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Tra il 1641 e il 1645 questo teatro fu sicuramente il palcoscenico che ospitò i melodrammi con gli allestimenti più sfarzosi di tutta Venezia.

Lo scenografo marchigiano Giacomo Torelli compì una vera rivoluzione all'assetto teatrale del Seicento: inventò la "grande ruota”, uno strumento posizionato sotto al palco, in grado di cambiare le quinte in modo celere e sincronizzato.

Giacomo Sommariva, guantaio di professione, il primo luglio del 1640, ottennè in affitto, dai frati proprietari del monastero, un capannone del convento dei SS. Giovanni e Paolo per una stagione teatrale. Sommariva fu solo una copertura in quanto, in realtà i veri finanziatori dell’impresa furono alcuni degli appartenenti all’Accademia degli Incogniti, in particolare Geronimo Lando, Giacomo Marcello e Giacomo da Mosto. L’Accademia degli Incogniti fu fondata da un giovane aristocratico di nome Giovan Francesco Loredan (1607 – 1661) che nel 1630 costituì un circolo di letterati e dotti per condividere argomenti di natura sociale, culturale, politico e religioso, che si riunivano presso la residenza del nobile a palazzo Ruzzini, a Santa Maria Formosa. Il 1600 fu determinante per l’istituzione di gruppi o circoli di nobili e solo a Venezia se ne contarono circa sessanta; l'Accademia degli Incogniti fu una delle più note, le cui vicende si intersecarono strettamente con quelle della Repubblica di Venezia in quanto i suoi membri contribuirono alla diffusione della propaganda repubblicana e antipapale, oltre alla decisa lotta per la libertà di stampa.

La maggior parte degli autori dei libretti dei melodrammi allestiti nel Teatro Novissimo furono letterati che aderirono alla politica degli Incogniti, in particolare: Giulio Strozzi compose La Finta Pazza (musiche di Francesco Sacrati), Vincenzo Nolfi fu l’autore di Il Bellerofonte, Marc’Antonio Tirabosco scrisse de l’Alcate, Niccolò Enea Bartolini scrisse La Venere Gelosa, Scipione Herrico fu il poeta della Deidamia, Giacomo Badoaro preparò il libretto de l’Ulisse Errante e, infine, Maiolino Bisaccioni fu l’autore dell’Ercole in Lidia e delle due preziose descrizioni delle messinscene de La Finta Pazza e La Venere Gelosa

Giacomo Torelli fu scelto come architetto per l’edificazione del teatro e i lavori vennero avviati in luglio ma dopo soli due mesi si dovettero interrompere in quanto la zona destinata alla platea risultava costruita su un lotto non rientrante nel contratto di affitto. Il tutto si risolse con la stipula di un nuovo contratto, il 2 ottobre 1640, e l'affitto venne aumentato e quindi ampliato al nuovo lotto denominato Tezon Cavallerizza. I frati decisero di delineare delle norme a cui l’impresario Sommariva dovette sottostare per la costruzione del teatro, in particolare imposero che venissero messe in scena solo opere eroiche in musica, non commedie buffonesche, o di altra natura. Ricominciarono i lavori ed entro l’anno vennero terminati. Il teatro venne inaugurato il 27 gennaio 1641 con lo spettacolo La Finta Pazza, le cui scenografie vennero curate da Giacomo Torelli; quest'ultimo, curò le scenografie tutti i molodrammi che vennero rappresentati nel teatro.

Il Novissimo fu un edificio in legno e pare fosse costruito con una cavea a gradoni. Anche se non esistono fonti certe, sembra che il Novissimo fosse un teatro costruito con tre ordini di palchetti e si presume potesse contenere tra i quattrocentocinquanta e i cinquecento spettatori con un palcoscenico di circa 14 metri di larghezza (9 effettivi).

Il pubblico del teatro Novissimo fu composto principalmente da persone colte e benestanti, coscienti del privilegio di poter partecipare a una fonte di cultura cittadina, cogliendo i messaggi celati dietro le scenografie di Torelli e dietro i testi dei libretti scritti da alcuni dei componenti dell'Accademia degli Incogniti.   

Nel maggio 1643, il nuovo impresario Gerolamo Lappoli cominciò ad indebitarsi per riuscire a mandare avanti l'attività del teatro, caratterizzato dalla messa in scena di opere allestite in modo molto lussuoso, ma solo due anni dopo, causa la mancanza di finanziamenti pubblici e privati, Lappoli non riuscì più pagare l’affitto. Il teatro Novissimo non poté sopravvivere e cessò l’attività e nel 1647 i chierici fecero demolire lo stabile.

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Pubblicato: Domenica, 15 Giugno 2014 — Aggiornato: Venerdì, 30 Settembre 2016