trasformazioni, tipografia, la natura dell’artificio, superfici, atmosfera, l’erpicatura della città e iper-progetti. Molto importante la sezione dedicata alle trasformazioni, vero e proprio omaggio ai grandi architetti degli anni ’80.

La decima edizione della Biennale di Architettura fu interamente dedicata alla tematica delle città globali, le grandi metropoli con popolazione maggiore ai quattro milioni di abitanti e nonostante ciò in continuo aumento. “Città. Architettura e società” fu il titolo scelto e vennero affrontate svariate tematiche, dall’emigrazione alla sostenibilità. Grande importanza venne data al ruolo dell’architettura nella realizzazione di situazioni costruttive adeguate alla richiesta sociale specifica. All’Arsenale venne presentata un’esposizione con tanto di filmati, fotografie, grafici e allestimenti di sedici grandi città di ogni angolo della Terra. L’Italia del Sud fu la protagonista di progetti presentati nelle due sezioni collaterali della Biennale. Una allestita alle Artiglierie dell’Arsenale e un’altra, “Città – porto” presentata invece a Palermo. 

Aaron Betsky, direttore del Netherlands Architecture Institute di Rotterdam, venne rivestito dell’incarico di dirigere l’undicesima Biennale di Architettura, nel 2008. Per Betsky l’architettura non era il semplice costruire, ma un concetto molto più ampio e libero. “Out there: architecture beyond building” fu il tiolo scelto, e presso le Corderie venne presentata la mostra “Installations”, con tantissime installazioni di grandi dimensioni e site specific. Tra i partecipanti Massimiliano Fuksas, l’UN Studio, Vincente Guallart, Zaha Hadid e tante altre celebrità dell’architettura contemporanea. Il Padiglione Italia fu invece la sede di un’esposizione incentrata sull’architettura sperimentale.  

Per la realizzazione della dodicesima Mostra Internazionale di Architettura, chiamata “People Meet in Architecture” venne chiamata Kazuyo Sejima. Il titolo fu esplicativo: importante era dare la possibilità di aprire l’architettura a nuovi punti di vista sulle modalità di relazione tra le persone. Alla mostra parteciparono quarantaquattro tra architetti, studi e ingegneri, provenienti da tutto il mondo. La Biennale, avvenuta nel 2010, ebbe un grandissimo successo di pubblico, arrivando a ospitare nella totalità 170.801 visitatori. 

L’ultima esposizione, prima di quella che si svolgerà dal 7 Giugno al 23 Novembre 2014, ebbe come direttore il celebre David Chipperfield e venne intitolata “Common Ground”. L’esposizione, avvenuta nel 2012, fu caratterizzata dalla presenza di 110 partecipanti e vide la presenza di fotografi, artisti, critici e studiosi capaci di realizzare progetti adeguati alla tematica proposta: dimostrare “l’importanza dell’influenza e della comunità dell’impegno culturale” con idee comuni a tutti idonee a costituire la base di una cultura architettonica.

(ar)

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