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Villa Erizzo ha partecipato alle vicende storiche cittadine con un ruolo importante determinato dalla notorietà e dal potere politico ed economico delle famiglie che la hanno abitata. Anche la posizione territoriale, centrale rispetto all’attuale tessuto urbano di Mestre, ha reso la villa protagonista delle trasformazioni urbanistiche dall’Ottocento ad oggi. Come si evince dalla mappa del centro di Mestre della seconda metà dell’Ottocento e dalle successive immagini della villa risalenti a inizio Novecento1, il contesto ambientale in cui è nata era molto diverso da quello che oggi abbiamo ereditato. Villa Erizzo era una villa interconnessa con il vasto territorio agricolo con cui confinava il centro abitato.

Dalla fine del Quattrocento per circa tre secoli, le famiglie nobili veneziane proprietarie dei fondi agricoli cominciarono a costruire nuove dimore dando origine alla grande diffusione delle ville venete. Esse avevano una funzione sia di rappresentanza e di svago sia di centro produttivo, col tempo, <<da ‘case di villeggiatura’ sarebbero divenute ville di stabile residenza, sempre assai distaccate dal contesto cittadino>>.2

E' possibile far risalire la realizzazione di villa Erizzo alla seconda metà del Settecento su volontà della famiglia Erizzo che ne mantenne il possesso fino al 1826, anno in cui tutta la tenuta divenne della famiglia Bianchini.3 Le trasformazioni della veste architettonica e del podere circostante a cui la villa è stata soggetta fino ai giorni nostri sono strettamente legate alla storia dei proprietari che la hanno edificata, abitata, venduta e infine trasformata a seconda della funzione che essa ricopriva e del cambiamento dei tempi. Gli Erizzo erano un’antica famiglia veneziana le cui origini sono rintracciabili a Capodistria nel X secolo4 e i cui membri, dediti principalmente al commercio, hanno anche ricoperto cariche politiche e militari. Basti pensare a Paolo Erizzo, coraggioso e sventurato difensore di Negroponte ucciso dai Turchi nel 1470,5 oppure a Francesco Erizzo, doge dal 1631 al 1646, le cui imprese sono state rappresentate in una sala di Palazzo Ducale a Venezia.6

La famiglia aveva diversi possedimenti a Mestre tra cui l’appezzamento che si trovava alla fine dell’antico borgo della Rosa dove iniziava la strada per la campagna padovana, l’attuale via Miranese. Qui fece erigere la propria residenza di campagna a opera di un architetto di cui non è noto il nome. La costruzione della villa risale al periodo tra il 1770 e il 17807 ma, probabilmente, in quell’area già esisteva una qualche struttura architettonica. Infatti l’oratorio annesso alla villa è a essa preesistente essendo stato consacrato nel 1686 a opera di Andrea Erizzo, come attesta l’iscrizione presente nella lapide posta sopra la porta nel suo interno, ‹‹Deo Deiparae Virgini Andreas Ericcius sacravit MDCLXXXVI››.8

L’assetto architettonico delle ville venete può differire per forma e dimensione; la varietà è legata all’evoluzione cronologica della villa, alla sua posizione nel contesto ambientale oltre che alle possibilità economiche e al gusto del proprietario. Le funzioni degli spazi edificati e la loro disposizione all’interno del podere sono comunque rintracciabili in tutte le ville: la dimora del proprietario si trovava in una posizione preminente rispetto al fondo e intorno si collocavano le case dei braccianti, le stalle, l’oratorio. Gli spazi esterni seguivano anch’essi una chiara organizzazione: il giardino davanti all’edificio principale, l’orto, l’aia tra gli edifici rustici, il brolo costituito da frutteto e giardini insieme, e il terreno agricolo.

