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Luogo magico affacciato sul Canal Grande, la principale via d'acqua veneziana.

L'imponente facciata bianca della Chiesa di San Stae e la minuta costruzione rossa, sede della Scuola dei Tiraoro e Battioro, sono i due elementi predominanti del Campo dedicato a Eustachio, santo patrono dei cacciatori e dei guardiacaccia.

Elemento fondante di questo campo è sicuramente la Chiesa di San Stae che si racconta esser stata eretta prima dell'anno 1000 anche se le prime fonti ufficiali risalgono al 1127. Il luogo di culto, che durante la sua esistenza subì numerose modificazioni, rappresentò anche la sede di numerose scuole, la più importante probabilmente fu quella del Santissimo Sacramento che dimorò tra il 1511 e il 1681 e finanziò gli interventi di restauro di una cappella. La magnifica facciata decorata in stile rococò venne realizzata da Domenico Rossi nel XVIII secolo, grazie al sostanzioso lascito testamentario del doge Alvise II Mocenigo. All'esterno, spiccano le tre statue posizionate sul timpano: il Redentore al centro, la Fede e la Speranza ai suoi lati, opera di Antonio Corradini mentre sul portale d'ingresso non passa inosservato il Cherubino in chiave di volta.

Oltra alla chiesa, in campo San Stae sono presenti il campanile costruito tra il Seicento e il Settecento, pur mantenendo alcuni elementi originali della torre duecentesca in particolare la scultura raffigurante un angelo, posta sopra il portale dell’attuale struttura, e una vera da pozzo di metà XVIII secolo che, per un certo periodo di tempo, fu accompagnata da un'altra cisterna identica.

Impossibile non notare, la costruzione leggermente arretrata e di minori fattezze in raffronto alla chiesa, che come si può leggere dalla scritta esterna ospitava la Scuola dei Tiraoro e Battioro. La Scuola fu istituita il 2 gennaio 1420 ma si stabilì a San Stae solo nel 1711 e si occupò della costruzione Gian Giacomo Gaspari. L'istituzione raccoglieva due categorie di lavoratori: i tiraoro, coloro che fabbricavano fili d'oro per i tessuti e l'oreficeria e i battioro che invece rendevano il metallo prezioso in sottilissime lamine da poter utilizzare per adornare le opere d'arte. Dopo la sua soppressione, il luogo venne venduto alla nobildonna Angela Barbarigo. Successivamente, divenne un deposito di carbone e solo il successivo proprietario, l'antiquario Antonio Correr, riuscì nel 1876 a far rivivere questo posto e riaprirlo alla cittadinanza come galleria d'arte. Oggi il luogo è aperto e visitabile solo in occasione di mostre temporanee.

Ampliando il raggio d'azione del campo, si incontra, oltre il Rio Mocenigo, Palazzo Foscarini Giovanelli costruito nella seconda metà del Cinquecento per volere della famiglia di gioiellieri bergamasca Coccina e poco dopo venduto all'importante discendente che si occupava dell'arte della stampa Luca Antonio Giunta. Il matrimonio tra due fanciulle della dinastia Giunta, Lucrezia e Bianca, nel 1625 con due componenti della famiglia Foscarini, i fratelli Nicolò e Renier, portò quest'ultima a risiedere nel palazzo fino al successivo trasferimento in Palazzo dei Carmini più di un secolo dopo. Una volta giunti nella nuova residenza, il Palazzo venne messo in affitto e affidato ai Giovanelli, provenienti da Bergamo e già proprietari del sontuoso edificio a Santa Fosca. In questo meraviglioso alloggio soggiornò anche Mozart nel 1771, ospite della famiglia Giovannelli, e nel 1709 Federico Cristiano IV, re di Danimarca.

Vicino al pontile del vaporetto della fermata San Stae, si trova Palazzo Priuli Bon oggi spazio espositivo mentre di fronte al campo spicca Palazzo Barbarigo per la sua inusuale facciata affrescata dall'artista Camillo Barbarigo mentre Palazzo Gussoni Grimani Dalla Vida, un tempo anch'esso decorato esternamente addirittura dal Tintoretto, oggi ospita il Tribunale Amministrativo Regionale.

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Prima pubblicazione: Lunedì, 25 Gennaio 2016 — Ultimo aggiornamento: Giovedì, 31 Agosto 2017

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