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Fermento lavorativo e politico si respirava nell'Ottocento in Campo Santa Margherita, cuore pulsante di quella venezianità più pura e genuina.

Oggi continua ad essere un punto nevralgico per i veneziani e per i tanti studenti universitari che lo popolano, con le sue osterie, i bar, la gelateria, il panificio e il mercato del pesce. Ottimo anche come area per i giochi dei più giovani, dove la presenza della fontana permette di rinfrescarsi anche nei giorni più caldi.

Di forma quasi rettangolare, Campo Santa Margherita prende il nome dall’omonima chiesa, ora sconsacrata e adibita ad Auditorium dell'Università Ca' Foscari, che chiude l’estremità nord orientale dell’area. A metà del XIX secolo, per motivi igienici, subì l'interramento di due rii, oggi riconducibili alla parola terà —interrato in italiano—: Rio Terà de la Scoassera che costeggia l'Ospizio Scrovegni e Rio Terà Canal che conduce a San Barnaba.

Il campo fu vivace luogo di vita vissuta e fermento lavorativo: non a caso, lungo la sua estensione, esistevano due scuole artigiane, quella dei Varoteri e quella dei Caldereri e diverse calli sono titolate ad attività professionali. Inoltre nel campo esistevano la Scuola devozionale di Santa Margherita e la Scuola Grande dei Carmini, ancora esistente.

Nell'Ottocento, con l'esplosione delle attività industriali nel centro storico, il sestiere di Dorsoduro si trasformò da zona abitata quasi esclusivamente da pescatori a quartiere operaio, in particolare di manodopera femminile, tra la Manifattura Tabacchi e il Cotonificio Veneziano; a queste nuove professioni si aggiunsero anche i portuali con la vicinanza a Porto Marghera. Ben presto Campo Santa Margherita venne eletto centro della vita politica e sociale di Venezia con connotazioni di natura socialista, operaio e sovversivo. Una conferma importante deriva dalla scelta di festeggiare il Primo maggio in campo così come l'elezione dell'ex Chiesa Santa Margherita per accogliere la Camera del Lavoro (dal 1907 al 1910). 

Campo Santa Margherita è stato il polo depositario di quella venezianità più vera e genuina, dove gli artisti più scapigliati si sedevano nei caffè per conoscere dai locali cosa volesse dire vivere nella città lagunare. Come oggi, non mancavano le osterie e i luoghi di aggregazione con le distese di tavolini in campo e alcune lamentele per il rumore di chi vi viveva vicino. Per un periodo limitato ha ospitato il carnevale in campo "per i popolani", utilizzato come valvola di sfogo e momento di spensieratezza; durante il periodo fascista, il luogo venne snaturato nella sua natura sociale in quanto ogni tipo di manifestazione politica e non in piazza era bandita.

La Corte del Fontego, che si incontra superando un sottoportego, ricorda l'istituzione nel 1704 del Fontego della Farina mentre la Calle del Caffettier rimembra l'esistenza di un rivenditore di questa sostanza di colore nero e molto amata dall'uomo, proveniente probabilmente dalla Turchia, utilizzata inizialmente come pianta medicinale per poi trasformarsi in una delle bevande più apprezzate ancora oggi. La Calle delle Carrozze invece porta alla mente uno dei tanti lavori artigiani svolti in laguna per la terraferma, per i nobili che passavano la villeggiatura in campagna mentre la Calle dei Caldereri conferma la presenza nel campo di fabbricanti di "caldiere" per la polenta, di bracieri per riscaldare le stanze ma anche gli operai che fondevano le campane e creavano recipienti di bronzo e rame. Infine, Calle Renier o del Pistor si riferisce ai pistori, quegli artigiani che impastavano e davano forma al pane, durante la Serenissima: si poteva cominciare l’Arte dei Pistori già in tenera età, dai 12 anni, e il periodo di pratica durava dai 5 ai 7 anni. Anche se in apparenza non sembra, l'attività era sottoposta a ferrei controlli in quanto il pane doveva essere conforme a certi parametri stabiliti dal governo, di forma e di peso, e in caso di difetto il pane veniva gettato e l'artigiano multato.

La chiesa, di ampie dimensioni, venne eretta nel IX secolo e la sua consacrazione a Santa Margherita avvenne nell’853. Poco o niente si conosce della struttura originale del luogo di culto che poi venne ricostruito integralmente nel 1687 su progetto dell'architetto Giambattista Lambranzi. Con i decreti napoleonici di inizio Ottocento, il tempio durante tutto il XIX secolo venne destinato a: una manifattura di tabacchi, poi nel 1839 in deposito di marmi, quindi nello studio dello scultore Luigi Borro e infine in Tempio Evangelico nel 1882. Agli inizi del '900 diventa sede della Camera Del Lavoro, per essere trasformata nel 1921 nel “Cinema Santa Margherita", conosciuto anche come El vecio; oggi funge da sede a disposizione dell'Università Ca' Foscari per eventi musicali, presentazioni e ogni altra manifestazione culturale. 

Oltre alla chiesa, nel campo si trova la Scuola devozionale dedicata sempre a Santa Margherita costituita nel 1555 e oggi identificabile da una nicchia posizionata tra le finestre dell'ultimo piano contenente una statua di fine XV secolo raffigurante la santa patrona del sodalizio. Sicuramente abitò nella zona la famiglia Dolfin, come è testimoniato da uno stemma della dinastia oramai quasi sparito.

Una volta raggiunte e superate le due vere da pozzo, sicuramente affascina e incuriosisce la costruzione posizionata quasi nel mezzo del campo: essa fu la sede della Scuola dei Varoteri, cioè i veneziani che conciavano e vendevano pelli e pellicce. Il termine dialettale varotere deriva da vajo, un piccolo scoiattolo della Siberia la cui pelliccia è particolarmente pregiata. Al primo piano, sulla facciata nord, un grande bassorilievo incorniciato rappresenta la Madonna col Bambino e confratelli pellicciai e risale al 1501, epoca in cui l'opera si trovava nella precedente sede della confraternita, la chiesa di Santa Maria dei Crociferi a Cannaregio oggi sostituita dalla Chiesa dei Gesuiti

Centralmente al campo, vicino alla scuola dei Varoteri, è presente un’asta portabandiera sostenuta da un Monumento ai caduti della Grande Guerra. Un basimento, inaugurato il 4 novembre 1923, riporta i nomi dei 100 caduti della parrocchia dei Carmini sormontati da quattro sculture in bronzo opera di Angelo Franco raffiguranti le quattro virtù del soldato italiano: Prudenza, Giustizia, Temperanza e Fortezza.

Per finire, l'Ospizio Scrovegni fu fondato da Maddalena Scrovegni, padovana appartenente alla famiglia che commissionò la celebre Cappella Scrovegni di Padova. La nobile lo fece costruire nel 1421 per accogliere 13 povere vedove; venne amministrato dai Procuratori di S. Marco de Citra mentre oggi è gestito dall'IRE - Istituzioni di Ricovero e di Educazione e ospita coppie e singoli di entrambi i sessi in 7 appartamenti di diverse dimensioni.

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Prima pubblicazione: Venerdì, 02 Settembre 2016 — Ultimo aggiornamento: Giovedì, 15 Settembre 2016

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