Il fronte principale di villa Erizzo è volto a nord verso l’attuale piazzale Donatori di sangue ed è formato da un corpo centrale che si estende lateralmente con ali a terrazza. La struttura centrale è compatta e si sviluppa in un piano interrato, un piano rialzato e un secondo piano. La facciata è suddivisa in due livelli che corrispondono al piano nobile rialzato e al primo piano attraverso una fascia intonacata che ne marca esternamente la separazione interna; a coronamento del prospetto vi è una cornice aggettante. Per dare movimento alla ripartizione su asse verticale delle aperture della facciata, le finestre del piano nobile sono sormontate da piccoli timpani sporgenti. Fa eccezione la trifora centrale, costituita da un portale d’ingresso circondato da due finestre ad arco a cui si accede dalla scalinata in pietra larga quanto le tre aperture. Sopra al portale, all’altezza della fascia marcapiano, è posizionato un timpano trabeato aggettante ripreso, con maggiori dimensioni, al piano superiore a compimento della facciata. Le due terrazze laterali sono delimitate alla base da una cornice sporgente. Le due strutture più basse che chiudono lateralmente il fronte principale sono costituite da serliane suddivise da quattro paraste sopra le quali vi è una balaustra lapidea. Esse, al centro, presentano un arco che fungeva da ingresso di servizio al giardino interno e, nelle campate laterali, offrono due aperture, una rettangolare inferiore e una quadrata superiore.9 Un elemento caratteristico del prospetto dell’edificio sono le due torrette circolari, simmetriche e con tetto a cupola, leggermente arretrate ai lati. Questa componente architettonica sembra fosse un tratto distintivo particolarmente amato dalla famiglia Erizzo presente anche nel loro palazzo veneziano di San Canciano, ora distrutto.10

All’interno della struttura principale, dalla scalinata esterna si accedeva al salone centrale che, originariamente, si sviluppava a doppia altezza e presentava un ballatoio lungo il proprio perimetro all’altezza del secondo piano. Le stanze di abitazione e di servizio si estendevano ai lati del salone centrale. A sinistra vi erano due stanze mentre a destra lo spazio era più articolato, diviso in tre stanze minori da cui si accedeva al piano superiore tramite la scala nella torretta. Al secondo piano, dove vi era la zona notte, le due ali erano collegate dal ballatoio centrale del salone. L’edificio si concludeva in altezza con le due terrazze laterali.11 La sala centrale era illusionisticamente ampliata da due prospettive di giardini rinascimentali affrescate sulle pareti a est e ovest. Gli affreschi troupe-l’œil all’interno di villa Erizzo sono stati attribuiti con sicurezza a Andrea Urbani (1711-1798) la cui presenza nella villa è stata individuata tra il 1775 e il 178012. Andrea Urbani, seppur ancor oggi poco noto, lavorò in Veneto come paesaggista, pittore prospettico e scenografo per tutti i principali teatri veneziani, oltre a essere stato incaricato della decorazione del Palazzo d’Inverno a San Pietroburgo. Egli fu un artista originale del rococò veneto, un pittore principalmente di paesaggio e vedute prospettiche illusorie; i suoi lavori sono rintracciabili in numerose ville venete e si distinguono per la grande capacità inventiva.

Le sale delle ville venete venivano impreziosite al loro interno da affreschi le cui tematiche, principalmente di carattere eroico, dalla metà del Settecento acquisirono nuovi spunti legati alla paesaggistica, ambito in cui Urbani eccelleva.13

Tra le strutture all’interno del cortile della villa, vi era un grande edificio a uso foresteria collegato, attraverso un corridoio esterno coperto, al palazzo principale come una sorta di continuazione del complesso abitativo.

