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C'è chi ritiene che il nome derivi da gnau, il verso del gatto, sicuramente era un mascheramento apprezzato dai giovani omosessuali che durante l'anno erano costretti a nascondere la propria natura.

C'è da dire che comunque, ora come in passato, travestirsi del sesso opposto al proprio, è sempre divertente e intrigante.

L’aspetto felino ha qualcosa che ricorda Arlecchino e, in genere, la natura ambigua e androgina di ogni maschera.

Ma la materia è scabrosa: la bisessualità; e più che una maschera la Gnaga è un travestimento, dal maschile al femminile (ne esiste anche una variante dall’espressione più suina e meno felina). Malvista dalla polizia, provocatrice di risse e di cortei di giovinastri, è indice della corruzione del costume che contraddistinse l’ultimo secolo della Repubblica.

Vista da lontano la Gnaga sembra una semplice massaia, con un cesto di vimini infilato nel braccio; da vicino mostra invece la sua oscena identità di travestito, appena celata dal volto di gatto, corredata da movenze feline e miagolii di calore, cercando altresì di attenuare lo scandalo accompagnandosi con un cagnolino o con dei cuccioli di gatto. 

(mv) (as)

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Pubblicato: Giovedì, 17 Gennaio 2013 — Aggiornato: Sabato, 17 Gennaio 2015