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Chiamato un tempo Quartier Grando per la sua mole, la ex caserma G. Pepe è un'importante testimone di uno dei primi esempi di caserma costruita appositamente per l'accasermamento, addestramento e acquartieramento di truppe in tempo di pace. Nonché casa dei Fanti da Mar, primo esempio storico di truppe anfibie. Oggi adibito in parte ad eventi temporanei.

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Durante la Serenissima era Quartier Grando, Casa dei Soldai — conosciuto anche come Palazzo dei Soldati o Quartiere Generale — casa dei cosiddetti Fanti da Mar i cui oggi discendenti diretti sono rappresentati dal Reggimento Lagunari "Serenissima", unico reparto di fanteria d'assalto anfibio dell'Esercito Italiano. Il primo nucleo dei Fanti da Mar è stato istituito dal doge Enrico Dandolo nel 1202 e dal 2007 compongono l'unità interforze Forza di proiezione dal mare insieme alla Brigata Marina "San Marco", meglio conosciuta come Marò.

Capace di ospitare 2.000 persone, la costruzione del Palazzo dei Soldati risale al 1591, sotto il dogado di Marino Grimani, per risolvere l'annoso problema degli accasermamenti militari a partire dal 1202 in occasione della quarta crociata in Terra Santa voluta da Papa Innocenzo III e per cui il doge Dandolo fece sostare nella zona del Palazzo circa 10.000 crociati (si dice), costruendo a San Nicolò — la zona dove si trovava il Palazzo e che ancora oggi porta lo stesso nome — grandi capanne di tavole per i soldati e scuderie per i cavalli. Crociata che segnò l'avvio della grande avventura mercantile veneziana e per cui successivamente i militari sono stati impiegati anche per scortare le Mude, ovvero i convogli commerciali nel Mediterraneo.

Nella storia della Serenissima il Lido ha svolto una naturale funzione difensiva dal mare, che nel tempo è stata rinforzata con varie soluzioni, come le due robuste torri di legno sulle rive dell'imboccatura del Porto di Lido collegate con un sistema di catene e piccole imbarcazioni per bloccare la navigazione nella bocca di porto, ideata da Vettor Pisani a cui la Serenissima affidò la difesa della città durante la Guerra di Chioggia (1378-79).

Nello stesso periodo fece costruire un serraglio con una larga fossa ottenuta con un ramparo in pietra finalizzato a proteggere l'Abbazia di San Nicolò, dove oggi sorge la Caserma G. Pepe e che viene indicato ancora oggi con lo stesso appellativo. Nel periodo della minaccia turca, la vecchia torre chiamata Castel Vecchio di fronte a Sant'Andrea è stata ricostruita di sana pianta e ampliata con due torrioni ai lati, il cui torrione di destra è stato corredato di un'asta con lanterna di sufficiente altezza per essere utilizzata come faro.

L'opera completa conteneva provvisoriamente i quartieri per i soldati, un tezón per i salnitri e una fabbrica per la produzione di polvere da sparo, le stalle per i cavalli, il convento e la chiesa di San Nicolò. Al suo interno le milizie venivano addestrate: c'era anche un bersaglio e un tiro a segno per artiglierie.

Solo un lato non viene fortificato: quello rivolto verso Venezia. Sia per non dare una presenza ostile ai Veneziani in tempo di pace, sia per evitare che il nemico, nell'eventuale sbarco al Lido, volgesse le artiglierie a proprio favore verso la città. Tuttavia il lato trova la sua copertura armata nel forte di Sant'Andrea, grazie all'intuizione strategica del comandante Francesco Maria della Rovere duca d'Urbino.

La grande importanza storica di questo tipo di edificio deriva dall'essere uno dei primi esempi di caserma costruita appositamente per l'accasermamento e l'acquartieramento di truppe in tempo di pace, con lo scopo di creare un esercito moderno e non mercenario. Rilevanza che viene evidenziata dai Veneziani coniando una medaglia commemorativa per la sua costituzione

Dal 1600 fino al 1999 l'allora Palazzo dei Soldati e la più attuale Caserma Pepe — in onore al generale Guglielmo Pepe che soccorre la Repubblica di Venezia nel 1848 — ha dato alloggio ai Fanti da Mar, primo esempio storico di truppe anfibie, fino al più recente Reggimento Lagunari, oggi trasferiti in altra sede nella terraferma.

L'attuale edificio conserva ancora oggi le caratteristiche originarie, compreso il suo pozzo al centro della pianta quadrata, sebbene la struttura risulti in molte sue parti fatiscente e pericolante. In alcune parti dell'edificio sono ancora presenti porzioni di mappe militari murali di Venezia risalenti alla metà del 1800.

Dal 2016 Biennale Urbana ha iniziato ad utilizzare la struttura per brevi periodi organizzando attività culturali e formative insieme a partner locali e internazionali, nel progetto Urban Intervention Camp. Più recentemente, nel 2018, è stata avviata una prima fase di allestimento rigenerazione della grande corte interna e degli spazi adiacenti.

Insieme ai collettivi Camposaz, Collectif ETC., IGLOÙ, Parasite 2.0 e ATZ (Agreements To Zinedine) sono state realizzate poi le principali infrastrutture con nuovi servizi temporanei come bar, cucina, tavoli e sedute.

Con l'iniziativa Cinema Pepe è stata creata un'installazione artistica che nel 2018 ha ospitato rassegne cinematografiche.

La struttura è visitabile esclusivamente in occasioni specifiche.

Riferimenti

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