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Eletto alla morte del padre Maurizio di cui era co-reggente con il beneplacito di Costantinopoli e l’approvazione dei veneziani.

Anche il suo dogado, come quello del padre, fu lungo, durò 17 anni, ma i risultati furono inferiori e alla fine sarà cacciato.

Infatti, Giovanni Diacono scrive nella sua Cronaca Veneziana che questo doge «da nessuna testimonianza scritta né da tradizione orale risulta abbia ispirato la sua azione al bene della patria».

Al pari del padre, comunque, Giovanni Galbaio tentò di mantenere gli equilibri che riguardavano i franchi, il papato e l’impero d’Oriente.

Le gelosie interne, però, gli furono fatali: Giovanni decise di farsi affiancare dal figlio Maurizio, ottenendo l’assenso del basileus, ma senza interpellare il popolo, un atto di prepotenza e di mancanza di rispetto. Pertanto, l’idea di avere un terzo Galbaio non piacque alle famiglie apostoliche: dopo i dogi Maurizio e Giovanni, avere ancora un altro Galbaio avrebbe potuto significare una monarchia anziché una repubblica, ancorché aristocratica. Così le trame di palazzo lo indussero a precipitosa fuga assieme al figlio (804).

(gidi)

Galleria immagini

Incisione raffigurante il doge Giovanni Galbaio.
Lo stemma del doge Giovanni Galbaio

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