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Di dimensioni modeste, questo campo fu un centro religioso di enorme valore.

Oltre alla chiesa, esisteva un convento benedettino che ospitava le fanciulle delle più altolocate e nobili famiglie veneziane: molte le dicerie e i pettegolezzi su questo luogo. Da una parte si narra di feste e divertimenti che queste giovani monache non si facevano mancare ma, dall'altra, si ricorda questo luogo per la sua rigidità e severità, al punto che di sera i due accessi al campo venivano serrati da portoni.

L’ingresso del campo in direzione San Provolo si segnala per il suo portale in stile tardo-gotico (realizzato dalla scuola dei Bon), decorato con bassorilievi raffiguranti San Zaccaria (in alto) e la Vergine col Bambino affiancata da San Giovanni Battista e San Marco.

Al campo si può accedere anche dal sotoportego San Zaccaria (in direzione della Riva degli Schiavoni); secondo il racconto popolare fu quello il punto in cui il Doge Pietro Tradonico, recatosi alla chiesa di San Zaccaria per l’annuale visita, venne assassinato da un gruppo di sostenitori del partito favorevole ai Franchi.

Il campo fu un importante centro religioso in quanto ospitava la già citata chiesa ed il convento, la scuoletta di San Zaccaria e l’antico convento delle monache benedettine risalente all’829 (oggi è la sede del comando provinciale dei carabinieri). L’alta concentrazione di elementi religiosi diede origine ad un rigido regolamento testimoniato dall’epigrafe visibile al civico 4697: erano infatti vietati i giochi, sporcare il terreno e qualsiasi atto sopra le righe per le quali erano previste pene molto severe, inoltre pare che ogni sera i due accessi al campo venissero serrati da due portoni. Nonostante questa rigidità giravano molte voci riguardanti i costumi delle monache della chiesa di San Zaccaria, soprattutto per il cosiddetto parlatorio, vero e proprio luogo di feste ed incontri, tanto che si dice che si svolgessero persino degli spettacoli con burattini.

Al centro del campo è presente una vera da pozzo in pietra d’Istria risalente alla fine del XV secolo; essa  apparteneva ad un antiquario al quale venne in seguito sequestrata per venire collocata nell’attuale posizione intorno al 1930.

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Pubblicato: Venerdì, 01 Giugno 2012 — Aggiornato: Domenica, 20 Maggio 2018