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Il termine mona sembra derivare dalla contrazione di monna (come la Monnalisa), che a sua volta è la contrazione di Madonna, di origine latina mea domina, ovvero mia signora. Il termine viene poi declinato anche nell'uso quotidiano per descrivere il sesso femminile.

Per questo motivo, quando in altri luoghi i termini riferiti al sesso femminile risultavano volgari, a Venezia questo termine era di uso comune e per nulla offensivo.

È una frase che si sente moltissimo usare dai veneziani, dove a seconda dell'espressione e del tono con cui viene detta si capisce se è un'offesa o è semplicemente un modo benevolo di canzonare, o più semplicemente un'intercalare su una discussione. Spesso durante un dialogo tra amici o fra casalinghe in modo canzonatorio si usa questa frase, che non viene mai presa come un'offesa.

Da qui ci sono anche varianti come "va' in còca", "va' in móna de to àmia" (àmia significa zia), "va' in móna de to màre" e a volte detta proprio dalle madri verso i figli "va' in móna de to màre che so mi".

Móna ha anche utilizzi differenti, di apprezzamento – magari ritenuto più spinto – come "che tòco de móna" per indicare una donna particolarmente bella ed attraente.

Èsser / Fàr el móna, che si usa in contesti diversi, sembra avere invece un'altra origine.

La tradizione dice anche...

Prima pubblicazione: Mercoledì, 07 Novembre 2012 — Ultimo aggiornamento: Domenica, 06 Settembre 2015

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