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Vicini all'area marciana, questo polmone verde soddisfò il desiderio dei governanti francesi di poter godere di un'area verde vicino alle loro residenze.

La sua realizzazione non fu indolore, sacrificando i Granai di Terra Nova, edifici di rilevanza sociale ed economica per Venezia e i suoi abitanti.

I Giardini Reali di San Marco hanno origini relativamente recenti in quanto risalgono all’epoca ottocentesca, quando, con il trattato di Campoformio, Venezia cadde in mano ai Francesi.

Durante il periodo napoleonico, numerose furono le modifiche all’area marciana, tra le quali l’abbattimento della chiesa di San Geminiano realizzata dal famoso architetto Sansovino. Questa decisione venne presa dal vicerè d'Italia Eugenio Beauharnais che, nonostante abitasse già in Piazza San Marco nel luogo dove operarono i Procuratori durante la Serenissima, fremeva per allargare la propria dimora e, sui resti del tempio, realizzò l’Ala Napoleonica, un prestigioso palazzo caratterizzato da un imponente scalone d’accesso e un meraviglioso salone per i balli e le feste. Rappresentarono innovazioni dell'epoca anche la differente destinazione d'uso della Biblioteca Nazionale Marciana, quale luogo di rappresentanza, e la riduzione di importanza di Palazzo Ducale che da residenza del Doge divenne un mero contenitore d'uffici della Borsa, della Camera di Commercio e della Biblioteca Nazionale Marciana.

Nel 1807, la creazione del giardino — alla francese — comportò l'abbattimento di squeri e dell’edificio gotico merlato dei Granai di Terra Nova, così denominato in quanto fabbricato sopra a terreno di riporto. Questi ultimi furono eretti nel Trecento ed ospitarono il Magistrato di Sanità e delle Legne, un mercato del pesce, uno di carne e una bottega furatola, un alimentari di piccole dimensioni che vendeva a prezzi irrisori zuppe, pesce fritto e pane per la gente comune. Queste attività vennero considerate indecorose e quindi chiuse, con la conseguente perdita dei posti di lavoro.

Il giardino oggi, pur distante dallo splendore di un tempo, si compone di: aiuole razionalmente suddivise, alberi ad alto fusto, file di Pini che proteggono il parco dai venti salmastri, una cancellata in ferro che delimita i confini, una lunga pergola di epoca austriaca — ora inaccessibile — che donava refrigerio a chi vi passava sotto, un piccolo padiglione (confinante con l’antica Zecca) e la Coffee House, in stile neoclassico, confinante con Calle Vallaresso. Le due vasche sul retro dei giardini, un tempo piene di pesci rossi e con l'acqua che vi zampillava dentro, adesso sono desolatamente vuote. Un piccolo ponte levatoio, ancora esistente, collegava il retro del giardino con il palazzo reale ricavato dalle Procuratie Nuove. Fra la flora del giardino si possono ancora contare Olmi, Bagolari, Faggi, Ginkgo, Spinacristi e molte altre specie.

A fine 2014, è stato firmato un atto di concessione per il restauro paesaggistico e storico, la valorizzazione, la manutenzione e la gestione dei Giardini Reali con la Fondazione Venice Gardens Foundation Onlus e a partire dal 2015, si sono avviati degli interventi di recupero degli spazi verdi e restauro del pergolato, del ponte levatoio, dei cancelli e delle cancellate, delle balaustre e degli arredi. Nello specifico, il progetto prevede: una ricerca storica, attenta e un’accurata indagine botanica al fine di comprendere l’evoluzione della forma dei Giardini Reali e la salute della vegetazione, il ripristino storico d’uso e la gestione della Coffee House nel Padiglione del Santi per il caffè, progettato e realizzato nel 1815 dall’architetto Santi, nonché la realizzazione di una nuova serra, finalizzata al ricovero delle piante, delle attrezzature per la manutenzione del giardino e degli impianti tecnici della Coffee House e alle attività culturali e di ricerca, oltre alla manutenzione dell’intera area.  

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Pubblicato: Mercoledì, 22 Luglio 2015 — Aggiornato: Lunedì, 02 Novembre 2015

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