L’oratorio era posizionato a est del fronte principale della villa, quindi all’esterno dell’area destinata esclusivamente ad uso privato. Nel Settecento vi è stata la maggiore diffusione degli oratori annessi a edifici privati. Essi potevano essere semipubblici, cioè aperti esclusivamente per particolari occasioni, oppure privati, cioè dedicati a funzioni riservate ai familiari del proprietario e posti all’interno della residenza.14 In questo caso si tratta di un oratorio aperto anche al pubblico poiché è stato costruito con l’ingresso verso l’esterno della villa. L’oratorio presenta una facciata con un timpano ornato da statue e un portale sopra il quale è posizionata una grata a lunetta. L’interno custodisce una pala d’altare che rappresenta la Vergine con san Francesco d’Assisi e un abate benedettino o camaldolese. L’oratorio di villa Erizzo ha accolto una visita illustre: papa Pio VI. Durante il viaggio che lo conduceva a Vienna per un confronto con l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe in merito alle riforme che stava attuando in ambito ecclesiastico, dopo essere giunto a Fusina, papa Pio VI passò a Marghera e con una carrozza venne accompagnato a Mestre. Era l’11 marzo 1782. Prima di ripartire per Treviso, il papa alloggiò in villa Erizzo accolto da una schiera di autorità religiose e civili.15

La famiglia Erizzo vendette la villa nel 1826 ai conti Bianchini. Anche la toponomastica di Mestre ha registrato, come d’uso, tale passaggio di proprietà: ‹‹la strada che congiungeva il loro oratorio con la chiesa dei Cappuccini […] venne chiamata ‘via ca’ Erizzo – Bianchini’, per poi col tempo divenire solo ‘ca’ Bianchini’››.16

La vasta proprietà terriera, quasi inimmaginabile osservando lo spazio occupato dall’edificio oggi, era delimitata a nord da via Carducci, a est da via Cappuccina, a sud dal viale della stazione ferroviaria e a ovest proseguiva oltre l’attuale via Piave. Davanti all’edificio principale della villa, al posto dell’odierno piazzale Donatori di sangue, vi era un terreno definito ‘ortaglia’, cioè un terreno coltivato a orto. Si trattava di un’area rettangolare circondata su tre lati da fossi e sul quarto da via Rosa; lo spazio era occupato da un prato con gelsi, viti e alte siepi che ne delimitavano il confine.17 Ma ben presto quest’area acquisì nuove funzioni. In almeno due occasioni, nell’ambito di piani di riorganizzazione degli spazi urbani, i ruoli e le destinazioni d’uso di piazza Ferretto, all’epoca piazza Maggiore, e dell’attuale piazzale Donatori di sangue, furono messi in discussione e confrontati. Una prima occasione risale al 1869. Il mercato dei buoi che si svolgeva in piazza Maggiore, a causa della ristrettezza di spazio e delle già numerose attività economiche che si esercitavano in quell’area, richiedeva una nuova collocazione. Nel 1869 il conte Giuseppe Bianchini (1831-1884)18 vendette l’appezzamento di terra di fronte a villa Erizzo e nello stesso anno fu inaugurato il nuovo mercato, il nuovo Foro Boario: al posto dell’‘ortaglia’ furono piantati alberi per delineare il perimetro, i viali principali e i settori dei compartimenti per dividere bovini e ovini. Questa soluzione alla fine dell’Ottocento non era più adatta: il mercato dei bovini non otteneva più grandi riscontri, il Foro Boario perse parte della sua funzione originaria e la piazza divenne uno spazio multiuso.19

La figlia del conte Bianchini, Beatrice, sposò nel 1894 il diplomatico milanese Ettore Di Rosa Luraghi (1856-1925)20 e si insediarono a villa Erizzo. Grazie alla lungimiranza di Ettore Di Rosa, che seppe sfruttare a proprio vantaggio l’espansione economica e lo sviluppo urbano di Mestre, il patrimonio della famiglia diventò sempre più ingente. Oltre a occuparsi dei propri investimenti egli assunse anche il ruolo di mecenate della città; nel 1923 acquistò il teatro Toniolo nel tentativo di risollevarlo dalla fallimentare gestione precedente e villa Erizzo rappresentava il luogo ideale per ospitare personaggi di spicco come il maestro Pietro Mascagni.21 Di Rosa partecipava attivamente ai dibattiti pubblici sul futuro di Mestre quando, dopo la prima guerra mondiale e con la ripresa demografica, emerse il desiderio di Mestre di essere riconosciuta come Città, titolo ottenuto nel 1923.22 Si cercò di individuare un centro che potesse rappresentarla al meglio, non ritenendo piazza Maggiore sufficientemente autorevole. Di Rosa propose di trasformare la piazza antistante la villa in una nuova piazza centrale adeguata a ospitare i palazzi delle funzioni politico-amministrative di Mestre.

