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Pur con usi differenti, questi modi di dire legati alla parola móna si riferiscono a persona sciocca, con poco sale in zucca.

«Ciò ma ti xe móna?» ci si potrebbe sentir chiedere di fronte ad una affermazione che lascia senza parole il proprio interlocutore, che può equivalere ad un «Ma che cavolo stai dicendo?» o più colorito «Ma sei scemo?». Cambiando modalità, ci si può sentire apostrofare con un «no stà far el móna...», per intendere «non fare cavolate... / non fare lo stupido...».

Fare il móna può avere un duplice significato: il primo richiama l'essere sciocco (con amici, con una donna, a lavoro, ...), il secondo significa far finta di essere sciocchi per mascherare la propria scaltrezza. «Mi fasso el móna, ma capisso tuto...» significa infatti far finta di non capire o metterci molto tempo per arrivare a capire qualcosa, quando in realtà si sta recitando una parte.

A differenza del detto va in móna, l'origine della parola e quindi del suo significato potrebbe provenire dallo spagnolo mona, abbreviazione di maimòn che a sua volta proviene dall’arabo maimūn. Questo termine indica una specie di scimmia, della famiglia dei cercopitechi (Cercopithecus mona). Maimòne si ritrova anche in più vecchi vocabolari di lingua italiana, per indicare appunto questo genere di scimmia (ad esempio nel Dizionario portatile della lingua italiana di Francesco Cardinali, 1828).

Se così fosse, il suo riferimento al comportamento sciocco potrebbe derivare dall'uso di scimmiette nei mercati – o in spettacoli itineranti – le quali venivano ammaestrate per comportarsi in modo buffo, quasi sciocco, per simpatizzarsi il pubblico e contribuire a vendere di più. Cosa che acquisterebbe anche il duplice significato succitato (sembrare sciocchi per ottenere un risultato studiato).