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Questo luogo ebbe un ruolo fondamentale nella storia di Venezia: fu un grande cantiere navale dove le barche venivano costruite e riparate. Non solo, all'interno, nei momenti gloriosi della Serenissima, esistevano dei veri e propri quartieri popolati da operai e portuali. Anticipò di molti secoli il concetto di fabbrica su catena di montaggio.

Questo edificio fu talmente importante per la città che pure il il padre della lingua italiana, così definito Dante Alighieri, vi dedicò un passo nel suo celebre poema "Divina Commedia". 

Il termine arsenale deriva dall’espressione araba "darsina’a"  (la quale mescola le parole darsena e cantiere), successivamente modificata nella forma veneziana"darzanà"  (da cui deriva il conio dantesco "arzanà"), "arzanàl" (o "arsenàl") ed infine arsenale.

La fondazione di questo grande cantiere navale risale al 1104 sotto il dogado di Ordelafo Falier e partì da due isole chiamate “Gemelle”. Dal XIV secolo iniziò progressivamente ad ampliarsi aumentando il numero di cantieri e fabbricati quali la "Casa del Canevo" (edificio utilizzato per la fabbricazione delle gomene, riprogettato nel 1579 da Andrea da Ponte) e l’Arsenale Nuovo (costruito nel 1325 al quale seguì nel 1473 il Nuovissimo); l’area venne ulteriormente arricchita in seguito dal canale e dal riparo delle Galeazze, dalla Darsena Nuovissima e dallo Squero delle Gagiandre, quest’ultimo attribuito ad un progetto del Sansovino.

Una curiosità: la gagiandra (galleggiante stazionato o zattera armata), viene data dal Boerio come galàna o tartaruga, l'animale corazzato che tutti conosciamo.

Gli accessi all’Arsenale consistevano nella Porta di terra posto in campo dell’Arsenal, costruita nel 1460 su progetto del Gambello, e nella Porta d’Acqua sul rio dell’Arsenale, risalente al XVI secolo ed affacciata alla parte più antica del cantiere, cioè la Darsena Vecchia. Ai lati della Porta di Terra sono collocati due leoni in marmo: si tratta di due bottini di guerra di origine greca, di cui uno proviene dal Pireo di Atene (quello a sinistra), mentre l’altro si trovava lungo la strada Lepsina che congiungeva Atene ad Eleuni. Gli altri due leoni più piccoli sulla destra provengono dall’isola di Delo  e risalgono circa al VI secolo a.C.

All’interno delle mura che cingevano l’area si erano sviluppati dei veri e propri quartieri popolati da operai e portuali che venivano soprannominati arsenalotti, inoltre si erano sviluppate diverse attività manifatturiere ed artigianali a supporto delle attività interne al cantiere.

Vale la pena ricordare che qui venne anticipato di molti secoli il concetto di fabbrica, basato su una catena di montaggio tramite l'utilizzo di componenti standard. Così facendo la Serenissima fu in grado di produrre grandi numeri di imbarcazioni e di quanto necessario alla sua flotta, che le permise di avere un notevole vantaggio rispetto ad altri "concorrenti" e di essere per molti secoli la maggiore fabbrica navale del mondo.

Sotto il dominio francese oltre ad un riassestamento dell’organizzazione, fu aperto il canale della Porta Nuova assieme al quale venne eretta l’omonima torre lungo la muraglia, il tutto al fine di facilitare l’accesso delle navi che prima erano costrette a passare per il bacino di San Marco.

Qualche decennio fa è stato infisso lungo la cinta un busto bronzeo ritraente il poeta Dante Alighieri, il quale scrisse un passo dedicato all'Arsenale: 

«Quale ne l'arzanà de' Viniziani
bolle l'inverno la tenace pece
a rimpalmare i legni lor non sani,
ché navicar non ponno – in quella vece
chi fa suo legno nuovo e chi ristoppa
le coste a quel che più vïaggi fece;
chi ribatte da proda e chi da poppa;
altri fa remi e altri volge sarte;
chi terzeruolo e artimon rintoppa –;
tal, non per foco ma per divin' arte,
bollia là giuso una pegola spessa,
che 'nviscava la ripa d'ogne parte.
I' vedea lei, ma non vedëa in essa
mai che bolle che 'l bollor levava,
e gonfiar tutta, e riseder compressa.»

(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, XXI, vv. 7-21)

Recentemente l’area è stata al centro di un programma di riqualificazione a scopo culturale. L’antica officina dei remi oggi ospita il Padiglione delle Navi del Museo Storico Navale della Marina Militare, mentre l’area monumentale ed in particolare le Tese (i capannoni adibiti alla realizzazione delle vele) sono state concesse alla Biennale ed ospitano il Teatro Piccolo Arsenale (ex cinema Arsenale) ed il Teatro alle Tese.

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Prima pubblicazione: Lunedì, 27 Agosto 2012 — Ultimo aggiornamento: Venerdì, 13 Novembre 2015

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