Il Foro Boario era un luogo ancora privo di fognature e di illuminazione e una tale trasformazione avrebbe rappresentato un’importante operazione di sviluppo urbanistico a cui l’Amministrazione non era economicamente in grado di far fronte. Per questo motivo alla morte di Ettore Di Rosa nel 1925 il progetto non ebbe seguito. La moglie Beatrice Bianchini preferì vendere al Comune l’appezzamento di terra che costeggiava la piazza che sarebbe diventato nel 1938 l’ufficio centrale delle Poste e Telecomunicazioni. Nel 1929 vendette il terreno d’angolo con via Carducci dove fu costruita la Telve, poi Sip, ora Telecom. La piazza fu circondata da edifici pubblici importanti ma, dopo l’annessione di Mestre al Comune di Venezia nel 1926, erano decaduti gli interessi relativi alla centralità della piazza.23

Per comprendere lo sviluppo urbanistico dell’area occupata dal podere della villa bisogna considerare quanta importanza i grandi interventi di viabilità, sia ferroviari che automobilistici, connessi con l’epoca dell’industrializzazione abbiano avuto sui fenomeni di insediamento di Mestre. Tra questi, quello che più ha interessato le sorti di villa Erizzo è stato l’inaugurazione della nuova ferrovia nel 1842, sotto la dominazione austriaca, con il primo tratto Marghera-Padova della linea Venezia-Milano. La stazione, che risale al 1858-59, era situata a circa un chilometro dal centro immersa nella campagna poiché non prevedeva Mestre come nodo ferroviario. La distanza tra la stazione e l’antico borgo ha indirizzato la nascita di nuovi quartieri: l’area a nord della ferrovia è diventata l’insediamento di via Cappuccina, le strade che prima erano strade di collegamento con il territorio circostante divennero strade urbane, come ad esempio accadde a via Miranese. Villa Erizzo si trovò al centro di questa nuova urbanizzazione di inizio Novecento tra la ferrovia e l’antico borgo di Mestre, perdendo completamente la sua identità di villa suburbana e fungendo da spunto per i nuovi insediamenti attraverso i segni che essa ‘disegnava’ sul territorio. Il suo sistema di frazionamento del terreno coltivato con piantumazioni a filari di alberi regolari, paralleli al canale Brentella, fu preso come punto di partenza per l’organizzazione del nuovo centro abitato. Cominciò così una lottizzazione del territorio che si concluse, nel secondo dopoguerra, con la distruzione di tutta l’area verde.24 Per l’apertura di via Piave nel 192225 furono espropriati circa mille metri quadrati di proprietà della famiglia Bianchini e le case dei ferrovieri in via Piave corrispondevano al tracciato poderale della villa.

La contessa Beatrice Bianchini dal 1937 trasferì la sua residenza in Svizzera e l’anno successivo Villa Erizzo subì la stessa sorte del territorio circostante: gli edifici e il parco vennero venduti alla società immobiliare Adriatica che vi collocò la sede della Cellina, azienda di distribuzione della Sade26 del conte Giuseppe Volpi di Misurata (1877-1947). Le più gravi trasformazioni della struttura di villa Erizzo e del suo contesto furono proprio quelle novecentesche, quando la sua funzione di residenza e di villa signorile venne meno. Lo spazio interno non era più adatto alla distribuzione interna dei nuovi uffici della Sade e venne ‘aggiornato’ alla nuova destinazione. Gli interventi interni alla villa voluti dal nuovo proprietario hanno fortemente modificato la struttura e l’articolazione interna della villa. Fu l’ingegnere Carlo Barcelloni a occuparsi della ristrutturazione e ottenne dalla Soprintendenza il parere positivo sui progetti presentati, nonostante stravolgessero la veste originale della villa.

