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Il più antico fra i teatri esistenti a Venezia, ha alle spalle una storia travagliata.

Nei secoli, è stato diretto da grandi personalità, da Carlo Goldoni a Giorgio Gaber. Oggi è la sede veneziana del Teatro Stabile del Veneto. 

Costruito nel 1622 dalla famiglia Vendramin, da cui inizialmente prende il nome. All’epoca, venne chiamato anche Teatro di San Salvador o di San Luca

Distrutto da un incendio nel 1653, venne ricostruito all’interno delle mura rimaste intatte e assegnato ad impresari esterni, tra cui Gaspare Torelli, che lasciò particolare la sua impronta nella programmazione e nella struttura, facendosi promotore di restauri e migliorie. 

Nel 1752, al teatro approdò Carlo Goldoni, che consegnò direttamente al proprietario le proprie opere, pur rimanendo libero di stamparle presso qualsiasi editore. In virtù di questa libertà artistica, Goldoni intraprese la riforma del Teatro che lo portò a creare opere e personaggi immortali. In particolare, nella sua ultima stagione al teatro San Luca nel 1761, produsse commedie celeberrime quali "La trilogia della villeggiatura", "Sior Todero brontolon", "Le baruffe chiozzotte" e "Una delle ultime sere di carnevale".

Partito Goldoni, Francesco Vendramin continuò l’attività del teatro in forma impresariale, fino alla chiusura nel 1775: da troppo tempo il teatro non era sottoposto a manutenzione e restauro ed era dunque ritenuto pericoloso. 

Il teatro riprese le attività nel 1776, dopo un intervento di restauro che includeva lo spostamento dell’ingresso in Calle Berizi (oggi Calle del Teatro), la creazione di un atrio e l’aumento del numero dei palchi. 

Chiuso nel 1797, a causa del crollo della Serenissima e dei decreti restrittivi del ministero dell’interno, riaprì nel 1817. Fu nuovamente ammodernato, per sostenere la concorrenza della neonata Fenice. Nel 1833, dopo gli ennesimi interventi, il teatro cambiò nome per diventare Teatro Apollo. Tre anni dopo, quando la Fenice venne distrutta da un terribile incendio, l’Apollo assorbì anche la sua produzione teatrale. 

Dopo la morte di Domenico Vendramin, un ulteriore restauro diede al teatro, nel 1853, il caratteristico aspetto neogotico fiorito. Nel 1874, un ulteriore restauro ripulì la struttura e le decorazioni. Il teatro a questo punto ospitava circa 1250 spettatori fra platea e gallerie ed aveva 5 uscite sulla pubblica strada. L’anno successivo, il teatro cambio ancora una volta il nome: il 26 febbraio 1875, divenne definitivamente Teatro Carlo Goldoni, ad omaggiare l'illustre commediografo veneziano. Dopo la cerimonia di inaugurazione, con la scoperta del busto di Goldoni ad opera dello scultore Soranzo, il Teatro Goldoni inaugurò con la rappresentazione di "Una delle ultime sere di carnevale", ultima opera che l’autore compose a Venezia.

Nuovi restauri si ebbero nel XX secolo: nel 1909 venne rinnovata la facciata, definita successivamente “di stile ferroviario”.

Nel 1923, il teatro festeggiò il suo quarto secolo di attività, con il ritorno di Eleonora Duse sulla scena veneziana dopo vent’anni. Le rappresentazioni proseguirono fino al 1947. Una lunga chiusurà seguì, durante la quale il teatro venne acquisito dal Comune di Venezia e subì nuovi interventi. Definitivamente restituito al pubblico nel 1979, venne inaugurato con la rappresentazione de La locandiera di Goldoni. 

Il comune gestì il teatro per diversi anni, affidandolo a vari direttori - tra i quali Giorgio Gaber - fino alla consegna nel 1992 all’Associazione Teatro Stabile del Veneto. 

Tra gli avvenimenti distintivi del teatro, si ricorda anche la cosiddetta "Beffa del Goldoni": nel marzo 1945, un gruppo della Brigata Biancotto, irruppe sul palco durante la recita di "Vestire gli Ignudi" di Pirandello. Tenendo sotto tiro delle armi i fascisti e tedeschi presenti in sala, il gruppo pronunciò un appello alla resistenza ed alla libertà, gettò manifesti nella sala e si allontanò indisturbato. L'avvenimento è ricordato da una lapide in marmo all'interno del teatro.

Il Goldoni è un tipico teatro all'italiana: presenta una sala divisa in platea e quattro ordini di palchi-galleria. Complessivamente ospita 800 spettatori ed il suo palcoscenico è largo 12 metri e profondo 11,2 metri.

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Prima pubblicazione: Lunedì, 14 Maggio 2012 — Ultimo aggiornamento: Venerdì, 30 Settembre 2016

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