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Punto di refrigerio e riposo vicino a Piazzale Roma, il terminal di collegamento tra Venezia e la Terraferma di più recente costruzione.

L'area verde prende il nome dalla famiglia Papadopoli che nel 1834 — con passione e dedizione — decise di realizzarla, con inesorabile sacrificio dell'attiguo convento di suore clarisse.

L’intenzione di realizzare un’ampia area verde, fu messa in atto negli anni Trenta dell'Ottocento da Teresa Mosconi – moglie del conte Spiridione Papadopoli – che al tempo, insieme al marito, subentrarono alla famiglia Quadri.

Per poter concretizzare i desideri dei coniugi Papadopoli, si dovette abbattere il monastero intitolato a Santa Croce — che diede il nome all’intero sestiere — uno dei più antichi di Venezia; oggi, in ricordo di questo luogo di preghiera, sono presenti due toponimi, Fondamenta della Croce e Fondamenta del Monastero. Nell’Ottocento il giardino occupava 12.000 metri quadrati di terreno ed erano coltivate, tra le altre, ben 955 piante di vite, 399 alberi da frutto e la bellezza di 20.000 gelsi. Venne progettato nel 1834 circa da Francesco Bagnara, scenografo del teatro La Fenice oltre che docente di Paesaggio all’Accademia delle Belle Arti, secondo l’ispirazione romantica, con viali serpeggianti e collinette all’inglese, in aggiunta alle ordinate aiuole geometriche.

Una nuova ideazione del parco avvenne nel 1863 per volere dei successori Nicolò e Angelo Papadopoli e fu incaricato Marco Guignon; furono introdotte piante esotiche e una voliera contenente pappagalli dai mille colori e fagiani argentati. Gli interventi apportati non riguardarono solo il giardino ma anche il palazzo: in questo periodo, infatti, venne costruita la splendida terrazza circolare sul Canal Grande, che durante le giornate limpide permetteva di vedere pure le montagne.

Oggi la dimensione dei giardini è notevolmente ridotta, da 12.000 si è passati a 7.500 metri quadrati e dal 1920 sono aperti liberamente al pubblico. La riduzione dell’area verde fu, in parte, causata dalle deturpazioni della Prima Guerra Mondiale, ma soprattutto, a partire dagli anni Trenta del Novecento, si dovette lasciare posto ad un nuovo terminal di collegamento tra Venezia e la Terraferma, che si aggiunse alla Stazione Ferroviaria. A questo, contribuì anche la necessità di lasciare degli spazi da destinare a strutture alberghiere. Fiancheggiano Piazzale Roma, sono presenti ancora due piccole aree verdi, della dimensione di una grande aiuola, che recentemente hanno subito una modificazione. 

L’attuale metratura del parco vede la presenza preponderante di Bagolari, Olmi, Sofore, Tassi, Tigli, Aceri oltre a due Gingko, alcuni esemplari di Spino di Giuda e una  Quercia; nel sottobosco, invece, si trovano arbusti di Alloro, Eponimo, Aucuba, Viburni e Ruscus Hypoglossum. La parte più bassa del giardino è collegata a quella più alta, dove si incontra la terrazza del castelletto, attraverso un ponticello in mattoni che rappresenta uno dei pochi elementi superstiti risalenti all’Ottocento. Tra le bancarelle lungo la camminata, si possono scorgere dei Lecci e un’antica fontanella che probabilmente in passato era di un ninfeo o di una scogliera. Nel cuore del parco è visibile la statua di Pietro Paleocapa, scienziato e politico italiano che a Venezia si occupò principalmente del settore idrualico e studiò progetti nel settore delle ferrovie, dei trafori e dei canali navigabili, contribuendo significativamente alla costruzione di molte infrastrutture essenziali.

Nel 1970, all’interno di un più ampio progetto di ristrutturazione dell’albergo, venne realizzato un Giardino d’Inverno opera di Pietro Porcinai, architetto paesaggista; il luogo è stato recentemente riportato all’antico splendore, mantenendo inalterate le innovazioni dell’epoca, con piante esotiche e tropicali, illuminazione con lampade che riproducevano la luce solare e l’arredo vegetale, tutti elementi che intendono il giardino come “luogo dell’anima” e oasi di pace.

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Pubblicato: Martedì, 11 Agosto 2015 — Aggiornato: Martedì, 25 Agosto 2015