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Uno dei pochissimi campi veneziani che hanno mantenuto la splendida pavimentazione in cotto e mattoni posati a spina di pesce.

Campo che racconta fatti realmente accaduti, devozioni al limite del miracolo e leggende spettrali.

Bellissima pavimentazione in cotto, composta da ben 66 campiture di forma rettangolare e una corsia centrale che mette in collegamento la porta d'entrata della Chiesa della Madonna dell'Orto e la riva del rio. Ogni riquadro è delimitato da roccia di trachite e al suo interno sono posati mattoni rossi posizionati a spina di pesce.

La chiesa è senza ombra di dubbio l'edificio che poderosamente riempie il campo e la sua storia risale al XIV secolo. Sorge nell'estrema lingua di terra a nord del sestiere di Cannaregio, sul campo omonimo e nei pressi dei campi dei Mori e di Sant'Alvise, area in cui si era soliti trovare orti e giardini. Il luogo di culto è anche noto per gli indiscussi capolavori del pittore Jacopo Tintoretto che viveva poco distante e che venne seppellito proprio qui, insieme al figlio.

Frate Tiberio de Tiberi da Parma si occupò della costruzione della chiesa come testimonia lo stemma degli Umiliati, l'ordine a cui il religioso apparteneva. Inizialmente il luogo di culto venne dedicato a San Cristoforo, santo protettore dei viaggiatori e in particolare di coloro che devono spostarsi via acqua, suscitando nei confronti del popolo un forte seguito: si diceva che era sufficiente soffermare il proprio sguardo sull'immagine del Santo che questa avrebbe tutelato la persona devota per tutto il giorno. 

La denominazione della chiesa si trasformò in Madonna dell'Orto quando in un orto vicino al tempio venne ritrovata una statua della Vergine, realizzata da un certo scultore De Santi, che durante la notte si riteneva emanasse bagliori magici; fu così che l'immagine della Donna venne ritenuta miracolosa e meta pertanto di pellegrinaggio. De Santi proposte di donare ai frati di San Cristoforo la sua opera in cambio di una messa perpetua in suo onore, di un altare appositamente realizzata e una somma di denaro. I frati acconsentirono alle prime due richieste mentre la terza venne esaudita dalla Scuola di San Cristoforo dei Mercanti che vide nel manufatto la possibilità di ottenere delle notevoli donazioni; non si sbagliava, uno dei più devoti pellegrini fu il doge Andrea Contarini, che donò molti oggetti alla Madonna miracolosa.

A metà del XIV secolo, per una serie di vicissitudini e varie accuse perpetrate dalla Scuola all'ordine degli Umiliati, questi ultimi vennero allontanati dal complesso monastico e vennero sostituiti dai canonici secolari di San Giorgio in Alga, congregazione veneziana istituita nel Trecento. A fine Settecento il convento venne ceduto ai Cistercensi di Lombardia che lo destinarono ai monaci di San Tommaso in Borgognoni che non potevano più vivere a Torcello; purtroppo solo un secolo dopo il complesso venne soppresso. Riuscì a sopravvivere solo la chiesa grazie a un sacerdote dipendente della parrocchia di San Marziale.

Oltre alla chiesa, il monastero sulla destra è di proprietà di privati e quindi normalmente chiuso al pubblico tranne i periodi in cui ospita esposizioni artistiche, come normalmente accade durante la Biennale. Attualmente il chiostro è tutto ciò che rimane del vasto monastero con al centro un pozzo in pietra e tre dei suoi lati sono costituiti da arcate e colonnine in pietra d'Istria e in pietra di Verona, le cui basi riprendono le lavorazioni delle colonne presenti all'interno della chiesa.

Non passa inosservato, inoltre, l'alto campanile, in particolare per i suoi raffinati decori e la cupola che ricorda vagamente lo stile architettonico orientale. In cima si trova la statua del Redentore mentre ai lati i quattro evangelisti realizzati dalla scuola di Pietro Lombardo.

Sulla sinistra del luogo di culto i trova la Scuola di San Cristoforo dei Mercanti, ricostruita interamente da Palladio dopo la fusione con le Scuole di Santa Maria della Misericordi a e di San Francesco. Due gli accessi all'edificio: uno dalla fondamenta e l'altro dal campo che presenta un interessante altorilievo raffigurante la Madonna della Misericordia con Bambino sul petto venerata dai confratelli; gli appartenenti alla Scuola avevano il privilegio di poter essere sepolti nel chiostro della Madonna dell'Orto. Oggi gli spazi della Scuola sono adibiti a patronato e sono titolati a Papa Pio IX.

Infine, meritevole di menzione non per le fattezze dello stabile ma per le leggende che aleggiano al suo interno, è il Casino della famiglia Contarini in altre parole Palazzo Contarini dal Zaffo, di proprietà dell'uomo di cultura e ambasciatore veneziano Gasparo Contarini. All'interno delle sue sale, si incontravano gli animi più vivaci e frizzanti del Cinquecento, tra gli altri Pietro Aretino, Tiziano e Giorgione. Il luogo fece parlare di sè più da abbandonato che nel momento del suo maggior splendore in quanto i suoi spazi sono stati occupati, secondo la credenza popolare, da pittoreschi fantasmi. Ed è così che le suggestioni umane hanno inventato una leggenda con protagonisti una barca, sette streghe e uno sfortunato barcarolo.

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Prima pubblicazione: Martedì, 02 Agosto 2016 — Ultimo aggiornamento: Giovedì, 15 Settembre 2016

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