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Di origini antichissime, il luogo di culto — oggi scomparso — esisteva già dal X secolo assieme ad una Casa d'accoglienza per pellegrini che si recavano in Palestina, entrambi intitolati a San Biagio e Cataldo, costruiti grazie al supporto delle famiglie Capovani, Pianiga e Agnusdei. La chiesa venne consacrata verso la fine del XVI secolo e le sue sorti furono strettamente legate ad una devota religiosa: Giuliana di Collalto.

Nel 1222 Giuliana ebbe una visione: San Biagio le apparve indicandole l'estremo confine dell'Isola di Spinalonga — oggi Giudecca — quale luogo dove costruire un Monastero femminile a lui dedicato. Nel punto prescelto erano già presenti la Chiesa e la Casa d'accoglienza dedicati al Martire e l’arrivo di Giuliana a Venezia consentì di poter recuperare l'ospizio ormai in stato di abbandono nonché consentire che esso venisse trasformato in convento femminile. Giuliana assunse pertanto l’onere di gestire la struttura conventuale e con esso le venne affidata anche la Chiesa. Il suo arrivo attirò numerose giovani ragazze, molte delle quali nobili, affascinate dalla notizia di questa nuova fondazione religiosa prodigiosa.

Abadessa Giuliana fu molto amata dalle consorelle e dal popolo per il suo profondo desiderio di perfezione morale e religiosa, la vita semplice e dimessa e l’immancabile spirito di carità nei confronti delle monache e della povera gente. L’apprezzamento delle sue opere cristiane fu evidente al momento della sua morte, il primo settembre del 1262 all'età di 76 anni, quando accorse tutto il popolo invocando che venisse elevata a Santa. Giuliana venne sotterrata nell'umile cimitero delle monache, posizionato di fronte il Monastero e, più di trent'anni dopo, un evento miracoloso dimostrò pubblicamente l’inadeguatezza della sua sepoltura. Da quel momento, il corpo della Beata Giuliana venne estratto dalla terra e collocato in un’arca di legno splendidamente decorata su di un altare della chiesa di San Biagio e Cataldo.  

Nel 1518 quattordici benedettine della Congregazione cassinese di Ognissanti furono chiamate, per volontà del patriarca Antonio Contarini, a riformare il monastero dei Santi Biagio e Cataldo alla Giudecca, istituendo Abadessa Cipriana Lando; l'intera comunità vennè poi concentrata nello stesso Monastero nel 1805, in esecuzione di decreto del Regno Italico dell'8 giugno. 

La chiesa subì un restauro nel XVIII secolo, durante il quale il corpo della Beata Giuliana potè trovare luogo in una pregevole urna di marmo di Carrara, opera dello scultore Giovanni Maria Morlaiter, che oggi possiamo ammirare sopra l’altare della cappella dedicata a Sant'Anna nella chiesa di Santa Eufemia mentre, per un breve periodo dal 1810 circa al 1822, trovò posto su un altare della Basilica del Redentore. Nel luogo di culto erano presenti, oltre alle spoglie della Beata, anche altre reliquie: il corpo di San Gervasio Martire, un osso del braccio di San Biagio Vescovo e Martire, alcune ossa dei Santi trucidati dalle truppe di Re Erode e una mascella di San Giovanni Grisostomo. L'interno del tempo era a tre navate e spiccava la presenza di un bel coro pensile appoggiato a preziose colonne in pietra d'istria. Sette erano gli altari presenti (cinque dei quali arricchiti dai reliquiari) adornati da opere artistiche di Jacopo Palma il Giovane, Paris BordonFontebasso e Girolamo Pilotti.

Alcune immagini dell'epoca dimostrano la gradiosità e la maestosità dell'intero complesso religioso, confermato anche dal disegno di Pividor Giovanni che raffigura la Chiesa di San Biagio alla Giudecca, oggi conservato al Museo Correr. Della costruzione originaria, moltissimo è stato disperso ma si conosce che l’organo, opera della prima metà del Settecento del noto organaro veneziano Giacinto Pescetti, è oggi collocato sopra il portale d’ingresso, su una ristretta cantoria, della Chiesa parrocchiale di San Giacomo a Polcenigo. 

Nei 1809 sotto il dominio napoleonico il convento e la chiesa furono soppressi, per breve tempo divennero un ospedale e infine vennero venduti all'industriale Giovanni Stucky che li demolì nel 1883 per costruire il noto e omonimo Molino Stucky

Galleria immagini

Litografia di Beata Giuliana di Collalto.

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