Con il primo intervento del 1938 l’edificio mantenne la stessa larghezza del prospetto ma la struttura venne modificata raddoppiandone la profondità verso sud, cioè nel lato opposto alla facciata. Insieme a questo nuovo spazio fu costruito un nuovo vano scale. Il salone centrale è stato diviso in due ambienti sovrapposti, ottenuti con la costruzione di un solaio intermedio al posto del precedente ballatoio. Le decorazioni delle pareti del salone principale sono state rimosse e riposizionate lungo lo scalone che conduce al piano superiore, mentre è stata mantenuta la decorazione in monocromo grigio e oro della parte superiore e del soffitto inglobata nella nuova sala al secondo piano. I muri laterali del salone del piano nobile sono stati aperti e sostituiti da colonne per rendere più ampio lo spazio destinato a ricevere gli utenti della Sade. Un secondo intervento risale al 1950 e con esso vi fu un ulteriore ampliamento con la costruzione di un edificio a due piani a est della struttura principale da adibire a uffici. Nel 1959 anche le terrazze furono modificate e una parte della loro superficie fu utilizzata per ricavare due locali che risultano addossati alle torrette con la conseguente alterazione del prospetto originale. Nel 1960 al lato ovest della villa sono stati aggiunti due ambienti a piano terra, un magazzino e una autorimessa, e un locale al primo piano per incrementare gli uffici della Società.

Sul lato est della facciata l’oratorio non è stato modificato e mantiene tutt’oggi l’aspetto originario, in attesa di un restauro.28

Sebbene il piano regolatore di quegli anni prevedesse che il parco venisse mantenuto con la sua conformazione originaria come oasi di verde per la città, nel dopoguerra tale piano fu eluso poiché non era più compatibile con lo sviluppo urbanistico. Tutti gli spazi verdi vennero resi accessibili all’edificazione e il parco fu un po’ alla volta frazionato fino alla completa distruzione. Del giardino, vasto e disseminato di statue, oggi non rimane nulla; gli arredi sono andati dispersi e unica sopravvissuta è una magnolia grandiflora, esempio di una delle nuove specie che si erano diffuse con il giardino settecentesco all’inglese. Alcune statue, il cui significato espressivo è stato snaturato con la perdita del proprio contesto, la circondano nel cortile asfaltato vicino alla foresteria. Quest’ultima è oggi isolata dal resto della struttura e mostra di essere stata molto rimaneggiata oltre a essere stata ridotta di volume; le scuderie, la rimessa e i magazzini sono stati invece completamente distrutti per realizzare nel 1947 via Querini.29

La villa è stata acquisita dal Comune di Venezia nel 2008 nell’ambito di un percorso di riqualificazione urbana con lo scopo di restituire alla città edifici che hanno segnato la storia di Mestre. Il restauro ha comportato interventi di consolidamento per preservare l’edificio al fine della riconversione funzionale della villa a biblioteca pubblica. Da un lato i lavori hanno previsto il ripristino di parte delle strutture originarie attraverso l’eliminazione dei tramezzi che avevano snaturato la struttura interna, il restauro dei pavimenti lignei pregiati, il recupero dei dipinti, la sistemazione del tetto; dall’altro l’adeguamento statico e impiantistico e tutte le opere necessarie alla messa a norma dell’edificio per uso pubblico. In futuro è stato previsto il recupero funzionale della foresteria per un primo ampliamento degli spazi della biblioteca civica.

