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Fino al 1797 il capodanno nella Serenissima seguiva un corso più antico del calendario gregoriano, più vicino al ciclo lunare e che aveva inizio il 1° marzo, quando i mesi erano dieci anziché dodici.
 

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Il calendario utilizzato nella Repubblica della Serenissima, fino al 1797 corrispondeva al più antico calendario romano dove Marzo era il primo mese dell'anno – sostituito solo successivamente da Gennaio – e con esso il suo primo giorno ne segnava il capodanno.

More veneto significa «secondo l'uso veneto / a modo veneto», che veniva abbreviato in m.v. accanto alla data utilizzata nei documenti e annotazioni, per indicarne il diverso uso secondo lo stile più diffuso all'epoca. Poiché, iniziando a marzo, l'inizio dell'anno era posticipato di due mesi la differenza di datazione era sostanziale e "in ritardo" di un anno. A titolo di esempio, il 13 febbraio 1598 m.v. corrispondeva al 13 febbraio 1599 del calendario gregoriano.

Si parla di calendario antico proprio perché affonda le radici nella nascita di Roma dove, secondo tradizione, Romolo – il primo re – ne istituì la città e il primo calendario. In esso i mesi erano 10: Martius, Aprilis, Maius, Iunius, Quintilis (poi Iulius in onore di Giulio Cesare), Sextilis (poi Augustus in onore di Cesare Ottaviano Augusto), September, October, November, December. Solo con Numa Pompilio – secondo re di Roma – i mesi furono portati a 12 con l'introduzione di Gennaio (Januarius dedicato al Dio Ianus – Giano, dio degli inizi –) e Febbraio (Februarius destinato alla purificazione), che inizialmente apparivano in coda agli altri 10, solo successivamente riorganizzati come mesi iniziali.

Un inizio d'anno più legato al risveglio naturale della Terra, che si può riscontrare anche in altri calendari come il capodanno cinese (chūnjié – 春节) o il capodanno persiano (Nawrūz, conosciuto anche come Nowruz), sebbene in date e modalità diverse. Anche nel resto d'Italia si possono riscontrare stili di adozione differenti (a Firenze, per esempio, iniziava il 25 marzo), ma anch'essi orientati ad un periodo primaverile e solo verso l'800 adeguati alla datazione del 1° gennaio.

Testimonianze odierne degli antichi festeggiamenti, ne possono quindi essere i vari brusàr marzo, ciamàr marzo, bàter marzo, che ancora oggi si svolgono in alcune località del Veneto. Nello specifico, bàter marzo (battere Marzo), alcuni lo riconducono al più antico rito di Mamurio Veturio – il «vecchio Marte» –, che veniva percosso con lunghe pertiche bianche e scacciato dalla città di Roma il 1° marzo. Poiché in antichità Marte non era il dio della guerra, ma il dio della vegetazione, gli antichi riti sembrano rifarsi allo scacciare il vecchio e morente dio in favore di quello nascente, così come nascente è la vegetazione che spunta nuovamente dopo l'inverno.

(mt)

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