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La chiesa — intitolata a San Biagio vescovo e martire — fu costruita nella metà del IX secolo vicino al ponte dell’Arsenale in un’area, probabilmente insulare, denominata Ladrio o Adrio. Questa chiesa rappresentò, per diversi anni, un modello di convivenza pacifica tra rito cattolico romano e greco bizantino.

Oggi, la chiesa è parte integrante del Museo Storico Navale e parrocchia militare.

La chiesa di San Biagio — intitolata a San Biagio vescovo e martire nonché conosciuta come San Biagio dei Marinai — è collocata oltre il ponte dell'Arsenale detto anche di San Biagio e trova spazio nel campo omonimo rinominato Angelo Emo nel 1889, nel sestiere di Castello.

Procedendo lungo la fondamenta che porta verso viale Garibaldi, l'edificio sembra ubicato in un luogo marginale ma si deve considerare che, negli anni in cui fu costruito, la situazione urbanistica era completamente diversa. Dopo la caduta della Repubblica infatti sono state allargate le rive verso il bacino di San Marco e sono stati distrutti gli antichi Granai che sorgevano lungo la viabilità esterna tra San Marco e Sant’Elena.

La prima costruzione — in stile bizantino a tre navate — venne eretta, per opera della famiglia Boncigli, nel IX secolo nella stessa posizione di quella odierna, con la differenza che la facciata prospettava verso un sagrato, che solo nel 1332 — con il sorgere dei Granai — diventò un vero e proprio campo. Successivamente lo stabile fu completamente trasformato in stile gotico anche se questo non è confermato da fonti ufficiali.

L'aspetto curioso di questa chiesa è che venne elettadai numerosi lavoratori greci dell’Arsenale — il loro luogo di culto; essendo la devozione per San Biagio importante sia per i fedeli appartenenti alla comunità Cattolica sia per gli ortodossi, si presume che questo possa essere il motivo per cui gli ellenici hanno scelto questo tempio. Ricordiamo che i greci nel 1456 fuggirono alla capitolazione di Costantinopoli per mano dell'esercito turco, trovando salvezza a Venezia.

Fino a quando non venne eretta la chiesa greco-ortodossa di San Giorgio, il Senato concesse ai devoti provenienti dalla Grecia di svolgere le funzioni all’interno di San Biagio; per un certo numero di anni, quindi, nel santuario si svolsero, alternativamente, funzioni con il rito ortodosso e messe per i cattolici di fede romana.

Tra il 1749 e il 1754 il vecchio edificio venne distrutto affinchè la chiesa potesse prendere le forme odierne grazie — probabilmente — all'opera del Proto dell'arsenale Filippo Rossi o di Francesco Bognolo, architetto che fu anche impegnato nella ristrutturazione della chiesa di San Tomà.

La facciata, molto caratteristica, si presenta con mattoni a vista rossi che contrastano con il marmo bianco d'Istria; leggeri pilastri angolari e colonne binate in due differenti ordini architettonici sostengono il timpano triangolare centrale.

Nei primi anni del XIX secolo venne soppressa, per iniziativa del nuovo governo napoleonico — nel quadro di una sistematica politica di razionalizzazione e concentrazione delle parrocchie veneziane — e depredata di tutte le opere e gli arredi che erano presenti al suo interno. Venne chiusa il 27 giugno 1808 e, solo grazie all’intervento della Marina Militare che la trasformò in cappella privata, riuscì a sopravvivere alla demolizione. Venne di nuovo allestita con elementi decorativi di altri luoghi di culto, come le pavimentazioni e gli altari prelevati dalla chiesa di Sant'Anna, anch'essa data in uso alla Marina e oggi sconsacrata.

A San Biagio è conservato dal 1818 anche il monumento funebre dedicato al capitano da mar Angelo Emo — opera di Giovanni Ferrari, anche detto il Torretto, e qui trasportato dalla vicina chiesa di San Martino — deceduto nel 1792; Emo fu riformatore della Marina veneta e ultimo ammiraglio veneziano nell'impresa del 1784-1786 contro il bey di Tunisi Hammudah.

Nel 1866, quando il territorio veneto venne annesso a quello italiano, la chiesa divenne di proprietà della Marina Militare, che la restituì al demanio nel 1958, che — tramite il magistrato alle acque e la Sovrintendenza ai beni culturali — la restaurò per donarla poi al Museo storico navale di Venezia nel 1991.

Oggi la chiesa di San Biagio, aperta al culto privato della Marina Italiana, è parte integrante del Museo Storico Navale. Con lo stesso biglietto di entrata al Museo, infatti, si può, su richiesta, visitare il luogo di culto che custodisce, oltre al corpo dell'ammiraglio Angelo Emo, il cuore di sua altezza imperiale l'arciduca Francesco Federico d'Asburgo che ha voluto donarlo a Venezia, quale gesto della sua devozione alla città.

Prima pubblicazione: Giovedì, 05 Ottobre 2017 — Ultimo aggiornamento: Giovedì, 05 Ottobre 2017

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