Questo testo rappresenta il tentativo di tracciare la storia di villa Erizzo attraverso il succedersi nei secoli dei suoi proprietari e l’analisi dell’evoluzione degli elementi essenziali che ne hanno caratterizzato le funzioni. Tutte le notizie riportate nel testo sono state tratte dai documenti raccolti presso la Biblioteca civica di Mestre, con la speranza che possano suscitare interesse per ulteriori e più approfonditi studi.

NOTE:

  • 1 cfr. Sergio Barizza, Storia di Mestre. La prima età della città contemporanea, Padova, Il poligrafo, 2003, pp. 230-232.
  • 2 S. Barizza, op. cit., p. 71.
  • 3S. Barizza, op. cit., p. 387.
  • 4 cfr. la voce Erizzo in Enciclopedia Italiana di scienze, lettere e arti, XIV, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1950, p. 237.
  • 5 cfr. la voce Erizzo, Paolo curata da Giuseppe Gullino in: Dizionario Biografico degli italiani, XV, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1993, pp. 194-197.
  • 6 cfr. la voceErizzo, Francesco curata da Giuseppe Gullino in: Dizionario Biografico degli italiani, XV, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1993, pp. 162-167.
  • 7 cfr.Marica Faben, Andrea Sasso, La biblioteca della città, ‹‹Mestre. Idee per una città possibile››, I/2000, p. 6.
  • 8 cfr. Francesco Scipione Fapanni, Mestre - il 24°, a cura di Luigi Brunello, Mestre, Centro studi storici, 1975, p. 82.
  • 9 cfr. Alberto Torsello, Letizia Caselli, Ville venete. La provincia di Venezia, Venezia, Istituto regionale per le ville venete, 2005, pp. 439-441.
  • 10 cfr. Anna Maria Zizzi, Villa Erizzo. Progetto definitivo della biblioteca civica comunale. A2 Relazione Storica, Mestre-Venezia, Comune di Venezia, 2008, p. 3.
  • 11 cfr.M. Faben, A. Sasso, op. cit., p. 7.
  • 12 cfr. A. Torsello, L. Caselli, op. cit., p. 440.
  • 13 cfr.Rodolfo Pallucchini, La pittura nel Veneto. Il Settecento. Tomo secondo, Milano, Regione del Veneto-Electa, 1995, pp. 356-363.
  • 14 cfr.Massimo Tamblè, L’Oratorio della villa veneta. Un catalogo letterario con itinerari di visitazione nella Riviera del Brenta, Padova, Regione del Veneto, [2000], pp. 10-12.
  • 15 cfr. F. S. Fapanni, op. cit., pp. 82-85.
  • 16 S. Barizza, op. cit., p.413.
  • 17 cfr.M. Faben, A. Sasso, op. cit, p. 6.
  • 18 cfr.S. Barizza, op. cit., pp. 387-388.
  • 19 cfr.S. Barizza, op. cit., pp. 227-234.
  • 20 cfr.S. Barizza, op. cit., pp. 387-388.
  • 21 cfr.S. Barizza, op. cit, p. 390.
  • 22 cfr.S. Barizza, op. cit., p. 32 e p.39.
  • 23 cfr.M. Faben, A. Sasso, op. cit., pp. 6-7.
  • 24 cfr.Claudio Lamanna, intervento in Conosci la tua città. Itinerario di conoscenza e cultura sugli aspetti vecchi e nuovi di Mestre. Atti degli incontri, Mestre, Associazione Olof Palme, 1990, pp. 11-18.
  • 25 cfr.S. Barizza, op. cit, p.36
  • 26 cfr. A. M. Zizzi, op. cit., p.6
  • 27 cfr. la voce Volpi, Giuseppe in Enciclopedia Italiana di scienze, lettere e arti, XXXV, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1950, p. 564.
  • 28 cfr. A. M. Zizzi, op. cit., pp.7-8.
  • 29 cfr.M. Faben, A. Sasso, op. cit., p. 7.
(vdf)

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Pubblicato: Giovedì, 18 Aprile 2013 — Aggiornato: Martedì, 06 Dicembre 2016

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